Sembra incredibile come un piccolo dettaglio possa creare tanto clamore. È successo a Nicola Zingaretti, ex Presidente della Regione, che dopo aver ottenuto un seggio al Parlamento Europeo lo scorso 9 giugno 2024, si trova ora in una sorta di tempesta mediatica a causa di un banalissimo errore di digitazione.
La questione riguarda una PEC: lo staff di Zingaretti avrebbe inoltrato il rendiconto delle spese e dei contributi relativi alla campagna elettorale al Collegio regionale di garanzia di Roma, ma con un errore nell’indirizzo di destinatario. Secondo quanto riportato da Il Fatto quotidiano, quest’errore potrebbe costare caro, portando all’annullamento dell’elezione di Zingaretti. Tuttavia, lo staff è corso ai ripari inviando una nuova PEC corretta, assicurando che tutto è stato sistemato entro i termini previsti.
Il regolamento è chiaro: i documenti dovevano arrivare entro 90 giorni dalla proclamazione degli eletti, e su questo punto lo staff di Zingaretti sembra fermo. Anche la PEC destinata alla Camera è stata regolarmente inviata. “Non è previsto l’annullamento, solo una sanzione pecuniaria”, riferisce il team dell’ex presidente, sottolineando che molto probabilmente l’episodio si chiuderà con una multa di 25 mila euro e non con un’uscita di scena politica.
Nella medesima situazione si troverebbero anche altri candidati noti come Susanna Ceccardi, Salvatore De Meo e Carlo Ciccioli, tutti al centro di verifiche del Collegio di garanzia elettorale presso la Corte di Appello di Roma. Secondo Il Fatto quotidiano, infatti, il Collegio ha avviato procedure di contestazione per numerosi altri candidati le cui rendicontazioni sembrano essere assenti o incomplete.