“Racconta bene la storia e avrai venduto il vino”: Antonio Amato e il nuovo corso AIS in Costiera Amalfitana

Dal 3 novembre ad Amalfi il nuovo corso AIS per sommelier. Antonio Amato racconta formazione, lavoro, produttori e futuro del vino in Costiera
Di Redazione
Corso AIS Costiera Amalfitana, visita in vigna
Corso AIS Costiera Amalfitana, visita in vigna

Dal 3 novembre al 18 dicembre 2026 l’Hotel La Bussola di Amalfi ospiterà il nuovo Corso di Qualificazione Professionale per Sommelier di 1° Livello dell’AIS Campania – Delegazione Costa d’Amalfi. Viticoltura, tecnica della degustazione, temperature di servizio e conoscenza del vino saranno alcuni degli argomenti di un percorso che, sulla Costiera Amalfitana, assume un significato particolare: qui la formazione di un sommelier non incontra soltanto la passione degli appassionati, ma una domanda professionale sempre più consistente proveniente dal mondo dell’ospitalità e della ristorazione.

Antonio Amato, referente AIS Campania per la Delegazione Costa d’Amalfi, conosce bene questa evoluzione. Anni di lavoro, degustazioni, incontri con produttori ed eventi lo hanno reso una presenza familiare nelle principali manifestazioni culturali ed enogastronomiche del territorio, dal Ravello Festival a Calici di Stelle, passando per appuntamenti nei quali musica, cucina e vino hanno trovato un terreno comune.

Parlando con lui si comprende rapidamente che il fascino dell’enologia non comincia dalla bottiglia. Comincia molto prima, dalla terra.

Il ritorno alla terra che conquista soprattutto i giovani

Per Amato, una delle ragioni della crescente attrazione esercitata dal mondo del vino è proprio la viticoltura. Un ritorno alle origini, alle radici familiari e alla storia dei luoghi che oggi interessa una nuova generazione di produttori, tecnici e professionisti.

La produzione vinicola, un tempo molto più legata alle grandi proprietà e alle famiglie economicamente più forti, è diventata progressivamente accessibile anche a realtà di dimensioni contenute. L’evoluzione tecnologica ha avuto un ruolo importante, così come la crescita dei percorsi universitari e specialistici dedicati all’agricoltura e all’enologia.

Molti giovani scelgono oggi facoltà come Agraria con l’obiettivo preciso di lavorare in questo settore. In Costiera Amalfitana, sottolinea Amato, questa tendenza incontra un mercato del lavoro particolarmente favorevole.

La richiesta di sommelier è infatti elevata e, in alcuni periodi, superiore persino al numero dei professionisti disponibili. Anche la composizione delle classi AIS racconta bene questa peculiarità.

A Napoli o a Salerno capita frequentemente di incontrare professionisti provenienti da altri settori che frequentano un corso per interesse personale, passione o desiderio di approfondire la conoscenza del vino. In Costiera Amalfitana la situazione è sensibilmente diversa: secondo Amato, circa il 90 per cento degli iscritti è costituito da addetti ai lavori o da persone già impegnate nel turismo, nell’ospitalità e nella ristorazione.

Il corso che inizierà il 3 novembre diventa quindi anche una risposta concreta alle esigenze economiche di uno dei territori turistici più conosciuti al mondo.

Il sommelier non deve mai considerarsi arrivato

La formazione rimane il centro dell’attività AIS e, quando gli si chiede quali caratteristiche debba possedere oggi un buon sommelier, Amato parte da tre elementi semplici: voglia di apprendere, passione e consapevolezza di avere sempre qualcosa da imparare.

Considerarsi arrivati, in un settore che cambia continuamente, sarebbe un errore. Mutano i produttori, le tecniche, le etichette, i mercati, le abitudini dei consumatori e persino il modo di presentare il vino.

La Costiera Amalfitana rappresenta da questo punto di vista un osservatorio privilegiato. Nei suoi alberghi e ristoranti vengono commercializzati vini per cifre molto importanti e il territorio è considerato dai produttori una vetrina internazionale capace di mettere un’etichetta davanti a una clientela proveniente da ogni parte del mondo. Conoscere tecnicamente un vino, però, non basta.

«Se sai raccontare la storia, hai venduto il vino»

Nella visione di Antonio Amato tecnica, esperienza, sensibilità e intuito devono procedere insieme. Un sommelier deve conoscere ciò che propone, degustare, approfondire e acquisire padronanza dei prodotti, ma una volta arrivato al tavolo entra in gioco un’altra capacità.

