Alle ore 17 i produttori arrivano trafelati. Alcuni vengono dal mare, dai piccoli paesi di pescatori e reti che fanno del Cilento un dirimpettaio discreto ma altrettanto affascinante. Altri da paesi che sono letteralmente abbarbicati tra le colline cilentane, così incuneati tra rocce e ulivi, tra boschi ed entroterra, che ci si stupisce del modo in cui si trattengono dallo scivolare via.
L’Hotel Caruso e la missione per la Dieta Mediterranea
Il Caruso viene letteralmente popolato dai produttori che elargiscono il frutto del loro lavoro, della passione che li lega, quotidianamente, alla propria terra, che ne scandisce ritmi di vita in base alla stagionalità, alla fruttuosità o meno di un anno e di un raccolto, alle paure che derivano da nuovi parassiti o dalle intemperie improvvise e dai capricci del meteo.
C’è il contadino filosofo, c’è chi ha la pelle scurita e segnata dalle ore di mare, c’è chi è ritornato nel Cilento per vincere una scommessa, per investire dove è nato, senza scuse e senza ma. Poi arrivano i produttori locali: le loro storie sono le storie di tutta la Costiera Amalfitana. Terrazzamenti, terreni che sembrano di primo acchito indomabili, difficili quanto un rebus concepito per confondere, quanto un capriccio del miglior Paganini.
Sono storie di limoni e viti, ma anche di extravergine, di confetture e poi ancora di sale, con i “terzigni” che si tramandano di generazione in generazione come una dote e sprigionano, dopo mesi di attesa, la colatura, densa e pregiata. Poi comincia l’allestimento di Agorà.
La piazza, l’Agorà e i giardini del Caruso
L’agorà era un’antica piazza: i Giardini Wagner del Caruso diventano quella piazza e sotto gli ulivi, vengono disposti in fila gli stand su cui ogni azienda espone il meglio e lo fa con passione, con la volontà di raccontare e raccontarsi, di cedere in un assaggio veloce tutto quello che sono, che è , che è stato e che sarà.
Alla guida dell’evento Iolanda Mansi, General Manager del Caruso, sostenitrice entusiasta di un progetto che si è diversificato negli anni in più appuntamenti. Le fa eco la filosofia gastronomica di Armando Aristarco, l’Executive chef del Caruso, che con i produttori cilentani ha stretto un rapporto che è amicizia, contatto quasi quotidiano, solidarietà ed inno al territorio.
Energico e vulcanico, come è giusto che sia essendo figlio del Vesuvio, percorso da una vera e propria “eruzione creativa”, Armando Aristarco si destreggia abilmente tra ceci, fagioli di Controne, colatura di alici e carciofini di Paestum o di Pertosa.
Il lusso è la terra e i suoi tempi
Il lusso è partire dalla terra e portare il meglio della terra fino ai palati internazionali che frequentano la struttura: una volta arrivati al Caruso, dall’imprenditore all’ereditiera, tutti possono scoprire perché, ad esempio, il fagiolo di Controne è così pregiato o perché la menaica è una rete da pesca sostenibile.
Intorno la musica del Cilento del maestro Angelo Loia e del progetto Oiza. Ballate, danze, ritmi che hanno la persistenza di una mano che penetra il terreno, che lo accarezza, che cava via ciò che non va e si assicura che tutto sia perfetto.
Questa magia si ripeterà domenica 21 settembre alle ore 19,00 quando il Caruso aprirà le porte alla terza edizione dell’Agorà della Dieta Mediterranea, evento nato per celebrare il benessere a tutto tondo che parte dalla tavola con la scelta di prodotti di nicchia e di un’alimentazione consapevole.
Domenica 21 settembre è ancora Agorà al Caruso Belmond
Tutti insieme, tra gli stand come per una sagra elegante e poi a tavola, seduti accanto anche a chi non si conosce perché solo così è possibile spanciare i confini, raccontarsi, condividere esperienze, partire da un assaggio e dire molto di più, arrivare a parlare di vita, di tempo che scorre, di ricordi, perfino di letteratura e perché no, di religione o filosofia.
Il cibo è solo una scusa, il La che accorda tutto il resto. “Nessuno parla tanto e tanto spesso di cibo quanto gli italiani”, a ripeterlo spesso è Maria Teresa Scarpa, l’instancabile sindaco di Gioi Cilento che di questa avventura ha preso per le mani inizio, prosieguo e contorni. E io le credo, le ho sempre creduto quando mi diceva che i produttori del suo paese, e del Cilento in genere, non vedevano l’ora di venire al Caruso per raccontarsi. La generosità e l’entusiasmo che li anima sono spiazzanti, quasi commoventi.
Vicini, intorno alla tavola
Ma adesso non c’ è tempo per scrivere troppo o per raccontare di più. Bisogna solo esserci, domenica 21, a partire dalle ore 19.00, e se il sapore non dovesse bastare, i fuochi della frazione Torello chiuderanno una festa che appartiene a tutti. Una festa in cui si avrà la prova che non esistono territori lontani o distanti e che la linea che demarca una provincia e sembra scostarla da quella successiva, è solo un piccolo confine immaginario che il sapore scavalca ed amalgama.
Perché questo è il segreto di una bella tavolata: non essere distanti, le sedie si avvicinano, quasi ci si urta, ed in quell’urto delicato nascono nuovi equilibri che un altro sapore lega ancora e tramanda. Per un figlio, per un nuovo commensale. Per una ricetta e per chi la annoterà frettolosamente su un foglio di carta. Così nascono le tradizioni e con loro chi da quella tradizione inventerà, ancora, un’altra storia.
Emilia Filocamo