Rapina a Termini con coltello e cocci di bottiglia: arrestati cinque tunisini

Aggressione e rapina a Termini: coltello e bottiglia rotta, inseguimento fino a Piazza Vittorio. Arrestati cinque tunisini
Di Lina Gelsi
Stazione Termini - Controlli Polizia di Stato
Stazione Termini, Controlli Polizia di Stato

Una rapina violenta, costruita per tappe e culminata nel furto di una catenina d’oro e di 500 euro, ha portato all’arresto di cinque cittadini tunisini, indicati dagli investigatori come frequentatori abituali dell’area della stazione Termini. Il provvedimento è l’esito di un’indagine della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma – Dipartimento Criminalità diffusa e grave: per tutti è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

Rapina a Termini, la sequenza ricostruita dagli investigatori

Secondo quanto ricostruito, l’azione sarebbe iniziata in via Manin, dove le due vittime sarebbero state aggredite con un’arma da taglio e con una bottiglia ridotta in frantumi durante le fasi dell’assalto. Non un episodio isolato e “rapido”, ma una progressione che avrebbe assunto la forma di un inseguimento di gruppo: le due persone offese, più volte colpite con aggressioni fisiche e fendenti, avrebbero tentato di sottrarsi e di mettere distanza, venendo raggiunte fino in zona Piazza Vittorio.

Il punto finale indicato negli atti è l’area della stazione Metro di Carlo Alberto. È lì che, sempre secondo l’impostazione investigativa, la rapina sarebbe arrivata al suo epilogo: sottrazione dei beni e lesioni.

Le prove: video, riconoscimenti e la reazione delle vittime

Un passaggio decisivo dell’inchiesta riguarda il comportamento delle vittime nei minuti immediatamente successivi. Nonostante la violenza subita, una di loro avrebbe trovato la lucidità di procurarsi elementi utili: seguendo la via di fuga del gruppo, sarebbe riuscita a documentare i volti di alcuni presunti aggressori, materiale poi ritenuto strategico per gli accertamenti.

A dare ulteriore impulso è stata la segnalazione di un passante al 112 (NUE), che ha fatto arrivare sul posto una pattuglia del Commissariato di P.S. Esquilino. In quella fase, riferisce la ricostruzione, le vittime avrebbero fornito i primi elementi utili e, in pochi istanti, uno degli aggressori sarebbe stato intercettato e arrestato mentre era ancora in fuga.

Le indagini del Commissariato Esquilino si sono poi sviluppate con una ricostruzione meticolosa dell’itinerario compiuto durante la rapina: analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, verifica dei movimenti e riscontri sulle fasi dell’inseguimento. Gli altri quattro indagati sono stati individuati nel prosieguo anche grazie ai riconoscimenti fotografici operati dalle persone offese.

Un arresto immediato, poi l’aggravamento della misura

Nella prima fase, l’uomo fermato nell’immediatezza presentava tracce di sangue sugli indumenti. Avrebbe tentato di giustificare la circostanza sostenendo di essersi ferito con delle forbici, che avrebbe avuto con sé per una presunta attività da barbiere. In sede di convalida, l’Autorità giudiziaria aveva disposto gli arresti domiciliari. Misura poi aggravata in carcere a seguito di un tentativo di evasione.

Il quadro complessivo, secondo gli investigatori, delineerebbe un ruolo attivo di tutti i componenti del gruppo: non soltanto la sottrazione di denaro e gioielli, ma anche condotte minatorie durante l’aggressione, aggravate dall’esibizione di un coltello tenuto nei pantaloni da uno dei correi.

La custodia cautelare in carcere e i profili valutati dal Gip

All’esito delle indagini, il Gip del Tribunale ordinario di Roma, su richiesta della Procura, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tutti e cinque. Nel provvedimento viene sottolineato come l’assenza di una fissa dimora, unita al percorso criminale attribuito ai singoli, sia considerata un fattore indicativo di pericolosità e di rischio collegato alle esigenze cautelari.

I reati contestati, in concorso, sono rapina e lesioni. Il procedimento, come previsto, prosegue ora secondo i tempi della giustizia e delle verifiche processuali.

Sicurezza nell’area Termini, il nodo istituzionale

La stazione Termini e l’asse Esquilino-Piazza Vittorio restano punti sensibili per flussi, presenze e vulnerabilità. L’intervento investigativo descritto segnala, da un lato, la capacità di risposta operativa basata su video, riscontri e riconoscimenti; dall’altro, ripropone una questione strutturale: prevenzione, presidio e rapidità d’intervento in aree ad altissima intensità urbana, dove episodi di violenza possono svilupparsi in pochi minuti e su più strade.

 
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