Il 33° Palio delle Contrade di Artena si è concluso domenica scorsa con la vittoria della Contrada Via Giulianello. Nei giorni della manifestazione, però, si è verificato anche un episodio sul quale emergono ora due ricostruzioni nettamente differenti.
Nell’articolo pubblicato il 6 agosto scorso è stata riportata la notizia che, durante i servizi di ordine pubblico, i Carabinieri della Stazione locale e gli agenti del Commissariato della Polizia di Stato hanno deferito in stato di libertà due giovani: una ragazza di 18 anni e un minorenne.
Le accuse contestate riguardano i reati di oltraggio, resistenza e minacce a pubblico ufficiale. In base alla prima ricostruzione degli inquirenti, i due ragazzi avrebbero manifestato comportamenti aggressivi all’interno dell’area della manifestazione, in un presunto stato di alterazione dovuto all’assunzione di alcolici.
Nei confronti di entrambi è stato inoltre adottato il DACUR, il cosiddetto Daspo urbano, con il divieto di accesso alle manifestazioni pubbliche sul territorio. Per il minorenne è stato disposto l’affidamento ai genitori.
La replica della famiglia: «Nessuna ubriachezza, chiediamo chiarezza»
La ricostruzione dell’episodio viene però fermamente contestata dal padre del minorenne coinvolto, che ha chiesto il diritto di replica per chiarire la posizione del figlio.
«I fatti non si sono svolti come riportato nell’articolo – dichiara il genitore –. Mio figlio non era ubriaco. In quel momento erano presenti molti suoi amici e altri ragazzi con la classica bottiglia da dividere. All’intervento della sicurezza privata i giovani hanno fatto presente che non stavano facendo nulla di male. Poi sono intervenuti Carabinieri e Polizia. Mio figlio ha soltanto cercato di far valere i propri diritti nel momento in cui le forze dell’ordine hanno proceduto alla sua identificazione».
Una versione, dunque, che contesta in maniera esplicita sia il presunto stato di alterazione sia l’interpretazione del comportamento tenuto dal ragazzo durante l’intervento delle forze dell’ordine.
Il padre del ragazzo: «Gli ho sempre insegnato il rispetto delle regole»
Il genitore difende fermamente anche l’impianto educativo della propria famiglia, respingendo qualsiasi interpretazione che possa far pensare a disinteresse o mancanza di attenzione nei confronti del comportamento del figlio.
«Ho ascoltato con attenzione il racconto di mio figlio. Se avessi riscontrato un suo errore reale e un comportamento inidoneo, sarei stato il primo, sin da subito, a intervenire con fermezza per dargli una lezione. Gli ho sempre insegnato il rispetto delle regole e dei diritti, ma anche la consapevolezza dei propri doveri. I giovani vogliono divertirsi, talvolta a modo loro, ma i genitori non sono tutti uguali e non si può generalizzare colpevolizzando le famiglie».
Parole con cui il padre chiede che la vicenda venga valutata sulla base dei fatti effettivamente accaduti e degli elementi che potranno essere raccolti nel corso degli accertamenti.
Due versioni differenti, la dinamica resta da accertare
A fronte delle due ricostruzioni nettamente contrastanti, l’esatta dinamica di quanto accaduto nell’area del Palio resta dunque al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Saranno gli sviluppi degli accertamenti, le eventuali immagini di videosorveglianza disponibili e le testimonianze dirette a contribuire alla ricostruzione dell’episodio e alla valutazione delle singole condotte.
La denuncia, naturalmente, non equivale a una condanna. Come stabilisce l’articolo 27 della Costituzione italiana, l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Sarà quindi il percorso giudiziario, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge, a stabilire eventuali responsabilità.
Nota di rettifica e trasparenza: Questo articolo è stato aggiornato rispetto a una precedente versione. Il testo è stato integrato con la replica della famiglia del minore coinvolto, in conformità con l’Art. 8 della Legge sulla Stampa (L. 47/1948) e con il principio deontologico del contraddittorio.
Roberto Spaziani
