Una città che rievoca se stessa
Ci sono luoghi in cui il passato non è solo una memoria da conservare, ma un’esperienza da vivere. Priverno, piccolo centro arroccato sui Monti Lepini, è uno di questi. Dal 29 maggio, con l’avvio ufficiale della XXIX edizione del Palio del Tributo, la città torna a trasformarsi in un teatro storico a cielo aperto, dove l’identità locale si mescola all’arte, alla tradizione e al senso di appartenenza. Non si tratta solo di una manifestazione folcloristica, ma di un progetto culturale stratificato, che coinvolge istituzioni, associazioni, scuole e cittadini.
L’evento, promosso dal Comune di Priverno e dall’Associazione culturale “Il Palio del Tributo”, presieduta da Valentina De Angelis, ha guadagnato negli anni un respiro sempre più ampio, fino ad entrare nei circuiti ufficiali della FMSL (Federazione Manifestazioni Storiche del Lazio) e della FIGS (Federazione Italiana Giochi Storici). Un riconoscimento che premia non solo la longevità dell’iniziativa, ma anche la coerenza con cui viene proposta e rinnovata, edizione dopo edizione.
La rievocazione storica e la corsa all’anello
Il cuore pulsante del Palio resta la corsa all’anello, ispirata a un’usanza documentata negli antichi statuti di Priverno, secondo la quale le città di Maenza, Prossedi e Sonnino dovevano rendere omaggio – con un tributo – alla città dominante. Questo atto, simbolicamente restituito attraverso la cerimonia della consegna del tributo, viene rappresentato in tre momenti principali: il corteo storico per le vie cittadine, la cerimonia sulla gradinata del Comune e infine la gara equestre.
A contendersi il Palio, le quattro antiche porte della città: Campanina, Posterula, Romana e Paolina, ciascuna rappresentata da due cavalieri a cavallo. Il drappo, realizzato ogni anno da un artista diverso, viene riproposto rispettando rigorosamente dimensioni e caratteristiche originarie. Quest’anno, l’onore è toccato all’artista Marinella Pompeo, il cui lavoro verrà svelato il 29 maggio, durante la cerimonia di apertura nella Sala delle Cerimonie del Palazzo Comunale.
Storia, arte e partecipazione giovanile
Uno degli aspetti più qualificanti del Palio è il coinvolgimento delle nuove generazioni. Non si tratta solo di farle assistere a uno spettacolo, ma di renderle protagoniste nella costruzione del senso storico e identitario dell’evento. La mostra “I giovani raccontano Storia, Arte, Araldica e Colori del Palio”, a cura della Presidente De Angelis, nasce proprio da questa visione. Gli studenti degli istituti comprensivi Don Andrea Santoro, San Tommaso d’Aquino e del Liceo Artistico Teodosio Rossi hanno realizzato, sotto la guida dei docenti, lavori che saranno esposti nei Portici comunali “Paolo Di Pietro”.
Sempre nei Portici, dal 26 giugno all’8 luglio, sarà visitabile anche la personale di Marinella Pompeo e la mostra fotografica “Emozioni e colori del Palio del Tributo”, curata da Fabio Di Legge e Carlo Picone. Un modo per fissare, in immagini e pittura, l’intensità emotiva di un evento che non si limita alla performance, ma che lascia tracce tangibili nella memoria visiva e collettiva della città.
Le feste delle Porte e il programma 2025
Il Palio non vive solo di rievocazioni ufficiali. A rendere l’atmosfera davvero coinvolgente sono le feste delle Porte, che animano i quartieri con musica dal vivo, degustazioni enogastronomiche, esposizioni artigiane e momenti di convivialità. Si comincia il 14 giugno con Porta Paolina, seguita da Porta Posterula il 21 giugno, Porta Romana il 28 giugno e Porta Campanina il 4 luglio. Ogni festa è un’occasione per far rivivere l’anima popolare del Palio, per rinsaldare legami di vicinato e per riscoprire, anche attraverso il cibo e le tradizioni, il gusto della propria identità.
Il culmine del programma arriverà nel primo fine settimana di luglio. Sabato 5 luglio, la città sarà attraversata dalla fiaccolata del Corteo Storico, con benedizione dei cavalli, esibizioni di sbandieratori e danze rinascimentali. Domenica 6 luglio, in Piazza del Comune, si terrà la cerimonia dell’offerta del vino, la rievocazione della consegna del tributo e, infine, la tanto attesa corsa all’anello, sotto la direzione del Maestro di Campo Luigi Cellini.
Un patrimonio che si rinnova
Il Palio del Tributo non è soltanto un evento. È una forma di educazione civile, un laboratorio vivente in cui si impara il valore della memoria condivisa. La sua forza sta nel saper parlare linguaggi diversi: quello dell’arte, della storia, della competizione, ma anche quello della festa, della partecipazione e dell’inclusione.
Non è un caso che una manifestazione così radicata riesca ancora, dopo quasi trent’anni, ad attrarre nuovi visitatori, nuove generazioni e anche nuove città. L’identità, se è sana, non è mai chiusa: si apre, si confronta, si lascia raccontare. A Priverno, questo racconto continua, ogni anno, con la stessa passione.
Foto tratta da Visit Lazio, sito ufficiale del Turismo della Regione Lazio