Serrone dedica a Giancarlo Flavi il piazzale e il viale sotto la Rocca dei Colonna e con l’occasione ha inaugurato, domenica scorsa 14 giugno 2026, la prima edizione del Premio Ambiente e Giornalismo intitolato al giornalista che per trent’anni ha legato il nome del borgo ciociaro alla Rocca d’Oro, trasformando un paese di montagna in un luogo riconosciuto ben oltre i confini provinciali.
Serrone celebra Giancarlo Flavi, il cronista che portò la Rocca d’Oro nel panorama nazionale
Quattro anni dopo la scomparsa di Giancarlo Flavi, Serrone sceglie di ricordarlo nel modo più concreto: incidendo il suo nome in uno spazio pubblico e consegnando alla sua memoria un premio dedicato all’ambiente e al giornalismo. Un atto di riconoscenza verso un uomo che ha saputo raccontare il territorio con passione, intuito e una visione rara per la provincia compresa nell’area Roma-Frosinone.
Flavi è stato una figura romantica del giornalismo, uno di quei cronisti capaci di arrivare prima, capire prima, cogliere il dettaglio che fa una notizia. Aveva il passo del giornalista vecchia scuola: taccuino sempre pronto, occhi allenati, tono diretto, nessun timore reverenziale davanti al potere. Sapeva parlare con chiunque, dal cittadino al personaggio pubblico, con quel piglio spavaldo e guascone di chi considera il giornalismo un mestiere da fare in piedi, a testa alta, senza abbassare lo sguardo nemmeno davanti al potere.
Il paese lo ricorda anche per il Premio Rocca d’Oro, la manifestazione che per circa trent’anni ha dato lustro a Serrone, portando sul Monte Scalambra personalità di prestigio, volti noti, rappresentanti della cultura, dell’informazione, dello spettacolo, delle istituzioni e della società civile. In un borgo arroccato a oltre 700 metri di altezza, Flavi riuscì a costruire un appuntamento capace di far parlare di Serrone in tutta Italia. Era visione e la capacità di far sentire un piccolo comune al centro di un racconto più grande.
Il nuovo Premio Ambiente e Giornalismo mette al centro piccoli comuni, paesaggio e informazione
La prima edizione del Premio Giancarlo Flavi Ambiente e Giornalismo nasce proprio su questa eredità. Il tema scelto per il 2026 è l’Ecologia del Paesaggio: come il giornalismo e l’innovazione possono proteggere la bellezza dei piccoli comuni italiani. Una scelta coerente con il luogo che ospita l’iniziativa: Serrone, con la sua posizione sulle pendici del Monte Scalambra, rappresenta un manifesto naturale della tutela dei borghi, dell’equilibrio montano e della valorizzazione dei paesaggi interni.
Il premio è promosso dall’associazione culturale “La Rocca d’Oro” con il supporto dell’amministrazione comunale di Serrone. La giuria è composta dal generale Carlo Felice Corsetti, presidente, dai giornalisti Fabio Morabito e Daniele Flavi, e dal professor Marcello Trento. La presenza di competenze diverse restituisce il senso dell’iniziativa: tenere insieme ambiente, racconto pubblico, responsabilità culturale e attenzione ai territori meno esposti ai grandi riflettori.
Nei piccoli comuni l’informazione può ancora avere un ruolo decisivo nel proteggere luoghi, identità, memoria e qualità della vita. Raccontare un borgo non significa soltanto descriverne le bellezze ma anche dare nome ai problemi, spiegare le trasformazioni, rendere visibili le risorse, richiamare cittadini e istituzioni a una responsabilità condivisa.
L’intitolazione sotto la Rocca dei Colonna con il sindaco Giancarlo Proietto e il vicesindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale, Pierluigi Sanna
Il piazzale e il viale sotto la Rocca diventano così uno spazio della memoria pubblica. Chi passerà da lì non incontrerà soltanto un nome su una targa, ma il segno di una storia giornalistica e civile. Flavi apparteneva a una generazione di cronisti abituata a muoversi sul territorio, a conoscere persone, strade, amministratori, famiglie, contrade, abitudini e cambiamenti. La sua forza stava anche lì: nel non considerare mai la provincia un luogo minore.
La provincia, per lui, era materia viva. Era il posto dove le notizie nascono nei bar, nei municipi, nelle piazze, negli incontri improvvisi, nelle telefonate serali, nei racconti raccolti prima che diventino comunicazioni formali. Giancarlo Flavi possedeva un fiuto straordinario per le notizie e una capacità rara di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Non per caso. Per mestiere, per istinto, per familiarità con il territorio.
L’esperienza radiofonica con Radio Centro Else e la formazione dei giovani cronisti
Nel percorso di Giancarlo Flavi occupa un posto singolare anche l’esperienza radiofonica. Nel 1977 firmò la testata giornalistica di Radio Centro Else, R.C.E., emittente dell’editore Licinio Saracini che proprio quell’anno cominciò a trasmettere da Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone, dove erano ospitati studi e antenne. Da direttore, Flavi seppe dare alla radio un’impronta giornalistica riconoscibile, facendo crescere un gruppo di giovani cronisti che trovarono in quella redazione una palestra vera: microfoni accesi, notizie da cercare, territorio da raccontare e responsabilità da imparare sul campo. Una stagione pionieristica, vissuta quando le radio locali erano ancora luoghi di sperimentazione, libertà e passione civile, e in cui Flavi confermò la sua capacità di trasformare un mezzo di provincia in un tirocinio concreto di giornalismo.
Il ricordo di un giornalista vecchia scuola che non aveva paura del potere
La memoria di Giancarlo Flavi resta legata anche al suo carattere. Era un giornalista capace di affrontare chiunque con sicurezza, ironia, determinazione. Aveva una presenza scenica naturale, un modo di porsi che univa rispetto e audacia. Cercava la notizia e quando la trovava, sapeva darle forma con quella immediatezza che appartiene ai cronisti veri.
Oggi l’informazione corre veloce e spesso si consuma in pochi secondi e ricordare una figura come la sua significa recuperare il valore del mestiere fatto sul campo. Il giornalismo di Flavi viveva di relazioni, intuizioni, verifiche personali, conoscenza profonda dei luoghi. Aveva il gusto del racconto e la consapevolezza che un cronista non deve sentirsi inferiore a nessuno, perché il suo compito è fare domande, osservare, capire, raccontare.
Serrone, con questa intitolazione e con la nascita del Premio Ambiente e Giornalismo, sceglie di trasformare un ricordo in un impegno. Da un lato rende omaggio all’uomo che ha portato il borgo in una dimensione nazionale con la Rocca d’Oro. Dall’altro affida il suo nome a un progetto che parla di paesaggio, futuro dei piccoli comuni, qualità dell’informazione e tutela della bellezza italiana.
È un modo giusto per ricordare Giancarlo Flavi e di far camminare ancora il suo nome dentro un premio, un luogo e una storia di paese che continua a cercare voce. Serrone gli dedica uno spazio sotto la Rocca dei Colonna. Il giornalismo del territorio gli deve qualcosa di più difficile da misurare: l’esempio di un cronista libero, curioso, coraggioso, capace di guardare la provincia come un grande palcoscenico della vita reale.
