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10 Luglio 2020

Pubblicato il

Religione, Cristo Salvatore, luce e gloria dell’uomo

di Redazione

di Il capocordata

Il 2 Febbraio, festa della Presentazione del Signore (la Candelora), sostituisce la quarta domenica del Tempo ordinario. Il brano del vangelo di Luca (2, 22-40) ci presenta una lunga descrizione di chi è il Signore: in quel bambino che i genitori presentano al Tempio si nasconde la grandezza di un Dio che si fa piccolo, l’Onnipotenza dell’Altissimo che si incarna, si fa storia ed entra nella sua casa.

Andare a Gerusalemme

Il gesto della famiglia di Nazareth è inquadrato nel contesto della legge antica. Maria e Giuseppe seguono esattamente ciò che il Signore ha stabilito per “ogni maschio primogenito: egli sarà sacro al Signore” (v. 23). Si descrive semplicemente la storia di due sposi che hanno avuto un figlio, primo e maschio, e salgono a Gerusalemme per “adempiere” a ciò che il Signore pretende nella sua Legge data a Mosè e da seguire fedelmente per essere religiosi e camminare nelle sue vie. Ma per il credente, che ha già ascoltato l’annuncio di quel Bambino a Nazareth, ha gioito al canto degli angeli la notte della nascita, ha contemplato con i pastori il Salvatore, il Cristo Signore, in quel Bambino c’è tutta la forza e la maestà di Dio, quella misericordia e quell’attenzione ai poveri, ai deboli, ai bisognosi che saranno caratteristiche di tutto il vangelo.

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Simeone, uomo di fede

A Gerusalemme vive molta gente, ma non tutti sono attenti. L’evangelista si attarda appositamente su questo anziano, Simeone, e sulla figura femminile e delicatissima di Anna, profetessa. Simeone è descritto come “uomo giusto e pio” (v. 25), che “attende la consolazione di Israele” ed è guidato dallo Spirito Santo. L’anziano profeta non solo benedice Dio, ma benedice anche i genitori di Gesù e poi parla a Maria della morte e della risurrezione, della pace e della spada che Gesù, segno di contraddizione è venuto a portare. Ci vuole fede per dirlo e per crederlo; ci vuole fede per poterlo affermare, in un contesto fondamentalmente rituale e festoso; ci vuole fede per mettere davanti alla madre la storia del Figlio.

Simeone è il primo testimone di questa Pasqua di morte e risurrezione

Il vecchio Simeone testimonia che, se anche Gesù non parla ancora, si esprime attraverso le vicende e le parole degli uomini stessi. La vita di Simeone è stata un’attesa prolungata di un Bambino che è arrivato solo alla fine, la sua vita acquista il suo significato massimo proprio nel momento in cui si spegne. Ogni credente, come Simeone, può ripetere le parole di Dio con la propria vita, senza pensare di esaurirle: “Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace” (v. 29).

Gesù è questo compimento che dà pace e significato pieno a tutta l’attesa messianica dell’antico Israele. Simeone e Anna c’invitano a vedere la storia come storia di salvezza attraverso la lettura delle vicende di questo mondo. Simeone e Anna predicano la possibilità d’incontrare veramente il Signore, prenderlo in braccio e benedirlo per ciò che avviene, per ciò che vediamo intorno a noi, nella vita e nel bene che gli altri sono e compiono, nel mondo e nella Chiesa.

Vedere e Vigilare

I suoi occhi indeboliti per l’età, non hanno perso il vigore della fede che sa scorgere oltre le apparenze. Sotto la carne di quel Bambino c’è il vero Dio, il Figlio dell’Altissimo, gloria e luce che illumina. In questo è profeta, cioè sa scorgere nella fede ciò che Dio ha preparato. La fede è il dono più grande che permette a ciascuno di vedere il senso delle cose, la bellezza delle persone, il fine verso il quale stiamo camminando. E’ il dono che ci aiuta in un discernimento quotidiano, personale e comunitario, nella differenza di vedute, ma nel desiderio di comunione. Vedere e saper decidere in merito a ciò che abbiamo visto di bene.

Simeone e Anna hanno aspettato una vita che il Signore arrivasse al tempio, e quando l’hanno visto e incontrato la loro vita ha trovato compimento e si sono congedati. La loro fede si è mostrata in quella vita che si risolve in un attimo: ora possono andare, perché hanno fatto semplicemente ciò che c’era da fare. Una vita lunga, in attesa del suo significato. Questa ricerca appassionata della verità, della vita, della vita che non muore è, a dir poco, meravigliosa. Ed entusiasma ancora.

Il ritorno in Galilea

Quel Bambino, il Figlio di Dio, ritorna nell’anonimato di trent’anni a Nazareth. La vita di Gesù, ordinaria e feriale come quella di ogni uomo, nasconde il segreto autentico della sua vita. Ciò che sostiene la crescita del Figlio di Dio non è né l’apparenza, né la spettacolarità. Quel bambino che diventa ragazzo e adulto è colui che deve “occuparsi delle cose del Padre” e non meno delle vicende degli uomini che è venuto a salvare. La grazia e la sapienza che Dio riversa su di lui si vedranno e si ascolteranno nella narrazione del Vangelo.

Quel giorno, nel tempio, lo Spirito ha guidato due anziani all’incontro desiderato da tutta la vita: in te, piccolo d’uomo, di soli quaranta giorni, essi hanno percepito che le promesse diventavano realtà: e questo li ha rallegrati. Gesù, anche noi vogliamo condividere la gioia dell’incontro, di un incontro che ha cambiato e continua a trasformare la nostra vita. Sì, tu sei la luce che spazza via le tenebre, la luce che rincuora, rischiara la via, la luce che ridesta la speranza.         

Bibliografia consultata: D’Agostino, 2020; Laurita, 2020.

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