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Ravello, come le donne hanno forgiato l’anima culturale e artistica del borgo

In una Costiera spesso raccontata al maschile, Ravello svela la sua forza più autentica: essere un borgo che vive, cresce e continua a ispirare anche grazie alle donne
Di Francesco Vergovich
Ravello, villa Cimbrone, dalla pagina Fb Ravello, Amalfi Coast
Ravello, villa Cimbrone, dalla pagina Fb Ravello, Amalfi Coast

Ravello è un balcone sul Mediterraneo che da secoli attira viaggiatori, artisti e scrittori. Ma ciò che rende questo borgo della Costiera Amalfitana un luogo unico non è solo il paesaggio sospeso tra cielo e mare. È la traccia lasciata dalle donne: scrittrici, pittrici, intellettuali e imprenditrici che hanno inciso nel tempo sulla vita culturale, artistica ed economica della città.

Villa Cimbrone: l’oasi intellettuale di Woolf, Sackville-West e Trefusis

La storia di Villa Cimbrone non è solo architettura. Costruita originariamente nel XIV secolo dalla famiglia Acconciagioco, fu trasformata nel primo Novecento dal lord inglese Ernest William Beckett, che ne fece un gioiello eclettico con giardini scenografici e la celebre Terrazza dell’Infinito.

Negli anni Venti, questa residenza diventò rifugio per tre donne che segnarono la cultura europea: Virginia Woolf, pioniera del modernismo e autrice di capolavori come Mrs Dalloway e Le onde; Vita Sackville-West, poetessa e romanziera, nota anche per i giardini di Sissinghurst nel Kent e per la sua libertà anticonvenzionale; e Violet Trefusis, aristocratica ribelle e scrittrice, protagonista di una vita vissuta oltre le convenzioni sociali.

A Ravello, lontane dalle pressioni di Londra, queste donne trovarono uno spazio in cui discutere di letteratura, politica e relazioni personali. Nei giardini ridisegnati da Vita, tra statue classiche e pergolati, prendevano forma idee che avrebbero influenzato intere generazioni di scrittori e intellettuali. Villa Cimbrone divenne così non solo una dimora privata, ma un simbolo di emancipazione e pensiero femminile in un’epoca di profondi cambiamenti.

Chris Apel: la pittrice americana che “ascolta il canto” di Ravello

Passando al presente, il filo femminile che lega Ravello al mondo dell’arte continua con la pittrice americana Chris Apel. Nata a Cambridge, nel Massachusetts, Apel ha lavorato tra Stati Uniti e Italia, ma ha sempre considerato Ravello il centro della sua ricerca pittorica.

Nella raccolta Painting Ravello, descrive il borgo come il luogo che la ispira più di ogni altro: “Abbiamo tutti una casa spirituale… per me quel posto è Ravello. Perché mi canta”. È un canto che Apel traduce sulla tela: cieli violacei sopra le cupole arabe, la pietra antica delle chiese romaniche, i giardini di Villa Rufolo in fiore.

I suoi quadri non sono vedute turistiche, ma interpretazioni emotive, in cui la luce e il colore diventano protagonisti assoluti. Ogni tela è un atto d’amore verso il borgo, un invito a guardarlo non solo con gli occhi del viaggiatore, ma con la sensibilità di chi lo sente parte del proprio vissuto.

In questo, Apel raccoglie l’eredità di Woolf e Sackville-West: Ravello come luogo di rifugio e ispirazione femminile, dove la creatività non è interrotta, ma amplificata.

I Krøyer a Ravello: l’arte nordica incontra l’accoglienza mediterranea

Tra il 1890 e il 1891, Ravello accolse uno degli artisti più amati della Danimarca: Pietro Severino Krøyer, massimo esponente della scuola di Skagen, cerchia di pittori scandinavi che aveva già dialogato con l’impressionismo francese.

Krøyer arrivò insieme alla moglie Marie, colpita da problemi di salute, e scelse la Locanda Bonadies come rifugio. L’aria salubre e l’accoglienza calorosa dei proprietari — Andrea Bonadies e Maria Giglio — convinsero i coniugi a restare mesi.

Il soggiorno lasciò un segno profondo: Krøyer dipinse la locanda e i suoi fondatori, creando un ponte tra cultura danese e ravellese. Quel quadro, oggi custodito in Danimarca, è una delle testimonianze più vive di come Ravello fosse già allora un luogo di incontro internazionale.

La moglie Marie trovò giovamento nella permanenza, e questo rafforzò l’idea del borgo come luogo terapeutico e accogliente, dove la comunità — guidata anche da figure femminili come Maria Giglio — offriva non solo ospitalità, ma cura.

Peder Severin Kroyer - Osteria in Ravello - (MeisterDrucke-16500)
Peder Severin Kroyer – Osteria in Ravello (Locanda Bonadies) – (MeisterDrucke-16500)

L’eredità al femminile: Mara e Suita Carrano e l’ospitalità come cultura

Oggi, la storia della Locanda Bonadies legata fortemente con la vicenda dei coniugi Krøyer, continua con le pronipoti del fondatore, Mara e Suita Carrano. Le due sorelle hanno trasformato l’antica locanda nell’Hotel Bonadies, mantenendo intatta la memoria ma proiettandola nel turismo contemporaneo.

Suita è conosciuta come wedding planner di alto livello, capace di portare a Ravello matrimoni internazionali che hanno dato visibilità al borgo in tutto il mondo. Mara, invece, custodisce con attenzione la tradizione familiare, unendo accoglienza alberghiera e promozione culturale.

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Attraverso il loro lavoro, le sorelle Carrano incarnano il valore femminile non solo come custodia del passato, ma come motore economico e culturale del presente. Ogni ospite che soggiorna al Bonadies entra in contatto con questa eredità, fatta di accoglienza calorosa e di una memoria che si rinnova continuamente.

Il Ravello Festival: la cultura si veste di femminile

Il Ravello Festival, nato nel 1953, è oggi uno degli appuntamenti musicali e artistici più importanti d’Europa. Nella cornice dei giardini di Villa Rufolo, dove Wagner trovò ispirazione per il Parsifal, ogni estate si alternano concerti, mostre ed eventi di respiro internazionale.

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Le donne non sono solo protagoniste dietro le quinte, ma anche nei contenuti: quest’anno il festival ospita la mostra “Le Donne dell’Antichità” di Anselm Kiefer, che esplora la figura femminile come forza creatrice e distruttrice, simbolo di ciclicità e rinascita. Una scelta tematica che ribadisce come Ravello continui a dialogare con il mondo attraverso un linguaggio al femminile.

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Il festival stesso è un luogo di incontro per artiste, direttrici d’orchestra, musiciste e curatrici che contribuiscono a mantenere viva la vocazione culturale del borgo.

Un borgo che parla con voce femminile

Dalle scrittrici moderniste ai quadri di Chris Apel, dalla storia dei Krøyer all’impegno imprenditoriale delle sorelle Carrano, fino ai festival contemporanei, il filo che unisce Ravello è sempre lo stesso: una voce femminile che trasforma la bellezza in cultura, l’accoglienza in economia, la memoria in futuro.

In una Costiera spesso raccontata al maschile — tra imprese marinare e leggende di mercanti — Ravello svela la sua forza più autentica: essere un borgo che vive, cresce e continua a ispirare soprattutto grazie alle donne.

 
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Cultura

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