La prima edizione del Premio Mutua Centro Lazio ha scelto di rendere omaggio alla memoria di Peppino Tomassi, figura che ha attraversato per decenni la vita economica, culturale, sportiva e associativa di Palestrina. A ritirare idealmente il riconoscimento è stata una storia familiare profondamente intrecciata con quella della città, raccontata dal figlio Sandro Tomassi, che ricostruisce il percorso di un uomo capace di muoversi tra cantieri, istituzioni culturali, sport, credito e tutela del patrimonio senza mai legare la propria attività a un’appartenenza politica.
Pietro Giuseppe Tomassi, per tutti Peppino, era nato nel 1932. Aveva intrapreso studi classici in seminario, ma la morte prematura del padre lo costrinse ancora molto giovane a cambiare strada e a prendere in mano l’impresa di famiglia.
«Papà perse suo padre giovanissimo e rilevò la sua azienda», racconta Sandro Tomassi. Una realtà che aveva già una storia importante alle spalle. Il nonno Giulio disponeva infatti di numerose maestranze e, secondo il racconto familiare, negli anni Trenta partecipò alla costruzione dell’ospedale di Palestrina, portato a termine in appena tre mesi attraverso una organizzazione del lavoro articolata su tre turni quotidiani.
Dai grandi cantieri al rapporto con la Curia e le istituzioni romane
Peppino Tomassi costruì la propria attività seguendo un’impostazione molto precisa: lavorare su commissione e puntare sulla qualità dell’esecuzione, circondandosi di architetti, ingegneri e professionisti di primo piano.
Tra le opere ricordate dalla famiglia figura anche quello che viene considerato uno dei primi edifici di notevole altezza realizzati a Valmontone, ma è soprattutto a Palestrina che la sua attività ha lasciato testimonianze riconoscibili.
Tomassi lavorò a lungo per la Curia vescovile di Palestrina, partecipando alla realizzazione e alla ristrutturazione di edifici che ancora oggi fanno parte del patrimonio religioso e culturale della città. Tra gli interventi ricordati dal figlio ci sono la chiesa della Sacra Famiglia, l’auditorium di Palestrina, il palazzo della Curia vescovile e il Museo Diocesano di Arte Sacra.
La sua attività arrivò anche nel cuore di Roma. Tra i committenti figurano il Collegio Germanico-Ungarico, nell’area di piazza della Pilotta, il Pontificio Istituto Biblico, ambienti legati alla Pontificia Università Gregoriana e la famiglia Barberini a Palazzo Barberini.
Con alcuni esponenti della famiglia Barberini Tomassi mantenne anche rapporti personali che superarono la dimensione professionale.
«Era molto amico di don Augusto e donna Giovanna Barberini», ricorda il figlio.
Lavori di qualità e attenzione al patrimonio storico
Negli anni Peppino Tomassi entrò in relazione con professori universitari, tecnici, architetti e studiosi impegnati nella tutela del patrimonio. Collaborò anche con la Soprintendenza alle Belle Arti, costruendo una rete di rapporti che contribuì ad affiancare alla sua esperienza nell’edilizia una crescente attenzione alla storia e all’archeologia del territorio prenestino.
Sandro Tomassi ricorda, tra gli altri, i rapporti con Sandra Gatti e con il professor Lorenzo Quilici, oltre al confronto continuo con professionisti che accompagnarono anche la preparazione di alcune pubblicazioni firmate negli anni da Peppino Tomassi.
L’impresa, soprattutto tra gli anni Settanta, Ottanta e Novanta, divenne così un riferimento per una committenza molto ampia, composta da istituzioni ecclesiastiche, famiglie, professionisti e personalità della cultura e dello spettacolo.
Ma ridurre Tomassi alla sola dimensione imprenditoriale significherebbe raccontarne soltanto una parte.
Il Palestrina Calcio e gli anni accanto a Dino Viola
Negli anni Settanta e Ottanta Peppino Tomassi fu anche dirigente del Palestrina Calcio, in una fase particolarmente significativa della storia della società.
La squadra arrivò fino alla Serie D, in anni nei quali quella categoria aveva un peso e una dimensione molto diversi rispetto a oggi. Alla presidenza c’era Dino Viola, destinato successivamente a diventare uno dei presidenti più conosciuti della storia della Roma.
