Mercoledì scorso, 24 giugno, nella Sala Wagner del Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast, il Pride ha preso la forma della musica: costumi, voci liriche, pianoforti e un messaggio netto contro ogni discriminazione sessuale.
Il mese del Pride al Caruso con un concerto en travesti
Il Caruso ha scelto di celebrare il mese del Pride affidando alla musica un ruolo preciso: parlare di uguaglianza senza proclami, portando in scena corpi, voci e identità capaci di muoversi da un registro all’altro con naturalezza teatrale. Be Pride non è stato soltanto un appuntamento artistico, ma una costruzione curata nei dettagli, pensata per unire il linguaggio lirico, la suggestione del travestimento scenico e il valore civile di una giornata dedicata alla libertà personale.
La Sala Wagner, nel caldo giugno della Costiera Amalfitana, si è trasformata in uno spazio intimo e solenne. Il pubblico ha seguito l’esibizione senza dispersioni, accompagnato da una sequenza musicale che ha alternato ironia, devozione, virtuosismo e memoria popolare. Il risultato è stato un racconto sonoro di grande eleganza, nel quale il tema del Pride è entrato senza forzature: non come cornice decorativa, ma come senso profondo dell’intero evento.
Al centro della prima parte, l’idea dell’en travesti. Anna Paola Troiano, soprano, è arrivata poco prima dell’inizio con la sicurezza di chi conosce la scena, i tempi del cambio d’abito e la forza della propria voce. Il trucco teatrale, armonioso, dava risalto agli occhi e preparava già il passaggio di ruolo: durante l’esibizione sarebbe stata uomo e poi Madonna. Vittorio D’Emma, giovane controtenore di Cetara, ha affrontato invece il percorso inverso, incarnando prima una figura femminile e poi maschile, con una voce morbida, duttile, capace di imporsi senza ostentazione.
Le voci liriche e il senso del travestimento scenico
Il travestimento, nel contesto del concerto, non ha avuto il valore di un espediente visivo. È diventato un modo per ricordare quanto il teatro musicale abbia sempre attraversato identità, ruoli e generi con una libertà spesso più avanzata della società che lo osservava. Soprano e controtenore hanno dato corpo a questa possibilità: cambiare figura, attraversare simboli, modificare postura e presenza, lasciando però intatta la verità della voce.
Questa scelta ha reso l’evento più forte sul piano culturale. Il Pride, qui, non è stato raccontato con parole astratte, ma mostrato nel gesto artistico: un uomo può farsi donna in scena, una donna può farsi uomo, la voce può abitare più forme, l’identità può essere rappresentata senza essere ridotta a etichetta. La musica ha fatto il resto, perché ha permesso al messaggio di arrivare con immediatezza, senza bisogno di spiegazioni pesanti.
La presenza di Anna Paola Troiano e Vittorio D’Emma ha dato all’apertura una qualità teatrale intensa. Il pubblico ha potuto assistere a una trasformazione controllata, raffinata, in cui l’abito e il trucco non coprivano gli interpreti, ma li aiutavano a liberare nuove possibilità espressive. In questo senso, Be Pride ha scelto la strada più difficile: non usare la musica come semplice intrattenimento, ma farne materia viva di racconto civile.
Giancarlo Amorelli guida il progetto musicale
Anima dell’evento è stato il M° Giancarlo Amorelli, compositore, preparatore e direttore, figura centrale nella costruzione dell’ensemble e autore del Mater Dei eseguito nella seconda parte. La sua presenza ha dato compattezza all’intero programma. Prima ancora di sedersi al pianoforte, Amorelli ha accompagnato il pubblico dentro la storia delle arie, delle composizioni e dei personaggi evocati dalla giornata, trasformando l’attesa in un momento di conoscenza.
Il suo modo di raccontare la musica ha avuto un peso decisivo. Date, leggende, aneddoti, misteri, partiture e vicende biografiche sono entrati nella sala con naturalezza, senza tono accademico. L’ascolto è diventato più consapevole. Ogni brano ha acquistato una prospettiva, ogni passaggio si è legato a una storia, ogni voce è stata collocata in un orizzonte più ampio.
Accanto a lui, il M° Gabriele Ottaiano, arrivato per primo con la classe di pianoforte del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, ha contribuito a dare al progetto una struttura musicale solida. In prima fila anche il M° Patrizia Porzio, presenza preziosa nella realizzazione dell’appuntamento e raccordo importante per la riuscita dell’iniziativa. Il lavoro preparatorio è apparso evidente sin dalle prime prove della mattina, quando i giovani pianisti hanno ripassato fraseggi, ingressi e passaggi con concentrazione assoluta.
