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Raimondo Grassi (Italia Sceglie): “Roma è pronta a ritrovare il suo status di grande capitale europea”

Italia Sceglie ha da sempre considerato questa riforma come precondizione essenziale per restituire a Roma il ruolo che le compete nel contesto europeo e globale
Di Alessandra Monti
Raimondo Grassi
Raimondo Grassi

All’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, del disegno di legge costituzionale che modifica l’articolo 114 della Carta fondamentale, Roma si prepara a compiere un passaggio istituzionale di portata storica. La riforma, volta a conferire alla Capitale un riconoscimento giuridico autonomo tra gli enti costitutivi della Repubblica, attribuisce a Roma poteri legislativi, finanziari e amministrativi in ambiti nevralgici per il governo del territorio. Un ampio consenso trasversale ha accompagnato il provvedimento, definito dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni come “un impegno mantenuto” e salutato dal Vicepresidente Antonio Tajani come “la conclusione di una battaglia storica”. Approfondiamo i contenuti e le implicazioni del disegno di legge con Raimondo Grassi, presidente del movimento civico Italia Sceglie, da anni promotore convinto della necessità di attribuire a Roma poteri speciali.

Incontro con Raimondo Grassi sui nuovi poteri di Roma

Presidente Grassi, quale concreta trasformazione comporta questo disegno di legge per l’assetto istituzionale della Capitale?

La proposta normativa riconosce finalmente Roma come soggetto autonomo nell’architettura costituzionale della Repubblica, al pari delle Regioni e delle Province autonome. Si tratta di una svolta fondamentale: la Capitale potrà legiferare su materie centrali per la gestione urbana, quali la mobilità locale, la sicurezza amministrativa, le politiche abitative, la promozione turistica e culturale, la valorizzazione del patrimonio, l’edilizia residenziale pubblica, il commercio e il welfare municipale. L’autonomia legislativa, unita a strumenti di programmazione finanziaria diretta, consentirà a Roma di pianificare strategie di sviluppo in piena autonomia snellendo le tempistiche autorizzative e la burocrazia paralizzante. È un salto di qualità sia in termini di efficienza amministrativa sia di affidabilità internazionale.

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In che modo questa riforma si distingue dai precedenti interventi normativi sullo status di Roma?

La principale innovazione risiede nella natura costituzionale della modifica. Fino ad ora, i tentativi di rafforzare l’autonomia della Capitale si sono limitati a interventi ordinari – basti ricordare il D.Lgs. 267/2000 (TUEL) o la L. 42/2009 in materia di federalismo fiscale – privi della forza necessaria a incidere stabilmente sulla posizione giuridica della città. L’attuale disegno di legge, invece, inserisce nel testo costituzionale un principio strutturale: Roma sarà formalmente riconosciuta come ente autonomo, con competenze proprie, da attuarsi mediante una legge ordinaria di tipo attuativo, che ne definirà concretamente il funzionamento. È una riforma fondativa, non più contingente o transitoria.

Il confronto con Parigi, Berlino e Madrid

Roma si allinea così alle principali capitali europee?

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Assolutamente sì. Parigi, Berlino e Madrid godono da anni di un regime giuridico speciale. Parigi è inquadrata come collectivité territoriale à statut particulier, con competenze estese e strumenti autonomi di pianificazione. Berlino, quale Land tedesco, dispone di prerogative legislative piene. Madrid è sede di una comunidad autónoma dotata di larga autonomia. Roma, pur rappresentando il cuore istituzionale, storico e simbolico della nazione, ha sino ad ora operato con strumenti analoghi a quelli di un comune medio. La riforma in discussione mira a colmare questo ritardo sistemico, restituendo alla Capitale una capacità di governo congrua con la sua funzione di città globale.

Nel caso in cui non si raggiunga la maggioranza qualificata in Parlamento, quali scenari si aprono?

In base all’articolo 138 della Costituzione, qualora nella seconda lettura parlamentare non si raggiunga la soglia dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, la riforma potrà essere sottoposta a referendum confermativo. È un passaggio delicato, che impone una riflessione politica matura. Da un lato, il ricorso al corpo elettorale rappresenta un momento di democrazia sostanziale; dall’altro, sussiste il rischio concreto di astensionismo, che potrebbe invalidare l’intero iter. Ecco perché sarà essenziale costruire un’adeguata campagna di sensibilizzazione pubblica, evitando che una riforma di rilevanza nazionale venga ostacolata da dinamiche demagogiche o dalla scarsa partecipazione.