«Dico sempre che, se sai raccontare la storia, hai venduto il vino».

Una frase che sintetizza una parte importante del mestiere. Dietro una bottiglia ci sono un produttore, una terra, un’annata, scelte agronomiche, sacrifici, tradizioni familiari. Il sommelier deve riuscire a trasformare questa conoscenza in un racconto comprensibile e interessante, senza ridurre il rapporto con il cliente a una sequenza di informazioni tecniche. E deve anche saper osservare.

Amato parla quasi di una componente psicologica del lavoro. Avvicinandosi a un tavolo bisogna intuire il momento, capire l’atmosfera, leggere lo stato d’animo delle persone e proporre un abbinamento coerente con quella particolare occasione. Non esiste quindi un vino corretto in senso assoluto: esiste un vino capace di inserirsi nel modo migliore in un determinato pasto e in una determinata situazione.

Dalle grandi cantine alla crescita dei piccoli produttori

Negli ultimi decenni il settore è profondamente cambiato. L’evoluzione tecnica è stata accompagnata dalla nascita di numerose aziende di piccole dimensioni.

In passato molti viticoltori vendevano le proprie uve alle grandi cantine. Progressivamente, una parte di loro ha scelto invece di compiere il passo successivo: produrre direttamente, imbottigliare e costruire una propria identità commerciale.

Sono nate così aziende capaci di valorizzare appezzamenti, vitigni e zone che rischiavano altrimenti di rimanere poco conosciuti. Per un sommelier questo significa avere a disposizione una scelta molto più ampia e poter raccontare territori attraverso vini differenti per caratteristiche, filosofia produttiva e storia.

Le grandi aziende, precisa Amato, mantengono comunque una funzione fondamentale. Sono spesso proprio loro a trainare l’immagine complessiva di un territorio e ad aprire spazi dei quali possono beneficiare successivamente anche i produttori più piccoli.

Vino, consumi e promozione del territorio

Il momento attraversato dal comparto non è però privo di difficoltà. Amato rileva un calo delle vendite e osserva come il vino sia stato progressivamente al centro di un dibattito sempre più acceso sul consumo di alcol.

Dal suo punto di vista è necessario recuperare soprattutto il valore culturale e territoriale della produzione vinicola, riconoscendo al vino la capacità di diventare uno strumento di promozione dei luoghi nei quali nasce.

Sostenere i produttori significa quindi accompagnare quelle realtà che puntano sulla qualità, sulla riconoscibilità e sul legame con il territorio, evitando che la necessità di aumentare i volumi finisca per prevalere sull’identità del prodotto.

La Costiera Amalfitana ne offre un esempio evidente. La viticoltura praticata su pendii difficili, piccoli terrazzamenti e terreni che richiedono un lavoro impegnativo porta dentro ogni bottiglia anche la geografia del luogo nel quale è stata prodotta.

I produttori che si sporcano ancora le mani di terra

Antonio Amato ha conosciuto negli anni moltissimi produttori. Con alcuni il rapporto professionale è diventato amicizia, con altri rimane la stima per il lavoro svolto.

Chiedergli di indicarne uno significa però ottenere una risposta che allarga immediatamente il campo.

Non vuole fare nomi. Preferisce parlare di una categoria di persone: produttori capaci di continuare nonostante sacrifici, problemi e difficoltà; uomini e donne ai quali possono servire anni prima di riuscire a vedere riconosciuto il proprio lavoro.

Sono quelli che, come dice lui, «si sporcano le mani di terra», che hanno coraggio, pazienza e tenacia. Persone per le quali produrre vino non coincide semplicemente con mettere una bottiglia sul mercato, ma significa difendere un pezzo del proprio territorio.

Ed è forse proprio questo il punto dal quale partire per comprendere anche il senso del nuovo corso AIS di Amalfi. Imparare a degustare significa conoscere tecniche, profumi, vitigni e abbinamenti, ma formare un sommelier significa anche insegnargli a riconoscere tutto ciò che esiste prima che un vino arrivi nel bicchiere.

Perché una bottiglia può essere eccellente. Ma, come ricorda Antonio Amato, bisogna anche conoscere abbastanza bene la sua storia da riuscire a raccontarla.

Emilia Filocamo

 
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Cultura

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