Pensioni di reversibilità: il patronato Labor fa chiarezza

Dal punto di vista pensionistico il 2020 si è aperto tra le polemiche in merito ai numeri percentuali legati alla reversibilità

Dal punto di vista pensionistico il 2020 si è aperto tra le polemiche in merito ai numeri percentuali legati alla reversibilità. Un tema sempre molto sentito dalla popolazione e che, a livello politico, diventa terreno di scontro o botta e risposta. A cercare di fare un po’ di chiarezza ci ha pensato Carmela Tiso, presidente del patronato Labor, con una rete di centinaia di sedi in tutta Italia, promosso e sostenuto dalla Confeuro, la Confederazione degli agricoltori europei e del mondo. “La riduzione delle pensioni dei superstiti ci sarà anche nel 2020. Così come nel 2019 e in tutti gli anni passati, a partire dal 1996, da quando cioè esiste la pensione di reversibilità, introdotta con la riforma Dini del 1995”, spiega la Tiso. Che poi ricorda come siano stati numerosi i cittadini che si sono rivolti al “nostro patronato, chiedendo delucidazioni sulle pensioni di reversibilità. Le fake news e polemiche di queste settimane non hanno fatto altro che ingenerare confusione nelle teste dei percettori italiani.

La pensione di reversibilità, infatti, ha sempre avuto un taglio percentuale nel caso in cui la persona superstite percepisce altro reddito con decurtazioni percentuali che variano dal 25% al 50% dell’importo pensionistico spettante. Ma questa situazione sostanzialmente c’è sempre stata, dunque alcune dichiarazioni di queste settimane risultano prive di fondamento, visto e considerato che i tagli non avverranno sic et simpliciter nel 2020”. Inoltre, come ogni anno, la circolare dell’Inps, in fase di perequazione delle pensioni, non fa altro che ristabilire i limiti di reddito in cui scattano i tagli degli importi di reversibilità ai superstiti: “Le decurtazioni sono sempre esistite da quando è legiferato questo strumento normativo – puntualizzano ancora da Labor -. Alla luce di tutto questo, dunque, ci auguriamo maggior buonsenso istituzionale al fine di non confondere ulteriormente la comunità su una materia, quella fiscale e pensionistica, già di per sé complessa e di difficile comprensione”.

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