Din Don Dan

Pentecoste: il Padre vi darà un altro Paraclito

Se mi amate (v. 15)

Per due volte, in questo brano (Gv. 14, 15-16; 23-26), Gesù interpella i discepoli a proposito dell’amore verso di lui. Egli pone in relazione questo amore con l’osservanza dei suoi comandamenti e della sua parola. Gesù è la Parola: egli è l’inviato del Padre, il Logos (la Parola) incarnato, pieno di grazia e di verità, venuto in mezzo a noi per condurre a Dio, per farlo conoscere.

Osservare i suoi insegnamenti, la sua Parola, significa entrare in una relazione vitale con lui. Il discepolo che ama, sceglie di conoscere e seguire Gesù nella totalità della sua rivelazione, poiché tutta la vita di lui è manifestazione della gloria che viene da Dio. Anche sulla croce, che per l’evangelista Giovanni è l’inizio del suo “innalzamento”, ovvero del suo ritorno al Padre.

Tutta la vicenda di Gesù, parole e segni, è dunque via che conduce al Padre; Gesù è la Parola di Dio che ciascun discepolo è chiamato ad accogliere nella piena adesione della propria vita a lui, come comunione d’amore.

Noi verremo a lui (v. 23)

Il discepolato dell’amore è il luogo della comunione con Gesù e con il Padre che lo ha inviato, poiché Gesù e il Padre sono una cosa sola. Ancor di più, qui è detto che chi ama Gesù, chi osserva la sua Parola, sarà oggetto dell’amore del Padre e diverrà abitazione del Figlio con il Padre.

La mediazione di Gesù è totale: attraverso la comunione d’amore con Gesù, il discepolo viene inserito nella relazione d’amore con il Padre, da cui tutto ha origine. Inoltre, in Gesù, Dio ha rivelato sé stesso al mondo in quanto Padre: Gesù compie le opere del Padre e coloro che le riconoscono come provenienti da Dio amano la luce e sono nella verità.

I discepoli sono come pecore di un gregge che il Padre stesso ha dato a Gesù “e nessuno può strapparle dalla mano del Padre” perché gli appartengono fin dal principio. Inoltre, Gesù estende la sua missione ai suoi, in un prolungamento dell’invio del Padre verso i membri della sua famiglia, i discepoli: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”.

Nel suo nome, essi hanno accesso a un rapporto privilegiato con Dio: “se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà”. Infine, il desiderio espresso da Gesù è per l’unità: l’unione dei discepoli è il riflesso più autentico della relazione tra il Padre e il Figlio, in cui anche i credenti sono inseriti, formando una comunione d’amore che è l’essenza stessa della divinità.

Lo Spirito santo…vi insegnerà ogni cosa” (v. 26)

Non solo il Padre e il Figlio: in questa comunione d’amore per la vita degli uomini, entra in gioco anche “un altro Paraclito” (v. 16). Egli viene a prendere il posto di Gesù che sta per tornare nel seno del Padre, dove, nella sua preesistenza, era fin dal principio. Al “principio” del Logos (la Parola), si sostituisce il “per sempre” dello Spirito Santo: il suo posto sarà, d’ora in avanti, accanto ai discepoli, con loro e in loro.

Lo Spirito Santo “vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (v. 26). Egli dunque è strettamente legato all’agire di Gesù. Infatti, viene per richiamare alla memoria quanto il Signore ha detto ai suoi, ovvero quella completezza di rivelazione che la sua stessa esistenza ha significato.

I discepoli hanno ascoltato, visto, toccato Gesù, ma solo per opera dello Spirito essi hanno potuto riconoscere in lui il Verbo della vita. La sua mediazione viene a completare e attuare l’opera del Figlio: solo ricordando attraverso la luce soprannaturale dello Spirito di Dio, essi possono comprendere il significato trascendente ed eterno delle sue parole e dei segni da lui compiuti; in questo senso si può dire che lo Spirito “vi insegnerà ogni cosa”. Lo Spirito Santo continuerà a ricordare e a insegnare, fintanto che la comunità dei discepoli di Gesù sarà in cammino nella storia.

Infine, concludiamo con uno sguardo trinitario, che è lo sguardo del discepolo amato, l’evangelista Giovanni, il quale così sintetizza: “Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome” (v. 26). L’unità dei tre, nella distinzione dell’azione e delle persone divine, appare qui evidente: il Padre invia, il Figlio fatto uomo è nome e volto visibile e tangibile del Dio-amore, che lo Spirito Santo viene a disvelare in noi e per noi. Così la Pentecoste ci conduce verso il centro del mistero della salvezza, che è il cuore della Trinità, non come realtà divina distante e inaccessibile, ma come amore manifestato nel Figlio e reso presente in noi attraverso l’azione dello Spirito Santo, che ci attira verso l’unità.

Vieni, Spirito Santo, a ridestare la nostra fede. Strappaci dalle paure, dai sospetti e dai pregiudizi che paralizzano la nostra esistenza, e suscita in noi un coraggio nuovo. Liberaci da tanti pesi inutili, che appesantiscono il nostro andare. Così potremo seguire Gesù, il Signore crocifisso e risorto, e affrontare le prove quotidiane, confidando nella tua presenza, perché tu sei il consolatore e il difensore, colui che resta accanto a noi nei momenti difficili per sostenerci.

Donaci un cuore limpido perché possiamo aderire alla verità e cogliere la realtà profonda delle cose e degli avvenimenti. Accendi in noi il fuoco del desiderio perché non venga meno la nostra ricerca del Dio vivente. Rallegraci con la varietà e la ricchezza di tanti testimoni, che percorrono con noi le strade della storia. Fa di noi una comunità docile alla parola di Gesù, rispettosa dei cammini personali di ognuno, pronta a vivere nella libertà le proprie scelte.

Il Capocordata.

Bibliografia consultata: Mino, 2022; Laurita, 2022.