Pagare i monumenti per salvare Roma: il modello Trevi cambia il futuro della Capitale

Dal 1° febbraio ticket ai turisti per Fontana di Trevi e musei minori. Oltre 22 milioni l’anno per manutenzione e decoro urbano
Di Lina Gelsi
Fontana di Trevi transenne inverno foto Fab
Fontana di Trevi transenne inverno foto Fab

Roma apre una fase nuova nella gestione del proprio patrimonio storico e artistico. Dal primo febbraio l’accesso alla Fontana di Trevi per i visitatori non residenti sarà regolato da un biglietto da due euro, con l’obiettivo dichiarato di trasformare uno dei simboli più celebri del mondo in una risorsa stabile per la città. La misura, affiancata dal ritorno a pagamento per cinque musei capitolini finora gratuiti, punta a garantire oltre 22 milioni di euro l’anno da destinare a manutenzione, decoro e conservazione.

Il modello Trevi e la svolta economica di Roma

La Fontana di Trevi, capolavoro tardo barocco progettato da Nicola Salvi, diventa così il perno di un cambio di impostazione che riguarda l’intera Capitale. Trentamila presenze quotidiane significano un flusso costante verso le casse comunali, con entrate calcolate in circa 60 mila euro al giorno solo dal ticket simbolico. Una cifra che, moltiplicata su base annua, assume un peso decisivo nel bilancio culturale.

Smeriglio: protezione e continuità dopo i fondi europei

A spiegare la ratio dell’intervento è l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio. Dopo gli ingenti investimenti legati al Pnrr e al programma Caput Mundi, la città si trova davanti a una domanda inevitabile: come mantenere nel tempo i risultati raggiunti. Le opere di riqualificazione hanno restituito decoro a molte aree di pregio, ma senza una fonte stabile di risorse il rischio è quello di un rapido deterioramento.

Musei capitolini e nuovi equilibri finanziari

Il fondo che nascerà all’interno dei Musei Capitolini raccoglierà gli introiti destinati alla cura del patrimonio monumentale. I residenti romani e metropolitani manterranno agevolazioni e accessi gratuiti, mentre il contributo richiesto ai visitatori esterni diventa una forma di partecipazione diretta alla tutela dei beni comuni.

Turismo come risorsa strategica, non come peso

La scelta del Campidoglio intercetta una realtà evidente: Roma vive su un flusso turistico continuo, destinato a crescere ancora. Puntare su questo “petrolio urbano” consente di evitare nuove pressioni fiscali sui cittadini e di ridurre la dipendenza dai trasferimenti statali. In questo quadro, il ticket non assume i contorni di una tassa punitiva, ma di un contributo di scopo.

Prospettive future e possibili estensioni del sistema

Se i dati confermeranno le attese, il modello Trevi potrebbe diventare replicabile. Si parla già di trasporti pubblici con tariffe differenziate, oppure di accessi regolati in grandi parchi storici. Ogni ipotesi resta subordinata alla tenuta giuridica e politica della misura, che potrebbe finire al centro di ricorsi e dibattiti istituzionali. Una cosa, però, appare chiara: Roma ha scelto di mettere il valore del proprio patrimonio al centro di una strategia economica strutturata.

 
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