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01 Dicembre 2020

Pubblicato il

Per la prossima maturità tema su Pennacchi

di Redazione

Annalisa Terranova fa il tifo per un tema su Antonio Pennacchi al prossimo esame di maturità

Non aveva torto quel tizio che ha scritto su twitter che Claudio Magris è diventato famoso solo grazie alla maturità 2013 e grazie ai tanti studenti che ha fatto bestemmiare. Gli studenti di Magris non sanno nulla, e questo è un fatto. Gli amici di mio figlio impegnati nell’esame di maturità confermano. Quasi tutti hanno fatto il tema sull’omicidio politico. Ne ricavo che la storia, per loro, è un bene-rifugio, perché almeno hanno una griglia per interpretarla, cioè i tanto discussi manuali scolastici. La letteratura, invece, soprattutto se ti è ignota, è un viaggio su terreni sconosciuti.

E alla maturità, forse, i diciottenni non vogliono dimostrare di essere colti e informati ma vogliono conferme rispetto a un curriculum di studi sperimentato e digerito. Ne ricavo pure che parlarne con i diciottenni è più istruttivo che parlarne tra quaranta-cinquantenni, il cui bagaglio di saperi è del tutto differente, così come la visione dell’esame di maturità, che per loro è il primo esame importante, per noi è la memoria del primo esame importante.

Vedo poi, dai giornali, che l’esercizio del commento al tema di maturità è un vezzo giornalistico radicato e che le tracce vengono giudicate buone o superficiali o scontate o avveniristiche a seconda di ciò che dicono opinionisti che non stanno da decenni tra i banchi. E però hanno anche ragione questi opinionisti, perché le tracce scelte sono un riflesso, un segno, di come si evolve la mentalità contemporanea.

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E nel caso specifico questi segni ci dicono di una tendenza ad andare al di là dei codici esegetici dei manuali (anche se Magris in alcune antologie ci sta, e ci sta da tempo) mettendo alla prova la capacità di chi fa il tema di allontanarsi dalla didattica convenzionale per dimostrare quanto gli studenti siano figli del loro tempo.

Gli amici di mio figlio direbbero che queste sono solo “cazzate”. Per loro l’universo della maturità è tutto racchiuso nella polarità “facile-difficile”. E le tracce, hanno ragione loro, erano difficili. Viene anche in mente la polemica innescata dall’ex ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer che voleva valorizzare il Novecento, e forse aveva ragione, a dispetto di tanti censori, anche e soprattutto di destra, che videro nella sua proposta il tentativo di perpetuare l’egemonia culturale marxista. Ma non siamo più nel Novecento. E se contemporaneità dev’essere, allora speriamo che l’anno prossimo scelgano come autore del tema di italiano Antonio Pennacchi (anche lui Premio Strega come Magris) non solo perché il suo libro Canale Mussolini è bello ma perché si presta a tante interpretazioni che meritano di essere valutate come prova di maturità.

Perché lì non c’è solo revisionismo storiografico (come in un “semplice” tema sulle foibe), lì c’è un soggetto corale che fabbrica storia e civiltà, ci sono pagine ignorate (altro che il delitto Moro… del quale ancora sappiamo troppo poco), c’è uno stile di scrittura personalissimo, c’è l’idea di fondo che gli “umili”, con la loro fatica e la loro tenacia, vincono su un destino avverso, c’è il coraggio degli italiani, c’è l’elemento primigenio dell’acqua che si ritira dinanzi al dominio dell’homo faber. Prima o poi accadrà, e leggeremo altri commenti e altri editoriali e gli studenti si lamenteranno e malediranno.

E intanto la maturità continuerà a ripetersi come rito identitco a se stesso, in cui ciascuno mette la sua ossessione del momento, in cui ciascuno porta la sua dose di originalità perché resti nell’album dei ricordi il carattere speciale dell’evento. Io, da fascistella presuntuosa, volli sfidare la docente di italiano della commissione che a tutti faceva come ultima domanda: “Chi è l’autore del cattivo gusto, del superomismo pacchiano, che diceva di avere letto Nietzsche e invece pensava a farsi mantenere dalle donne?”. E tutti rispondevano compiacendola: “Gabriele D’Annunzio”. E io le portai invece una tesina proprio su D’Annunzio e tenni il punto durante il colloquio orale sostenendo che era il mio autore preferito. Così, per farle dispetto. E quella fu la mia prova. Con i miei compagni di classe tutti dietro a fare il tifo, a guardare come se la sarebbe cavata la “fascistella” che non capivano e che poco apprezzavano.

Io mi ricordo di questo. Il resto è stato tutto inghiottito. Anche l’autore che scelsero quell’anno (1981) per il tema. Perché ognuno si crede e si giudica maturo quando si misura nel proprio Campo di Marte immaginario.

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