Processo Serena Mollicone, Tersigni in aula: “Tuzi mi disse che Serena entrò in caserma”

Il Comandante Tersigni conferma le confidenze ricevute da Tuzi: per la prima volta entra nel dibattimento il racconto delle confidenze che Tuzi avrebbe fatto al comandante
Di Simone Fabi
tomba di serena mollicone
Tomba di Serena Mollicone (Cimitero di Rocca d'Arce)

Roma, 18 febbraio 2026. Nel processo d’appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone la giornata di udienza è segnata dall’esame di Gabriele Tersigni, ex carabiniere già a capo della stazione di Fontana Liri e superiore di Santino Tuzi.

Per la prima volta, in modo diretto, entra nel dibattimento il racconto delle confidenze che Tuzi avrebbe fatto al comandante: il militare, come noto, disse di aver visto Serena entrare nella caserma di Arce il giorno della scomparsa, ma non arrivò mai a riferirlo davanti ai giudici perché morì prima dell’udienza. L’audizione di Tersigni era attesa proprio perché indicata come un punto rimasto scoperto e richiamato nelle ragioni che hanno portato al nuovo giudizio.

Appello bis e nodo Tuzi: perché la deposizione di oggi pesa nel nuovo giudizio

Il processo in corso davanti alla terza Corte d’Assise d’appello di Roma nasce dall’annullamento disposto dalla Cassazione dopo le assoluzioni in primo grado e in appello di Franco Mottola, ex comandante della stazione di Arce, del figlio Marco e della moglie Anna Maria, imputati per concorso nell’omicidio e nell’occultamento di cadavere. La Suprema Corte ha ritenuto necessario rifare il giudizio, evidenziando criticità nella motivazione della sentenza di secondo grado.

In questo perimetro, la figura di Santino Tuzi resta centrale: nel 2008 parlò dell’ingresso di Serena in caserma, poi ritrattò e tornò ancora sulle proprie parole. La Procura generale ha sempre sostenuto che andasse chiarito anche il contesto umano e informale in cui il brigadiere avrebbe confidato le proprie paure al superiore-amico, ed è su questo che Tersigni viene sentito oggi (al momento è ancora in corso la sua audizione).

“Mi descrisse come era vestita”: cosa avrebbe riferito Tuzi a Tersigni secondo la testimonianza

Nel passaggio più delicato dell’esame, Tersigni ha ricostruito lo stato emotivo del collega e il contenuto delle confidenze. In aula avrebbe riferito che Tuzi, “sottovoce”, gli parlò di una ragazza entrata in caserma dopo una comunicazione arrivata dall’interfono di casa Mottola, indicando una fascia oraria collocata nella tarda mattinata.

Tuzi avrebbe detto di non essere certo, inizialmente, che fosse Serena, ma di averne descritto l’abbigliamento in modo dettagliato, fino a far notare al superiore una coincidenza con ciò che la giovane indossava quel giorno.

Tersigni avrebbe poi aggiunto un secondo momento: il 10 aprile Tuzi gli avrebbe detto di aver visto fotografie e di aver compreso che si trattava di Serena Mollicone, ricordando altri particolari, come una borsa con i libri e una piccola borsetta nera rettangolare.

La deposizione, va ricordato, è ancora in corso: il testimone è tuttora sotto esame e l’udienza potrebbe proseguire fino a sera, con altri testimoni a seguire. (Le dichiarazioni riportate qui riprendono quanto emerso oggi in aula, mentre la verbalizzazione completa sarà valutata nel contraddittorio processuale.)

Gli altri testimoni della Procura: dall’ex fidanzata di Marco Mottola a chi parlò di un litigio

Nella stessa udienza vengono ascoltati anche altri testimoni indicati dalla Procura. In programma, fra gli altri, l’ex fidanzata di Marco Mottola, Laura Ricci, e Giuseppe D’Ammasso, che in passato disse di aver visto Serena litigare con Marco Mottola. Sentito anche Pasquale Simone, cittadino di Arce che, trovandosi in caserma per altri motivi, riferì della presenza di più carabinieri all’interno della stazione quel giorno. Il quadro, insomma, resta costruito su tasselli che la Corte sta rimettendo in fila uno ad uno, verificando coerenenze e riscontri.

Come sempre, vale la presunzione di innocenza: gli imputati sono da ritenere non colpevoli fino a sentenza definitiva. Ma l’udienza di oggi, con il racconto attribuito a Tuzi e confermato da Tersigni, riporta al centro il punto che da anni divide accusa e difese: cosa accadde davvero dentro la caserma di Arce nelle ore della scomparsa di Serena, ritrovata il 3 giugno 2001 in località Fontecupa.

 
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