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10 Luglio 2020

Pubblicato il

Pensioni di reversibilità: il patronato Labor fa chiarezza

di Redazione

Dal punto di vista pensionistico il 2020 si è aperto tra le polemiche in merito ai numeri percentuali legati alla reversibilità

Dal punto di vista pensionistico il 2020 si è aperto tra le polemiche in merito ai numeri percentuali legati alla reversibilità. Un tema sempre molto sentito dalla popolazione e che, a livello politico, diventa terreno di scontro o botta e risposta. A cercare di fare un po’ di chiarezza ci ha pensato Carmela Tiso, presidente del patronato Labor, con una rete di centinaia di sedi in tutta Italia, promosso e sostenuto dalla Confeuro, la Confederazione degli agricoltori europei e del mondo. “La riduzione delle pensioni dei superstiti ci sarà anche nel 2020. Così come nel 2019 e in tutti gli anni passati, a partire dal 1996, da quando cioè esiste la pensione di reversibilità, introdotta con la riforma Dini del 1995”, spiega la Tiso. Che poi ricorda come siano stati numerosi i cittadini che si sono rivolti al “nostro patronato, chiedendo delucidazioni sulle pensioni di reversibilità. Le fake news e polemiche di queste settimane non hanno fatto altro che ingenerare confusione nelle teste dei percettori italiani.

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La pensione di reversibilità, infatti, ha sempre avuto un taglio percentuale nel caso in cui la persona superstite percepisce altro reddito con decurtazioni percentuali che variano dal 25% al 50% dell’importo pensionistico spettante. Ma questa situazione sostanzialmente c’è sempre stata, dunque alcune dichiarazioni di queste settimane risultano prive di fondamento, visto e considerato che i tagli non avverranno sic et simpliciter nel 2020”. Inoltre, come ogni anno, la circolare dell’Inps, in fase di perequazione delle pensioni, non fa altro che ristabilire i limiti di reddito in cui scattano i tagli degli importi di reversibilità ai superstiti: “Le decurtazioni sono sempre esistite da quando è legiferato questo strumento normativo – puntualizzano ancora da Labor -. Alla luce di tutto questo, dunque, ci auguriamo maggior buonsenso istituzionale al fine di non confondere ulteriormente la comunità su una materia, quella fiscale e pensionistica, già di per sé complessa e di difficile comprensione”.

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