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Ravello rende omaggio a San Pantaleone: devozione, tradizione, sangue miracoloso e il ricordo di Mara Carrano

La leggenda narra che l’ampolla con il sangue di San Pantaleone, giunta tra IX e XI secolo da Costantinopoli, sia rimasta bloccata a Ravello dopo una tormenta
a cura di Lina Gelsi
Tabernacolo con il sangue di San Pantaleone. Di GiovAngri - Opera propria, CC BY-SA 4.0, httpscommons.wikimedia
Tabernacolo con il sangue di San Pantaleone. Di GiovAngri - Opera propria, CC BY-SA 4.0, httpscommons.wikimedia

Ogni anno, il 27 luglio, la comunità di Ravello celebra la festa del suo Santo Patrono, San Pantaleone Medico e Martire, protettore invocato contro le infermità di lunga degenza. La ricorrenza anche quest’anno si è aperta con una solenne novena iniziata intorno al 17 luglio, ed è culminata in due giorni di celebrazioni liturgiche, musicali e sociali. Le festività ufficiali si sono tenute sabato 26 e domenica 27 luglio 2025.

Popolarissima e partecipatissima è la tradizionale liquefazione del sangue contenuto nell’ampolla custodita nella cappella barocca del Duomo. Il sangue, miracolosamente liquefatto già a Costantinopoli nel 1057, è noto a Ravello almeno dal 1577.

Maggio e luglio: due celebrazioni, radici storiche profonde

Sono due appuntamenti distinti:

San Pantaleone di Maggio, celebrato ogni terza domenica di maggio, ricorda la traslazione del sangue avvenuta nel 1661: l’ampolla fu spostata dalla finestra dell’altare maggiore alla “cappella nuova” realizzata dal vescovo Bernardino Panicola nel 1643. Il triduo si è svolto dal 15 al 18 maggio 2025, con messe, processioni e concerto bandistico culminante nel 18 maggio.

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A luglio, l’evento celebra il dies natalis del martire e conferma la devozione popolare con liturgie solenni, processione dello splendido busto argenteo, musica e fuochi d’artificio nella serata del 27 luglio. In questa occasione la viabilità intorno a Piazza Duomo è rigidamente regolamentata tra il 26 e il 27 luglio per favorire sicurezza e partecipazione.

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La memoria viva: dalla leggenda al racconto di Mara Carrano

Il racconto della reliquia affonda le sue radici nelle rotte amalfitane verso l’Oriente: la leggenda narra che l’ampolla, giunta tra IX e XI secolo da Costantinopoli, sia rimasta bloccata a Ravello dopo una tormenta, segno che il sangue volesse fermarsi lì per sempre. Da allora si manifesterebbe il prodigio della liquefazione.

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La proprietà dell’Hotel Bonadies, storica casa ecclesiastica trasformata in Locanda, fondata dal Cav. Andrea Carrano Bonadies, è stata testimone diretta di questa devozione frammentata tra devozione familiare e devozione comunitaria. Come racconta Mara Carrano, insieme alla sorella Suita proprietarie dell’hotel e nipoti del fondatore:

“I miei nonni raccontavano che il Sangue fosse arrivato a “casa nostra”, (all’epoca Locanda Bonadies). Poi trasferito nel Duomo. Per questo motivo il mio bisnonno costruì un gazebo chiamato ‘capellone’ per far sostare la statua di fronte all’Albergo … la devozione della famiglia da allora non è mutata”.

Un legame autentico e duraturo che racconta come la religione, la storia e la memoria familiare si intreccino nel tessuto urbano di Ravello.

 
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Cronaca

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