Sarajevo colpita ancora: “Turisti della guerra”, “Cecchini del weekend”, “Safari di Sarajevo”

Tutte le guerre sono volgari, tuttavia, l’assurdità, la ferocia e volgarità della guerra in Bosnia ed Erzegovina sono state senza fine
Di Redazione
Sarajevo maggio 1996, Di Quasimodogeniti - Opera propria, CC BY 3.0, httpscommons.wikimedia.org
Sarajevo maggio 1996, Di Quasimodogeniti - Opera propria, CC BY 3.0, httpscommons.wikimedia.org

Ho visto la trasmissione di RAI 3 “Presa Diretta”, andata in onda lo scorso 15 marzo, che parlava di “Safari di Sarajevo”. Di solito non riesco ed evito di guardare scene e filmati che riguardano la guerra, perché una l’ho vissuta – cioè la guerra in Bosnia ed Erzegovina del 1992-1995 – ed è stata una guerra di un’assurdità, un’atrocità e una volgarità immani. Tutte le guerre sono volgari, come dice il grande Roberto Benigni. Tuttavia, l’assurdità, la ferocia e volgarità della guerra in Bosnia ed Erzegovina sono state senza fine.

Senza fine perché proprio ultimamente si stanno aggiungendo ulteriori parole terrificanti e pagine nere alla Bosnia ed Erzegovina:weekend di guerra” o “safari a Sarajevo” o “cecchini del weekend”. Questo atto vile e raccapricciante, chiamatelo come voleteriguarda una drammatica e macabra pagina della guerra in Bosnia, emersa recentemente nelle cronache italiane ed europee. Secondo numerose inchieste e testimonianze, alcuni occidentali (inclusi italiani) pagavano per andare sulle colline attorno alla città assediata e sparare sui civili, spesso partendo da Trieste il venerdì e tornando la domenica.

Sono notizie che si sentono da un po’, la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta sui “cecchini del weekend”, con il sospetto che ci siano degli italiani coinvolti tra coloro che pagavano per sparare sui civili.

Per averne un’idea suggerisco la visione di “Un colpo al cuore”, un film drammatico del 1998 ambientato durante la guerra civile in Jugoslavia, il film narra la tragica storia di due amici d’infanzia costretti a scontrarsi su fronti opposti.

La speranza è che tutta la verità emerga e di non far cadere nell’oblio tutto ciò che è successo così vicino all’Italia; basta infatti attraversare l’Adriatico o prendere un volo da Roma che dura poco più di un’ora e si è a Sarajevo.

Parlando, invece, dell’assurdità (ciò che è contrario alla ragione, alla logica o al buon senso, una follia), quindi di ciò che è contrario della logica, c’è da dire che la Bosnia ed Erzegovina è il Paese che tanti suoi cittadini descrivono dicendo: “La Bosnia ed Erzegovina comincia dove finisce la logica”. Ciò riflette l’anima di una terra inafferrabile, dalla bellezza feroce e struggente. E gli stessi cittadini la descrivono anche come: “Bosna, rosna, ponosna, prkosna”, che significa rugiadosa, orgogliosa, capricciosa.

È affascinante e il suo fascino è dovuto dall’essere come un incrocio, un cuscinetto tra Oriente e Occidente, dove da secoli culture e religioni differenti si incontrano, confrontano e intrecciano. Basti fare una passeggiata nel centro storico di Sarajevo per incontrare a breve distanza una moschea, una cattedrale cattolica, una chiesa ortodossa e una sinagoga, passando dall’eleganza asburgica alla spiritualità ottomana delle moschee.

Ma allora, se è così multietnica, multireligiosa, perché è stata teatro di una guerra di tale ferocia? Le risposte potrebbero essere più di una, ma io escludo quella che si è cercata nell’odio religioso. Perché? In Bosnia ed Erzegovina un matrimonio su cinque era “misto”. Perché la gente non era così rigorosamente religiosa e perché nessun vero religioso consapevole commetterebbe le atrocità che si sono consumate durante quella maledetta guerra.

Chi è credente rispetta il credo altrui. Perché il credo dovrebbe essere una cosa intima, personale, condivisa nei punti d’incontro, rispettata e priva di ogni supremazia sugli altri credenti, silenziosa perché “Dio ama chi lo invoca in silenzio!”. Scartando quindi la religione come causa della guerra, restano tanti altri Perché?

 Quando, invece, mi chiedevano “Come era la guerra in Bosnia ed Erzegovina, come l’hai vissuta?”, rispondevo: “Pensa che a volte uno sparo veloce che ti toglie la vita in un istante sembra la cosa più “buona” che ti poteva capitare…”

Chi la sentiva rimaneva perplesso, sbalordito, ma è con quella frase che volevo far riflettere l’interlocutore, dando “libertà alla sua fantasia”, per immaginare cosa vuol dire la guerra. Perché non è un gioco da ragazzi come “Indiani contro cowboy” o “partigiani contro nazisti”. È qualcosa che alcune menti non riescono nemmeno ad immaginare con tutta la loro fantasia. Perché vige chi ha le armi in mano, e troppe volte, le armi finiscono in mano alla gente con le menti deviate…

“Kad je rat, država daje topove, bogati daju volove, a sirotinja sinove.
Kad rat završi, država vrati topove, bogati dobiju nove volove, a sirotinja traži svojih sinova grobove.”

