A Baschi, il pranzo pasquale è un viaggio immersivo nella cucina d’autore, tra bollicine, capretto allo spiedo e paesaggi che sanno ancora sorprendere
C’è qualcosa di più intimo e universale, allo stesso tempo, di un pranzo di Pasqua condiviso? In Umbria, questo rito familiare prende una forma più lenta, più quieta, più densa. E se il posto in questione è Casa Vissani, allora il pranzo diventa un’esperienza, il paesaggio una scenografia, il piatto un racconto.
L’Umbria ha il dono di non alzare mai la voce. Non urla, non ostenta. Ma chi si prende il tempo di attraversarla, magari lungo il Lago di Corbara o tra le colline che abbracciano Baschi, capisce subito che è lì che il silenzio si fa racconto. E Casa Vissani, immersa in questa natura che pare sempre sospesa tra terra e cielo, ha scelto proprio la Pasqua per invitare a rallentare. E sedersi.
Una promessa mantenuta: accoglienza, cucina e bellezza
“Pasqua con chi vuoi”, dice il detto. Ma qui il sottotesto sembra essere: “purché vi vogliate bene”. Il messaggio è chiaro fin dalla comunicazione social, che invita a trasformare una giornata speciale in un momento condiviso, fotografato, gustato. Non solo per gli scatti “da cartolina” — che con la luce di aprile sul Lago diventano inevitabili — ma per la sensazione di essere entrati in un luogo che ha un’identità chiara. Forte. Ma mai invadente.
Casa Vissani è un ristorante, è una casa, è una cucina — quella di Gianfranco Vissani e del figlio Luca — che non scende a compromessi con la banalità. E in questo pranzo pasquale 2024, ogni piatto sembra aver trovato un suo posto, preciso, in una narrazione coerente e luminosa.
Il menu: equilibrio tra genio, territorio e ironia
Il benvenuto dello chef arriva con una bollicina, per aprire non solo il palato ma la percezione. Poi comincia il racconto vero e proprio, in una sequenza che non cerca l’effetto scenico a tutti i costi, ma costruisce una tensione gentile.
Zuppa di coratella al passion fruit, soia e “il momento del Parmigiano”: un’entrata a gamba tesa nella Pasqua umbra, dove la coratella è rito e memoria. Ma qui si stempera, si trasforma, si apre al dolce-acido con grazia quasi teatrale.
Fragolino crudo all’ortica, con mirepoix di fagiolini, olio al pepe affumicato, salsa di caffè e sambuca: è un gioco serio, dove l’equilibrio si gioca tra terra e suggestioni aromatiche che arrivano dritte, nette.
Anolini con avocado e salmerino, cappasanta allo champagne e porcini: la pasta ripiena diventa internazionale, ma resta profondamente artigiana, elegante nei contrasti tra sapido, vellutato e un certo “umami” da scoprire.
Capretto allo spiedo al tè bianco, broccoli alla farina di balsamico, cubo di capretto in umido alla vodka: qui c’è tutta la cifra del pranzo pasquale tradizionale che si lascia provocare. Il capretto è doppio, per consistenza e metodo, il tè bianco lo nobilita e l’umido alla vodka — apparentemente anarchico — chiude con logica.
E poi, si entra nella zona dolce:
Predessert a sorpresa, che Vissani ama lasciare fuori menu perché ogni stagione, ogni tavolo, ogni ispirazione può suggerire qualcosa di diverso.
Operà di Colomba, che non è solo una variazione sul classico dolce pasquale, ma un vero omaggio alla forma, alla stratificazione dei sapori, alla leggerezza consapevole.
Piccola pasticceria e praline, per chiudere con la sensazione di aver partecipato a qualcosa di pensato fino all’ultimo dettaglio.
Più che un pranzo, una gita nel cuore della bellezza
Il prezzo (145 euro vini esclusi) è quello di una cucina d’autore. Ma l’esperienza va oltre il menu. Il servizio, discreto e attento, accompagna senza invadere. Le sale, affacciate sul paesaggio, ti ricordano che sei ospite di una terra antica. E l’ospitalità si completa con la possibilità di fermarsi una o due notti, per chi sceglie la formula “Pasqua in Umbria” con pernottamento.
Qui non si tratta solo di “coccole”, parola che ormai rischia di diventare stucchevole. Si tratta di rispetto. Per chi arriva. Per il cibo. Per il tempo.
Per chi è questo tipo di esperienza?
Per chi vuole regalarsi una pausa senza eccessi. Per chi ha bisogno di silenzio, ma non di solitudine. Per chi ama la cucina che ha ancora qualcosa da dire, senza parlare sopra i piatti. E per chi crede che, anche a Pasqua, un pasto possa essere un modo per capire qualcosa in più: sul cibo, sul paesaggio, su sé stessi.
Aperture straordinarie anche per domenica sera e lunedì di Pasquetta a pranzo, posti limitati.