Prof accoltellata a Roma, il 13enne “arruolato dai suprematisti”? Si indaga sulla rete online

Roma, al setaccio chat e social del 13enne che ha accoltellato Isabella Marsilio. Si indaga su possibili contatti con gruppi suprematisti
Di Luigi Sette
Carabinieri, indagini online

L’aggressione alla professoressa Isabella Marsilio nella scuola media Giovanni Verga di Centocelle non viene più esaminata soltanto come il gesto violentissimo di uno studente contro la propria insegnante. Gli investigatori stanno cercando di capire se attorno al tredicenne che venerdì 18 settembre ha ferito la docente ci fosse una rete di interlocutori online capace di incoraggiarlo, accompagnarlo nella preparazione dell’attacco o addirittura spingerlo a trasformare la violenza in uno spettacolo da diffondere in rete. Una pista ancora tutta da verificare, ma diventata centrale dopo l’analisi dei telefoni, delle chat e dei profili social del ragazzo.

Isabella Marsilio, 66 anni, insegnante di lettere, è stata colpita dopo che lo studente le aveva spruzzato dello spray urticante. Ha riportato tre ferite all’altezza del fianco ed è stata dimessa dall’ospedale: il figlio ha riferito che i colpi non hanno raggiunto organi interni. L’aggressione sarebbe stata preparata in anticipo e ripresa attraverso una videocamera montata sul casco indossato dal tredicenne.

La videochiamata durante l’aggressione e gli interlocutori da identificare

L’elemento che sta cambiando la prospettiva dell’inchiesta riguarda ciò che accadeva dall’altra parte dello schermo. Durante l’assalto il ragazzo sarebbe stato collegato in videochiamata su Telegram con altre persone. Gli investigatori vogliono identificarle e stabilire quale ruolo abbiano avuto prima e durante l’aggressione. L’ipotesi presa in considerazione è che il tredicenne possa essere entrato in contatto con ambienti estremisti e con utenti riconducibili a comunità online nelle quali circolano contenuti dedicati a stragi scolastiche, attentatori, violenza e ideologie suprematiste o accelerazioniste.

Prima dell’attacco, in una chat, il ragazzo avrebbe scritto un messaggio invitando gli altri utenti a guardare successivamente i telegiornali. La sequenza dell’aggressione, dalla preparazione fino alle coltellate, è stata filmata e il video ha successivamente iniziato a circolare negli ambienti online legati alla cosiddetta “true crime community”.

Non significa che sia già stata dimostrata l’esistenza di una regia esterna. È precisamente questo il punto sul quale gli accertamenti devono fare chiarezza. Un conto è frequentare ambienti digitali estremisti, un altro è ricevere indicazioni, incoraggiamenti o istruzioni concrete per commettere un’aggressione. Stabilire dove finisca l’emulazione e dove possa cominciare un’eventuale istigazione è uno degli aspetti più delicati dell’indagine.

Il cellulare può raccontare ciò che è accaduto prima dell’attacco

Sul telefono del tredicenne è stata effettuata una perquisizione informatica con acquisizione dei dati. Gli investigatori stanno ricostruendo conversazioni, contatti e attività sui social per capire con chi il ragazzo comunicasse e se qualcuno sapesse ciò che stava preparando. Sono stati effettuati accertamenti anche sul telefono della madre, sul quale risultavano memorizzati strumenti di pagamento che sarebbero stati utilizzati per acquistare materiale impiegato nell’aggressione.

Dai profili social esaminati emergerebbe inoltre un interesse per contenuti violenti, stragi nelle scuole, meme estremisti e figure responsabili di massacri. Anche questo materiale dovrà essere interpretato con prudenza: la presenza di contenuti estremi in un profilo non dimostra automaticamente un’affiliazione né prova che dietro l’azione ci fosse un’organizzazione. Costituisce però un elemento investigativo rilevante quando viene confrontato con la preparazione dell’attacco, il casco con telecamera, la videochiamata e l’annuncio precedente sui social.

Dai brutti voti alla possibile radicalizzazione online

Nelle prime ore successive all’aggressione era emerso soprattutto il rapporto conflittuale con l’insegnante e il risentimento legato ai risultati scolastici. La nuova pista non cancella necessariamente quella motivazione, ma pone una domanda diversa: una rabbia adolescenziale può essere intercettata e amplificata da comunità digitali nelle quali la violenza viene celebrata e trasformata in modello da imitare?

È il punto che rende il caso di Centocelle molto più ampio della pur gravissima aggressione avvenuta dentro un’aula. Perché, qualora fosse dimostrato che altri utenti conoscevano il progetto o lo incoraggiavano, diventerebbe necessario ricostruire modalità e dimensioni di un ambiente capace di raggiungere ragazzi giovanissimi e accompagnarli verso comportamenti estremi.

La cronaca degli ultimi giorni impone tuttavia di non anticipare le conclusioni. Il tredicenne è al centro degli accertamenti, mentre gli eventuali soggetti con i quali comunicava devono ancora essere identificati e il loro ruolo stabilito. Parlare oggi di “arruolamento” significa dunque riferirsi a una pista degli investigatori, non a una responsabilità già dimostrata.

Il Tribunale per i minorenni e il futuro del tredicenne

Il ragazzo, avendo meno di 14 anni, non è penalmente imputabile. Il Tribunale per i minorenni di Roma ha comunque aperto un’istruttoria per valutare eventuali interventi di carattere educativo e di protezione, mentre Carabinieri e servizi sociali stanno ricostruendo il contesto personale, familiare e ambientale. Tra le misure previste possono rientrare l’affidamento ai servizi sociali, specifici percorsi educativi oppure, qualora venisse ritenuto necessario, il collocamento temporaneo in una comunità.

Resta infine Isabella Marsilio, la docente che da questa storia esce ferita fisicamente e profondamente provata. La sua aggressione ha aperto una questione che la scuola italiana non può liquidare soltanto come episodio individuale. Comprendere chi parlasse con quel tredicenne, cosa gli dicesse e quanto quelle conversazioni abbiano inciso sulla decisione di entrare in classe armato è ormai parte essenziale della ricostruzione.

 
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Cronaca

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