Un avvio di stagione con il freno a mano tirato. Il sole di maggio, ad Ostia, ha trovato ombrelloni abbassati e sabbia senza lettini in alcuni tratti storici del litorale. Non è stata la pioggia o il maltempo a tenere a casa i bagnanti, ma una vicenda giuridico-amministrativa che coinvolge quattro stabilimenti tra i più noti del lungomare lidense: «Peppino a Mare», «Mariposa», «Bungalow» e «Bettina». I loro gestori hanno deciso comunque di aprire i cancelli, nonostante un’intimazione ufficiale del Comune a restare chiusi.
Risultato: intervento della Guardia di Finanza e denuncia per occupazione abusiva di suolo demaniale, come prevede il Codice della Navigazione. Un avvio di stagione, quindi, segnato da verbali, sigilli e un’attesa sospesa per capire se e quando quegli stabilimenti potranno riaprire.
Concessioni scadute e vecchie irregolarità mai risolte
Il punto fermo da cui si parte è la scadenza delle concessioni demaniali: 31 dicembre 2024. Da lì, secondo quanto stabilito, tutte le attività balneari avrebbero dovuto entrare in un regime transitorio, in attesa che il Comune avviasse la regolare messa a bando, prevista dopo un’attenta verifica dei titoli edilizi.
Una trentina abbondante di stabilimenti – trentotto per l’esattezza – hanno avuto il via libera temporaneo a proseguire l’attività, pur sapendo che si tratta di una concessione a tempo e sotto osservazione. Ma per i quattro in questione, quel permesso non è arrivato. Le motivazioni sono sia formali che sostanziali: pendenze pregresse, irregolarità edilizie non sanate, e una situazione documentale non compatibile con la proroga temporanea.
Il blitz della Finanza e l’intervento della magistratura
Il primo maggio, le fiamme gialle sono intervenute direttamente sul posto. Il sequestro è avvenuto senza clamori, ma con tutti i crismi della legalità. Le strutture sono state affidate a custodi giudiziari interni – scelta che evita il totale blocco gestionale – ma restano, per il momento, inutilizzabili al pubblico.
Già nelle prossime ore la Procura riceverà la relazione degli investigatori, mentre il giudice dovrà pronunciarsi sulla convalida o meno del provvedimento. Se la convalida arriverà, si andrà avanti fino al possibile dissequestro formale. Se invece il giudice non lo riterrà necessario, allora già dal weekend i chioschi potrebbero tornare a vendere caffè, noleggiare lettini e risuonare della voce delle radio accese a volume basso, come da tradizione balneare.
Ricorsi e nervi tesi: la stagione inizia tra burocrazia e incognite
I gestori non hanno accettato il verdetto del Comune senza reagire: hanno presentato ricorsi amministrativi, confidando che la giustizia amministrativa valuti diversamente la loro posizione. Ma mentre le carte girano tra avvocati e Tar, l’estate si avvicina e i giorni di apertura persi iniziano a pesare.
Il punto di frizione è tutto qui: da un lato la volontà di ripartire e garantire un servizio che, a Ostia, è anche un pezzo di identità locale; dall’altro la rigidità di norme che – complice anche una pressione nazionale sulla gestione delle spiagge e delle concessioni – lasciano poco spazio a soluzioni “di compromesso”.
I titolari degli stabilimenti coinvolti parlano di accanimento, o quanto meno di un atteggiamento poco collaborativo da parte del Comune. Ma dai corridoi del Campidoglio trapela una linea chiara: nessuna deroga per chi ha pendenze in sospeso. Il rischio, spiegano, è quello di trovarsi in contraddizione con i principi di legalità e trasparenza che proprio sul fronte demaniale sono tornati centrali negli ultimi anni.
Ostia e il peso delle regole dopo anni di opacità
Quello che accade oggi è anche il frutto di una lunga stagione in cui, a Ostia, la gestione delle concessioni balneari si è mossa su un crinale spesso sottile, se non proprio incerto. Anni di proroghe automatiche, difficoltà a controllare abusi edilizi, concessioni che si rinnovavano quasi per consuetudine.
Il nuovo corso amministrativo, spinto anche dalle direttive europee sulla concorrenza e la trasparenza, ha impresso un’accelerazione a controlli e revisioni. Ma l’impatto, sul territorio, è forte: si tocca un tessuto economico fatto di famiglie, lavoratori stagionali, fornitori locali, e naturalmente anche clienti affezionati.
Il punto è che la transizione verso un sistema più trasparente ha tempi e metodi che non sempre si conciliano con le dinamiche stagionali del turismo balneare. In mezzo, c’è chi prova a resistere, chi cerca scorciatoie e chi, semplicemente, si ritrova a dover pagare il prezzo di scelte fatte – o non fatte – molti anni prima.