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06 Luglio 2020

Pubblicato il

“Prof, sei gay?”. E poi lo perseguitano fino ad aggredirlo

di Redazione

Lecce, professore omosessuale 43enne viene aggredito e minacciato continuamente dai suoi studenti

Una vicenda tanto assurda quanto reale e che fa riflettere davvero molto sul degrado culturale che sta divorando a morsi il nostro paese. “È vero che sei gay?”. È così, con una domanda tanto semplice quanto personale, ripetuta fino allo sfinimento, che è iniziata una vera e propria persecuzione ai danni di un insegnante omosessuale 43enne, timido e riservato, che insegna in provincia di Lecce.

Una persecuzione perpetrata da parte dei suoi alunni, ragazzini della scuola media; che lo ha portato, dopo diverso tempo, a allontanarsi dalla cattedra e a ricorrere alle cure dei medici per curare una forte depressione. Il gruppetto di bulli, però, non si accontentava solo di tormentarlo con domande, allusioni e parentesi schernenti.

Come ha riportato al Nuovo Quotidiano di Puglia il padre 74enne del docente (dirigente scolastico in pensione, che ha deciso di denunciare l’accaduto ai carabinieri): “Inizialmente si è trattato di insulti omofobi segnalati da mio figlio con note disciplinari rimaste, perlopiù, lettera morta, poi sono degenerati in autentiche aggressioni: danneggiamenti della sua auto, insulti omofobi e aggressioni come quella avvenuta in classe con una bottiglia, da parte di un alunno rimasto impunito. Altri episodi più gravi hanno causato le sue assenze prolungate per malattia. Purtroppo mio figlio a seguito di queste continue aggressioni è preda di una profonda depressione”.

E i dirigenti scolastici? Non si accorgevano di nulla? Sembra che la prima denuncia risalga al 2016 quando uno degli “studenti”, dopo aver proferito un minaccioso “Oggi non mi rompere i c…” nei confronti del professore, abbia anche fatto intravedere qualcosa che assomigliava a un coltello.

Il vicepreside venne subito informato, ma… Spiegò che non poteva intervenire in nessun modo in quanto non c'era certezza che l'oggetto fosse un coltello. Poco dopo il giovane azzerò ogni dubbio: tirò fuori l’arma per sbucciare un mandarino in classe e non appena il prof lo ammonì, ricordandogli che era assolutamente vietato portare un coltello in aula, egli gli rispose: Oggi faccio il coltello a sangue. Ti faccio un bel regalo di Natale: un mazzo di fiori”.

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