Il Conservatorio di Napoli e i giovani interpreti in Sala Wagner
La classe del Conservatorio San Pietro a Majella ha portato al Caruso una presenza fresca, disciplinata, già professionale. Sabrina Cirillo, Antonio Scovotto, Gabriele Maiello e Giuseppe Pio Ottaiano hanno affrontato la giornata con la serietà di chi comprende l’importanza dell’occasione. Giuseppe Pio Ottaiano, figlio del M° Gabriele, ha aggiunto anche il violino al proprio percorso musicale, unendo studio universitario e formazione artistica.
In sala era presente anche Antonio Deliso, basso-baritono del Teatro San Carlo, artista essenziale nei modi e profondo nella resa vocale. La sua voce ha portato un timbro capace di restare nella memoria fisica dell’ascoltatore, con quella risonanza che sembra depositarsi dentro il petto prima ancora che nella mente.
Le cinque studentesse cinesi del Conservatorio di Napoli hanno composto il coro della seconda parte. Vestite di bianco, leggere nella presenza scenica, hanno assunto il ruolo degli angeli nel Mater Dei firmato dai maestri Amorelli e Ottaiano. Prima dell’esibizione, le foto scattate a vicenda, i piccoli gesti di attesa, la cura dell’abito e dell’ingresso hanno mostrato un altro volto della giornata: quello umano, fatto di preparazione, concentrazione e piccoli riti condivisi prima di entrare in scena.
Dal Mater Dei al pianoforte a otto mani: il finale napoletano
La seconda parte ha cambiato atmosfera. Il Mater Dei ha introdotto una dimensione più raccolta, vibrante, nella quale la suggestione liturgica si è fusa con la voce della Madonna interpretata da Anna Paola Troiano e con il coro angelico delle allieve del Conservatorio. Il passaggio dalle arie en travesti alla scrittura sacra ha dato profondità al programma, evitando una scansione prevedibile e portando l’ascoltatore in una zona emotiva più intensa.
Il finale ha poi riportato la sala verso l’energia della musica napoletana, con esecuzioni al pianoforte per sei e otto mani. L’ultima composizione ha visto quattro pianisti condividere lo stesso spazio sonoro sui tasti bianchi e neri, in un viaggio di circa dieci minuti costruito su brani e atmosfere popolari: da Reginella a ’O surdato ’nnammurato, con passaggi di tarantella e Tammurriata.
Il coinvolgimento del pubblico, chiamato a battere le mani seguendo il ritmo, ha trasformato il finale in una festa controllata, elegante, mai scomposta. L’applauso conclusivo è arrivato pieno, sentito, con quella qualità particolare che non misura solo la riuscita tecnica, ma la gratitudine per ciò che si è appena vissuto. Non c’è stato bis. Non serviva. La giornata aveva già trovato la propria chiusura musicale in un crescendo di energia condivisa.
Una giornata speciale per il Belmond Hotel Amalfi Coast
Be Pride è stato possibile anche grazie alla visione della General Manager Iolanda Mansi, che ha reso concreta l’iniziativa, e al sostegno del reparto Risorse Umane della struttura, con la Manager Sabrina Giordano impegnata sin dall’inizio nel percorso organizzativo. Il Caruso ha così confermato una sensibilità che va oltre l’ospitalità di alto livello: aprire uno spazio culturale, riconoscere il valore del mese del Pride, dare forma artistica a un messaggio di rispetto e inclusione.
La giornata del 24 giugno ha lasciato negli ospiti, nel team e nella stampa un’impressione destinata a durare. Non soltanto per la qualità delle esecuzioni, ma per l’equilibrio raggiunto: teatro, musica, formazione, identità e impegno civile sono stati tenuti insieme senza eccessi verbali. A parlare sono state le voci, i corpi scenici, i pianoforti, il coro, la sala.
Un messaggio arrivato in serata, “grazie per avermi regalato momenti di serenità e bellezza”, riassume forse meglio di molte analisi il senso dell’evento. Be Pride al Caruso ha offerto proprio questo: un tempo sospeso, costruito con rigore e sensibilità, nel quale la bellezza non è stata evasione, ma una forma concreta di rispetto.
Emilia Filocamo
