Piccola Londra al Flaminio, l’angolo British di Roma che racconta la città di Nathan

Piccola Londra al Flaminio, via privata in stile british: storia, fascino e futuro di un angolo unico di Roma che resiste da oltre un secolo
Di Fabio Vergovich
Piccola Londra a Roma, foto Roma Capitale
Piccola Londra a Roma, foto Roma Capitale

Roma sa ancora sorprendere anche nei suoi dettagli più minuti. Nel Flaminio, a pochi passi da via Flaminia e da viale del Vignola, esiste un tratto urbano che sembra appartenere a un’altra capitale: è via Bernardo Celentano, la “Piccola Londra”, strada privata e pedonale, lunga meno di 200 metri, conosciuta per i suoi villini in stile british, i cancelli in ferro, i portoni in legno, i giardini raccolti e un’atmosfera sospesa che da oltre un secolo continua a difendere la propria identità.

Roma Capitale la descrive come un frammento urbanistico fuori dal tempo, mentre Turismo Roma la indica come una delle immagini più singolari del quartiere Flaminio.

La Piccola Londra di Roma e la visione urbanistica del primo Novecento

La storia di questa strada non è un semplice episodio curioso, ma rimanda a una precisa idea di città. La Piccola Londra nasce infatti nel 1910, nel clima di rinnovamento avviato dall’amministrazione di Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1913, che aveva sostenuto il Piano Regolatore del 1909 per accompagnare la crescita della capitale fuori dal perimetro storico e avvicinarla ai modelli europei più moderni.

Secondo Turismo Roma, quel piano prevedeva tipologie edilizie differenti, dai fabbricati più densi ai villini di due piani con giardino, in una logica urbana più ordinata, più vivibile e meno piegata alla sola rendita immobiliare.

In questo quadro si inserisce l’intervento di Quadrio Ferruccio Pirani, progettista di primo piano nella Roma dei primi decenni del Novecento. A lui si deve la realizzazione di questo piccolo esperimento anglo-italiano: 26 villini liberty destinati in origine a funzionari di alto livello dell’amministrazione pubblica, caratterizzati da un linguaggio architettonico lontano dalla monumentalità più romana e vicino invece a un’idea domestica, ordinata, quasi raccolta, di abitare.

Roma Capitale sottolinea che il progetto rimase un caso isolato in città, pur inserendosi nello stesso orizzonte culturale che Pirani avrebbe espresso anche in altri interventi importanti, come San Saba.

Via Bernardo Celentano, un patrimonio urbano rimasto intatto

A rendere speciale la Piccola Londra non è solo l’origine storica, ma la sua tenuta nel tempo. La strada, pavimentata a sampietrini e chiusa al traffico, conserva facciate color pastello, scalette in pietra, fregi liberty, decorazioni Art Nouveau e piccoli giardini privati che producono un effetto di continuità visiva raro nel tessuto romano.

Non è un fondale costruito per attirare visitatori: è un organismo abitato, ancora vivo, che ha mantenuto l’impronta iniziale pur essendo oggi incastonato in un quadrante profondamente cambiato. Quando queste case furono costruite, ricorda il materiale diffuso dal circuito istituzionale romano, intorno c’erano prati, il Tevere e pochi edifici; adesso lo scenario è quello di un quartiere denso, ricco di funzioni culturali e urbane.

Questo contrasto spiega perché la Piccola Londra venga percepita come un’eccezione preziosa. Da un lato resiste come memoria concreta della Roma che voleva crescere “a misura d’uomo”; dall’altro vive nel cuore di una delle aree più dinamiche della capitale, a poca distanza da luoghi simbolo della Roma contemporanea come il Ponte della Musica, il MAXXI e l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, richiamati da Turismo Roma e da Roma Capitale nel racconto del Flaminio di oggi.

Il nodo dell’accesso e la tutela della quiete dei residenti

Il fascino della strada ha naturalmente alimentato curiosità, passaggi, fotografie e riprese. Roma Capitale ricorda che all’ingresso campeggia il cartello “vietato l’accesso agli estranei”, segno chiaro della volontà dei residenti di tutelare la natura privata del luogo e quella quiete che da sempre costituisce una parte essenziale della sua identità. È un punto delicato, perché la Piccola Londra è insieme bene percepito come collettivo nella memoria cittadina e spazio concretamente abitato da persone che chiedono rispetto.

Negli anni la via è diventata una meta ricercata da appassionati di architettura, curiosi, turisti e creatori di contenuti; Turismo Roma segnala inoltre il suo frequente utilizzo come set per spot pubblicitari, video musicali e riprese cinematografiche. Questa esposizione accresce la notorietà del luogo, ma rende anche più evidente il bisogno di equilibrio: valorizzare sì, trasformare no. Perché la Piccola Londra perde gran parte del suo senso nel momento in cui smette di essere un angolo reale della città e diventa soltanto un’immagine da consumare.

Flaminio, rigenerazione e memoria nello stesso paesaggio

La forza della Piccola Londra sta forse proprio qui: dimostra che il rinnovamento urbano non coincide sempre con la sostituzione. Il Flaminio, oggi legato alla sperimentazione architettonica, culturale e museale, porta ancora dentro di sé nuclei che raccontano la lunga durata della città e la qualità di alcune intuizioni del primo Novecento. La strada di via Bernardo Celentano non è solo una curiosità “british” dentro Roma, ma un documento urbano ancora leggibile, capace di parlare di politica municipale, di edilizia, di qualità dell’abitare e di rapporto con lo spazio pubblico.

Per questo la Piccola Londra merita attenzione non come semplice cartolina, ma come parte di un discorso più ampio sul patrimonio diffuso della capitale. In una città che spesso fatica a custodire le sue forme intermedie, quei villini bassi, quei cancelli, quella strada privata lunga meno di 200 metri ricordano che Roma non è fatta soltanto di grandi monumenti. Esiste anche una Roma minuta, laterale, silenziosa, e proprio per questo capace di raccontare molto del suo passato e del suo possibile futuro.

 
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