Ostia, Enzo Salvi e il dolore per i lidi chiusi: “Il mare di Roma resta casa”

Enzo Salvi racconta Ostia, l’estate difficile dei lidi chiusi, i ricordi del Lido e il legame con il Mare di Roma
Di Lina Gelsi
Enzo Salvi con il suo cane
Enzo Salvi con il suo cane

Enzo Salvi guarda Ostia con l’affetto di chi non ha mai smesso di sentirla casa e con l’amarezza di chi, alla vigilia dell’estate, vede troppi stabilimenti ancora chiusi. L’attore romano, nato sul litorale nel 1963 e reso popolare anche dal personaggio di “er Cipolla”, racconta in una intervista al Corriere della Sera, il Mare di Roma come luogo dell’infanzia, della famiglia, del cabaret e di una romanità autentica che oggi rischia di restare coperta dai problemi.

Il legame di Enzo Salvi con il Lido e il Mare di Roma

Per Salvi, Ostia non è solo un quartiere affacciato sul Tirreno. È un archivio emotivo, fatto di salsedine, pallone sulla sabbia, tavolate di Ferragosto, gavettoni, cocomero condiviso e giornate lunghe fino al tramonto. Un’immagine semplice, quasi popolare nel senso più nobile del termine, che restituisce il volto di un litorale vissuto da generazioni di romani come seconda casa.

Il racconto dell’attore parte da lontano. Suo padre era nato nel 1936, lui nel 1963. Ostia, nella memoria familiare, è un luogo che cresce e si trasforma insieme alle persone che la abitano. Non un fondale da cartolina, ma una parte concreta della vita quotidiana: il bagno, gli amici, il lavoro, le prime esperienze artistiche, le serate estive e quel senso di appartenenza che non si cancella nemmeno quando il territorio cambia volto.

Il personaggio di “er Cipolla”, diventato poi uno dei volti più riconoscibili della comicità popolare, nasce proprio da quell’ambiente. Nasce da una lingua, da un modo di stare in mezzo alla gente, da un’ironia fisica e immediata che Ostia ha saputo alimentare. Prima del cinema e delle fiction, prima dei film di Natale e delle sale piene, c’erano le serate di cabaret con Mariano D’Angelo e il duo “I mamma mia che impressione”. Migliaia di persone a sera, in un’estate che per Salvi significava palco, risate, pubblico e riconoscenza.

Stabilimenti chiusi e stagione balneare difficile: il nodo dell’estate a Ostia

Il presente, però, consegna un’immagine più dura. La stagione balneare si avvicina e molti lidi devono fare i conti con chiusure, provvedimenti legati ad abusi, criticità amministrative e danni provocati dall’erosione. Per un territorio che vive di mare, turismo, ristorazione, lavoro stagionale e mobilità quotidiana da Roma, ogni cancello chiuso pesa più di quanto dica una semplice fotografia del lungomare.

Salvi non nasconde la delusione. Vedere stabilimenti fermi a maggio, quando nel resto d’Italia molti operatori preparano ombrelloni, cabine e servizi per l’arrivo dei bagnanti, è un colpo duro per chi conosce Ostia da dentro. Non riguarda soltanto i turisti della domenica. Riguarda chi ci vive tutto l’anno, chi lavora sul litorale, chi aspetta i mesi caldi per rimettere in moto un’economia fatta di piccole attività, famiglie, personale stagionale, fornitori e servizi.

Ostia paga da anni una somma di problemi: l’immagine pubblica spesso associata alla criminalità, le ferite urbanistiche, la gestione complessa delle concessioni, l’arretramento della costa, il bisogno di rendere il lungomare più accessibile e ordinato. Eppure, nel racconto di Salvi, non c’è rassegnazione. C’è piuttosto la convinzione che il Lido conservi una forza propria, una capacità di rialzarsi quando riesce a riconoscere il proprio valore.

Dai ricordi del Vittoria al pattino che lo aspetta

Il legame familiare dell’attore con Ostia passa anche da uno stabilimento preciso: il Vittoria. Lì andava suo nonno, lì sua madre conobbe suo padre, che faceva il bagnino. Una storia privata che diventa racconto collettivo, perché tanti romani hanno un luogo simile nella propria memoria: una cabina, una passerella di legno, un bar sulla spiaggia, un pattino, un ombrellone riconosciuto anno dopo anno.

Oggi quello stabilimento ha cambiato gestione e nome, diventando “La Vittoria”, ma per Salvi resta un punto fermo. È lì che continua a tornare, è lì che sente ancora il richiamo di casa. Anche quando il lavoro può portarlo altrove, anche quando qualche giornata fuori dal litorale può capitare, Ostia rimane il luogo da cui partire e a cui ritornare.

Questa fedeltà personale assume un valore particolare in una fase in cui molti romani valutano mete alternative per l’estate. La scelta è comprensibile: chi cerca servizi, certezze, spiagge operative e una giornata senza disagi può decidere di spostarsi verso altri tratti di costa. Ma Ostia, proprio ora, ha bisogno di essere raccontata anche per ciò che può ancora offrire: il mare più vicino alla Capitale, la pineta, la passeggiata, la memoria popolare, l’identità di una città sul mare che non può essere ridotta solo ai suoi problemi.

La promozione dell’Ostiamare come segnale di orgoglio

In questo quadro, la promozione dell’Ostiamare in Serie C diventa più di un risultato sportivo. Per Salvi è un momento di gioia capace di restituire entusiasmo a un territorio ferito. Il riferimento a Daniele De Rossi, amico dell’attore e figura legata al recente percorso del club, aggiunge un elemento di orgoglio romano a una notizia che ha riportato sorrisi e attenzione positiva sul Lido.

Il calcio, in questo caso, diventa racconto di appartenenza. Una squadra che sale di categoria può accendere fiducia, riportare famiglie allo stadio, creare occasioni di incontro, far parlare di Ostia per un traguardo e non soltanto per emergenze, sequestri, lidi chiusi o degrado. È un segnale, non la soluzione. Ma i segnali contano, specialmente in un territorio abituato a vivere sotto uno sguardo spesso severo.

Ostia deve ripartire dalla sua identità

Il messaggio di Enzo Salvi è che Ostia merita di essere vissuta e difesa. Non per nostalgia, ma perché conserva una ricchezza reale. Il lungomare, la pineta, la storia degli stabilimenti, la vicinanza con Roma, la cultura popolare, la capacità di generare personaggi, comicità, cinema, sport e memoria sono risorse ancora presenti.

L’estate 2026 rischia di partire in salita, con lidi chiusi e famiglie costrette a ripensare le proprie abitudini. Ma la vicenda di Ostia non può fermarsi ai cancelli abbassati. Serve una stagione di responsabilità, fatta di regole chiare, interventi sulla costa, servizi efficienti e una narrazione capace di restituire al Lido la dignità che gli appartiene.

Salvi lo dice con parole semplici, senza smettere di guardare al mare come a un luogo dell’anima. Ostia gli ha dato infanzia, lavoro, personaggi, pubblico, famiglia e radici. Oggi gli dà anche dolore. Ma il dolore, quando nasce dall’amore, può diventare richiesta di attenzione. Perché il Mare di Roma non è solo una destinazione balneare: è un pezzo della Capitale che chiede di tornare a essere vissuto senza rinunciare alla propria identità.

 
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