“Quando c’è una guerra, lo Stato dà i cannoni, i ricchi danno i buoi e la gente i figli suoi.
Quando la guerra finisce, lo Stato i cannoni restituisce, i ricchi ricevono nuovi buoi e i poveri cercano le tombe dei figli suoi “.

Ho tradotto questo detto popolare bosniaco un po’ liberamente per rispettare la musicalità dell’originale… e se c’è una poesia che meglio descrive com’è la guerra, è “Ninna nanna della guerra” dell’immenso Trilussa (pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri – Roma, 26 ottobre 1871 – Roma, 21 dicembre 1950, poeta, scrittore e giornalista italiano, particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco).

Recitata poi dall’ancor più immenso Gigi Proietti dovrebbe dire tutto sulle guerre senza bisogno di aggiungere altre parole – tantomeno pensare di iniziarne un’altra! Pensate che Trilussa scrisse questa poesia nel lontano 1914; quante guerre ci sono state da allora, e quante ancora in corso? Cosa abbiamo imparato dalla storia? Nulla. Proprio come diceva Hegel (Georg Wilhelm Friedrich Hegel, 1770 – 1831, filosofo tedesco): “Tutto ciò che l’uomo ha imparato dalla storia, è che dalla storia l’uomo non ha imparato niente.

Quindi, la storia si ripete. Le guerre non sono mai cessate, sono sempre più atroci e volgari perché guidate dai “nuovi sentimenti e stati d’animo”: senso di onnipotenza, incuranza, arroganza e finanche noia. Certo non più dal bisogno di difesa, di fame o dall’odio; che ahimè di per sé è terribile, ma non è niente in confronto a questi nuovi sentimenti.

 “Non esiste un modo onorevole di uccidere, né un modo gentile di distruggere. Non c’è niente di buono nella guerra, eccetto la sua fine.” (Abraham Lincoln)

Oltre alla fine si potrebbe mai legare una parola “buona” e/o qualcosa di “buono” ad una guerra? Sì, la fede e l’umanità rare che alla fine salvano migliaia di persone, di vite umane. La gente che si aiuta a vicenda, che resta umana e unita nonostante tutte le differenze e difficoltà alle quali sono sottoposti; gli unici che non volevano la guerra ma sono stati costretti a farla.

Ora mi torna in mente una frase e una scena struggente: mia zia dopo aver perso il suo primogenito, il suo beniamino di soli 22 anni. La vedo come se fosse oggi; in silenzio, con il viso deformato dal dolore, che risponde ai pianti, alle urla disperate di altre madri in lutto. “Con chi me la posso prendere? Con il ragazzo che ha ucciso mio figlio? Che è stato costretto alla guerra come il mio? Con Dio?…”

Mentre la guardavo e sentivo queste parole, avevo paura che le scoppiasse, si fermasse il cuore perché l’intensità del suo dolore si avvertiva, era quasi tangibile nonostante lei cercasse di viverlo solo per sé.

“Con Dio?”… la risposta: “La guerra non l’ha inventata Dio; l’abbiamo inventata noi esseri (dis)umani e ce la dovremo vedere noi. Arriverà anche la condanna di Dio, la Sua sentenza, ma prima dovremo essere noi a fermarci e a fermarla!” – me la sono data io, da credente-non credente-agnostica, ma con immenso rispetto verso la fede intima e silenziosa di ognuno che la porta nel cuore e lo aiuta a superare dei momenti difficili come questi.

Rimango sempre del parere che chi esercita violenza, sottomissioni e soppressioni, torture e uccisioni, non crede in Dio onnipotente; si sente un dio in terra esso stesso, e come tale giustifica i suoi più bassi istinti bestiali. Tuttavia, continuo a credere nel buon senso e nell’intelligenza delle persone per non permettere loro di distruggerla e distruggerci perché:

1. “Se non poniamo fine alla guerra, la guerra porrà fine a noi”. (Herbert George Wells)

2. “Più che la fine della guerra, vogliamo la fine dell’inizio di tutte le guerre”.(Franklin D. Roosevelt)

3.“Le vittime di una guerra, qualsiasi guerra, sono sempre i civili, che non hanno colpe. Ecco perché la guerra è sbagliata in sé”. (Gino Strada)

4. “Mai pensare che la guerra, non importa quanto necessaria, non importa quanto sia giustificata, non sia un crimine.” (Ernest Hemingway)

Oggi più che mai dobbiamo riflettere sulla storia delle guerre per non ripeterle. Ascoltare, leggere e riflettere sulle parole pronunciate da grandi personaggi, e dire pure la vostra. Dite la vostra. E non esitate a domandare, commentare, criticare o raccontare il vostro punto di vista scrivendo a: info@ilquotidianodellazio.it

Azra Hrusto

 
CATEGORIA

Cronaca

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