La stagione estiva è appena iniziata, ma il rischio incendi nei boschi del Lazio è già una realtà concreta. Dal 15 giugno al 15 ottobre, la Regione ha avviato ufficialmente la Campagna Antincendi Boschivi (AIB) 2025, presentata alla stampa nella sede della Protezione Civile regionale di via Laurentina. I numeri raccontano di un impegno imponente: circa 4.000 volontari, 700 mezzi antincendio e una nuova flotta di 7 elicotteri, per la prima volta tutti a disposizione del territorio per un ciclo operativo di 36 mesi.
Non si tratta solo di risposta emergenziale. L’impressione è che la Regione Lazio, guidata da Francesco Rocca, stia cercando di passare a un modello di prevenzione strutturale, più coerente con l’evoluzione del fenomeno. Perché gli incendi di oggi – come ha ricordato lo stesso presidente – non sono più quelli di dieci anni fa: più vasti, più veloci, spesso alimentati da condizioni meteorologiche sempre più estreme e da territori vulnerabili.
Sette elicotteri per coprire ogni area critica
L’investimento sulla flotta aerea è uno dei passaggi più significativi della strategia. I 31 milioni di euro stanziati serviranno a garantire la presenza costante di 2 elicotteri bimotore e 5 monomotore, in grado di intervenire anche in condizioni operative difficili. A questi si affiancano, come da protocollo, le squadre di terra: volontari addestrati e mezzi fuoristrada attrezzati con sistemi di spegnimento.
È qui che entra in gioco la rete capillare del volontariato organizzato, una risorsa spesso invisibile ma fondamentale nella gestione degli incendi di interfaccia, quelli cioè che minacciano abitazioni e infrastrutture.

Collaborazioni interregionali
Accanto all’apparato regionale, è stato rinnovato l’Accordo annuale con i Vigili del Fuoco, che prevede un finanziamento di 3,1 milioni di euro per l’attivazione di squadre boschive supplementari. Un elemento non secondario, considerando che proprio nei mesi estivi le chiamate al 115 aumentano in modo esponenziale, e il rischio di sovraccarico operativo è concreto.
Una novità di questa campagna è anche la sperimentazione dei gemellaggi tra regioni, una formula già adottata a livello nazionale ma qui applicata con maggiore sistematicità. Nel sud pontino, in particolare, arriveranno contingenti di Protezione Civile da altre aree d’Italia, a supporto delle squadre locali. Una forma di cooperazione che rafforza il concetto di emergenza condivisa: quando brucia un bosco, non è solo un problema locale.
La sfida della prevenzione
Dietro ogni rogo spento ci sono ore di coordinamento, mappe satellitari, decisioni rapide prese da chi conosce a memoria ogni sentiero, ogni crinale. La Regione Lazio, come ha sottolineato l’assessore alla Protezione Civile Pasquale Ciacciarelli, ha lavorato fianco a fianco con i coordinamenti territoriali per calibrare le risorse sulla base delle reali vulnerabilità locali. Un lavoro silenzioso, tecnico, ma essenziale.
La scommessa è tutta qui: riuscire a intervenire prima che un focolaio diventi un disastro. In un contesto in cui i cambiamenti climatici aumentano la frequenza e la gravità degli incendi, non basta più contare solo sulla reattività: serve una regia preventiva che tenga insieme tecnologia, mezzi, volontariato e conoscenza del territorio.