Tomassi, ricorda il figlio, fu per diversi anni uno degli uomini più vicini a Viola nell’organizzazione del club prenestino.
Il calcio rappresentava però soltanto uno dei molti ambiti nei quali decise di impegnarsi.
Il Circolo culturale prenestino: da poche centinaia a quasi duemila iscritti
Una parte decisiva della sua vita fu dedicata al Circolo culturale prenestino, che presiedette per circa trent’anni.
Quando ne assunse la guida, racconta Sandro Tomassi, l’associazione contava poco più di duecento iscritti. Negli anni successivi arrivò a coinvolgerne circa 1.500-2.000, diventando uno dei principali punti di aggregazione culturale della città.
La sede delle attività era legata anche agli spazi di Palazzo Barberini, dove furono organizzati incontri, conferenze, presentazioni e manifestazioni.
Il figlio conserva un ricordo particolare di uno degli appuntamenti più prestigiosi ospitati a Palestrina: il concerto di Ennio Morricone nel prato di Palazzo Barberini.
«La mia famiglia era sul balconcino della Sala della Trifola a godersi il concerto», racconta Sandro Tomassi, richiamando un’immagine privata che restituisce anche la dimensione di una stagione culturale molto intensa vissuta dalla città.
Decine di libri dedicati alla storia di Palestrina
L’attività culturale di Tomassi non si limitò all’organizzazione degli eventi, nel corso di circa trent’anni il circolo contribuì alla pubblicazione di una cinquantina di volumi, mentre numerose opere furono scritte direttamente dallo stesso Peppino Tomassi.
Il suo interesse si concentrò soprattutto sulla storia locale, sul patrimonio artistico e archeologico e sulla memoria di Palestrina, maturando attraverso il confronto con studiosi, archeologi, architetti e docenti universitari.
Quella passione contribuì a costruire una seconda identità pubblica accanto a quella dell’imprenditore: Tomassi divenne uno dei protagonisti della conservazione e della divulgazione della memoria prenestina.
Nove anni da vicepresidente in banca
Negli anni Novanta arrivò anche l’esperienza nel mondo bancario, Peppino Tomassi ricoprì per tre mandati, complessivamente nove anni, l’incarico di vicepresidente. Secondo il ricordo del figlio, nelle consultazioni ottenne ripetutamente un numero molto elevato di preferenze.
Un consenso che Sandro Tomassi legge come conseguenza del rapporto diretto costruito dal padre con la comunità nel corso di molti decenni.
«Si è sempre fatto volere bene», racconta, senza trasformarne la memoria in un ritratto privo di contrasti. «Aveva anche tanti nemici, naturalmente».
Un passaggio che restituisce forse meglio di molti altri il carattere di Peppino Tomassi: uomo molto presente nella vita cittadina, capace di prendere posizione e di costruire rapporti in ambienti diversi.
«Era fuori dalla politica e prendeva il meglio dalle persone»
C’è infine un elemento che il figlio considera particolarmente significativo. Peppino Tomassi scelse di non legare la propria attività pubblica a una precisa appartenenza politica.
«È stato sempre fuori dalla politica e attingeva da tutte le teste pensanti e dalle cose buone», spiega Sandro Tomassi.
Un modo di fare che gli consentì di dialogare con amministratori, professionisti, uomini di cultura, rappresentanti della Chiesa e personalità provenienti da esperienze differenti.
Il riconoscimento assegnato nella prima edizione del Premio Mutua Centro Lazio alla sua memoria riporta oggi in primo piano proprio questa dimensione: non soltanto l’imprenditore che ha costruito e restaurato edifici importanti, ma un uomo che ha investito una parte consistente della propria vita nella crescita culturale e civile di Palestrina.
Per chi lo ha conosciuto restano i cantieri, gli edifici, le pubblicazioni, le stagioni del Palestrina Calcio e le iniziative del Circolo culturale prenestino. Per la città rimane soprattutto il segno lasciato da una presenza durata decenni, dentro una comunità con la quale Peppino Tomassi mantenne fino alla fine un rapporto intenso e personale.
Sandro Tomassi ritira il Premio alla memoria del padre