Una nuova autonomia per la capitale d’Italia

Superato l’iter costituzionale, quali strumenti normativi saranno necessari per dare piena efficacia alla riforma?

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Occorrerà una legge ordinaria di attuazione, che disciplini nel dettaglio l’esercizio delle competenze conferite alla Capitale, definendo criteri chiari di riparto delle funzioni, il modello di governance, la relazione istituzionale con lo Stato e la Regione Lazio, e – soprattutto – i meccanismi di finanziamento. Un punto chiave sarà l’istituzione di un fondo perequativo strutturale e stabile, non vincolato a misure straordinarie o una tantum, che garantisca la sostenibilità economica delle nuove attribuzioni. Parallelamente, sarà cruciale riformare la macchina amministrativa per renderla coerente con il nuovo assetto, valorizzando competenze e accorciando i tempi decisionali. Penso a tal proposito ad un riassetto degli attuali municipi di Roma .

Dal punto di vista economico, che tipo di impatto può avere questo nuovo assetto istituzionale per Roma?

L’autonomia normativa e finanziaria è un presupposto fondamentale per accrescere l’attrattività della città sul piano degli investimenti produttivi. Oggi Roma sconta ritardi procedurali, incertezza normativa e rigidità gestionale che scoraggiano l’iniziativa privata, sia nazionale che internazionale. Disporre di una propria cornice normativa consentirà alla Capitale di creare strumenti ad hoc per la valorizzazione economica del territorio, la digitalizzazione, la rigenerazione urbana, l’internazionalizzazione delle imprese e la creazione di posti di lavoro per i giovani che continuano ad emigrare e a guardare a realtà europee molto più attrattive .
L’obiettivo è che Roma non sia solo Capitale politica, ma anche motore economico e centro decisionale di respiro continentale.

Roma come modello nazionale

Quali condizioni ritiene indispensabili per garantire che la riforma sia pienamente attuata?

Oltre all’approvazione parlamentare e all’eventuale successo referendario, è indispensabile che la riforma sia accompagnata da un piano di attuazione operativo chiaro e vincolante. Il rischio è che, in assenza di interventi concreti e tempestivi, il nuovo assetto rimanga puramente formale. Sarà fondamentale istituire una cabina di regia interistituzionale, in grado di monitorare l’applicazione della legge, risolvere i conflitti di competenza e assicurare una visione strategica.

Italia Sceglie, da parte sua, continuerà a esercitare una funzione di vigilanza e proposta, affinché il percorso intrapreso trovi piena efficienza ed applicazione nell’ interesse dei romani e non solo, perché Roma può costituire un modello nazionale da seguire può diventare la matrice di quella autonomia tanto invocata da qualcuno , vedi Lega , anche se dobbiamo riflettere sul fatto che inizialmente ci potrà essere una fase dove qualcuno correrà a velocità diverse dall’altro per poi colmare con il tempo il divario che ancora persiste tra le varie regioni.

Qual è la sua valutazione sul ruolo svolto dal Governo nella genesi di questo provvedimento?

Ritengo doveroso riconoscere al Governo Meloni il merito di aver avviato un percorso coraggioso e necessario. Dopo decenni di immobilismo, questa iniziativa rompe finalmente il silenzio istituzionale che gravava sulla questione romana. Grazie anche al fatto che abbiamo una premier romana che ha profondamente a cuore la città e ha portato la sua romanità in campo internazionale facendone un arma vincente. Il fatto che la proposta abbia preso forma proprio su iniziativa dell’esecutivo e abbia ottenuto consensi trasversali, testimonia una maturazione politica significativa. Il nostro movimento, Italia Sceglie, ha da sempre considerato questa riforma come precondizione essenziale per restituire a Roma il ruolo che le compete nel contesto europeo e globale. Ora spetta alle forze parlamentari completare il cammino, senza arretramenti né stravolgimenti.

 
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Cronaca

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