Ogni anno, il 27 luglio, la comunità di Ravello celebra la festa del suo Santo Patrono, San Pantaleone Medico e Martire, protettore invocato contro le infermità di lunga degenza. La ricorrenza anche quest’anno si è aperta con una solenne novena iniziata intorno al 17 luglio, ed è culminata in due giorni di celebrazioni liturgiche, musicali e sociali. Le festività ufficiali si sono tenute sabato 26 e domenica 27 luglio 2025.
Popolarissima e partecipatissima è la tradizionale liquefazione del sangue contenuto nell’ampolla custodita nella cappella barocca del Duomo. Il sangue, miracolosamente liquefatto già a Costantinopoli nel 1057, è noto a Ravello almeno dal 1577.
Maggio e luglio: due celebrazioni, radici storiche profonde
Sono due appuntamenti distinti:
San Pantaleone di Maggio, celebrato ogni terza domenica di maggio, ricorda la traslazione del sangue avvenuta nel 1661: l’ampolla fu spostata dalla finestra dell’altare maggiore alla “cappella nuova” realizzata dal vescovo Bernardino Panicola nel 1643. Il triduo si è svolto dal 15 al 18 maggio 2025, con messe, processioni e concerto bandistico culminante nel 18 maggio.
A luglio, l’evento celebra il dies natalis del martire e conferma la devozione popolare con liturgie solenni, processione dello splendido busto argenteo, musica e fuochi d’artificio nella serata del 27 luglio. In questa occasione la viabilità intorno a Piazza Duomo è rigidamente regolamentata tra il 26 e il 27 luglio per favorire sicurezza e partecipazione.
La memoria viva: dalla leggenda al racconto di Mara Carrano
Il racconto della reliquia affonda le sue radici nelle rotte amalfitane verso l’Oriente: la leggenda narra che l’ampolla, giunta tra IX e XI secolo da Costantinopoli, sia rimasta bloccata a Ravello dopo una tormenta, segno che il sangue volesse fermarsi lì per sempre. Da allora si manifesterebbe il prodigio della liquefazione.
La proprietà dell’Hotel Bonadies, storica casa ecclesiastica trasformata in Locanda, fondata dal Cav. Andrea Carrano Bonadies, è stata testimone diretta di questa devozione frammentata tra devozione familiare e devozione comunitaria. Come racconta Mara Carrano, insieme alla sorella Suita proprietarie dell’hotel e nipoti del fondatore:
“I miei nonni raccontavano che il Sangue fosse arrivato a “casa nostra”, (all’epoca Locanda Bonadies). Poi trasferito nel Duomo. Per questo motivo il mio bisnonno costruì un gazebo chiamato ‘capellone’ per far sostare la statua di fronte all’Albergo … la devozione della famiglia da allora non è mutata”.
Un legame autentico e duraturo che racconta come la religione, la storia e la memoria familiare si intreccino nel tessuto urbano di Ravello.