Provincia di Roma, maxi operazione dei Carabinieri: perquisizioni e arresti tra Palestrina, San Cesareo, Zagarolo, Cave, Gallicano, Poli e Colonna

Una rete di spaccio di cocaina e crack fino a 150 grammi al giorno, violenze, minacce e ordigni artigianali: cosa hanno scoperto gli investigatori?
Di Simone Fabi
Carabinieri della Compagnia di Palestrina
Carabinieri della Compagnia di Palestrina

Una vasta operazione dei Carabinieri ha interessato nelle ultime ore Palestrina e numerosi comuni del quadrante orientale della provincia di Roma, da San Cesareo a Zagarolo, da Poli a Cave, fino a Gallicano nel Lazio e Colonna. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Tivoli, una lunga serie di episodi che comprende spaccio di cocaina e crack, estorsioni, sequestri di persona, lesioni aggravate, atti persecutori, utilizzo di armi ed esplosivi e anche un tentato omicidio.

I Carabinieri della Compagnia di Palestrina, con il supporto del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Frascati e della Compagnia di Frascati, hanno dato esecuzione a un’ordinanza del Gip del Tribunale di Tivoli che dispone cinque custodie cautelari in carcere, un arresto domiciliare e un obbligo di dimora nel comune di residenza.

Parallelamente sono stati eseguiti decreti di perquisizione personale, locale e informatica nei confronti di numerosi indagati. Ad altri soggetti coinvolti nell’inchiesta sono stati notificati inviti a rendere interrogatorio preventivo.

La rete dello spaccio tra Palestrina, Cave, Zagarolo e Poli

Uno dei capitoli principali dell’indagine riguarda una presunta attività di spaccio particolarmente intensa, che secondo gli investigatori avrebbe interessato soprattutto Palestrina, Cave, Zagarolo e Poli.

Le sostanze maggiormente commercializzate sarebbero state cocaina e crack, distribuite attraverso consegne a domicilio oppure partendo da una base operativa utilizzata stabilmente per preparare e suddividere la droga.

Gli investigatori stimano cessioni giornaliere capaci di raggiungere circa 150 grammi di stupefacente al giorno. Un sistema di distribuzione che, secondo quanto ricostruito durante le indagini, avrebbe garantito una presenza costante sul territorio.

Giovani minacciati e costretti a consegnare denaro

L’inchiesta non riguarda soltanto lo spaccio.

Gli investigatori avrebbero documentato diversi episodi di violenza e intimidazione ai danni soprattutto di giovani vittime. In alcuni casi, secondo l’ipotesi accusatoria, le persone offese sarebbero state minacciate o aggredite per costringerle a consegnare denaro, strumenti di pagamento e altri beni.

Le modalità descritte dagli inquirenti sarebbero state particolarmente aggressive e avrebbero provocato nelle vittime una forte condizione di soggezione, accompagnata dal timore di possibili conseguenze anche per i propri familiari.

È proprio questa componente a rendere l’indagine più ampia rispetto a una tradizionale operazione antidroga: accanto alla gestione delle sostanze stupefacenti compaiono infatti contestazioni relative a estorsioni, sequestri di persona, lesioni e atti persecutori.

L’agguato armato a Poli

Uno degli episodi più gravi ricostruiti nel corso delle investigazioni sarebbe avvenuto nel territorio di Poli.

Secondo l’ipotesi accusatoria, durante un agguato sarebbe stato esploso un colpo di arma da fuoco contro una persona, rimasta gravemente ferita agli arti inferiori.

Gli investigatori ritengono che l’episodio possa essere maturato nell’ambito di contrasti connessi al controllo delle attività di spaccio sul territorio. La vicenda rientra nelle contestazioni relative al tentato omicidio sulle quali stanno lavorando gli inquirenti.

Minacce a una famiglia, incendi e ordigni artigianali

Un ulteriore filone dell’inchiesta riguarda una serie prolungata di atti intimidatori e ritorsioni che avrebbero colpito un intero nucleo familiare.

Secondo la ricostruzione investigativa, alcune delle condotte sarebbero state eseguite da parte degli indagati su impulso di un uomo già sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento nei confronti del padre della propria ex moglie.

Le contestazioni comprendono minacce ripetute, tentativi di incendio e perfino il presunto utilizzo di ordigni artigianali ad alta capacità offensiva, collocati nei pressi dell’abitazione delle persone offese.

Azioni che, secondo gli investigatori, avrebbero potuto mettere concretamente in pericolo l’incolumità delle vittime e sarebbero state finalizzate a creare una pressione costante e un perdurante stato di paura.

Un’indagine estesa a tutto il quadrante est della provincia di Roma

L’operazione assume una particolare rilevanza anche per la dimensione territoriale.

I comuni interessati comprendono infatti Palestrina, San Cesareo, Zagarolo, Poli, Cave, Gallicano nel Lazio e Colonna, oltre ad altre località limitrofe. Si tratta di un’area ampia e fortemente interconnessa, nella quale le indagini avrebbero permesso di seguire rapporti, spostamenti e presunte attività illecite sviluppatesi su più comuni.

L’attività è stata diretta e coordinata dalla Procura della Repubblica di Tivoli e condotta principalmente dai Carabinieri della Compagnia di Palestrina con il supporto dei reparti dell’Arma di Frascati.

Le misure cautelari rappresentano una fase del procedimento penale e non equivalgono a una dichiarazione di responsabilità. Tutte le persone coinvolte devono essere considerate presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista