25 Ottobre 2021

Pubblicato il

Religione, Pietro pescatore e pastore

di Redazione
di Il capocordata

Il vangelo (Gv. 21, 1-19) della terza domenica di Pasqua ci presenta la figura di Pietro sia come pescatore che come pastore della chiesa. La cornice geografica delle due scene è la riva occidentale del lago di Genezareth in Galilea.

Pietro e l’ufficio di Pastore (vv. 15-17)

Perché Gesù chiede a Pietro per ben tre volte se lo ama? La risposta sembra semplice: Pietro deve accettare che il Signore lo interroghi tre volte, perché per tre volte lo ha rinnegato. Ma per spiegare il nostro testo non è sufficiente questa considerazione. Il rinnegamento era un fatto personale; qui invece Gesù affida a Pietro un mandato che riguarda tutta la chiesa, l’intero gregge di Cristo. Due cose ci colpiscono particolarmente: la triplice ripetizione del mandato e l’aggiunta delle parole “più di questi” alla prima domanda (v. 15). La triplice domanda: “Simone di Giovanni, mi ami tu?” per alcuni conferisce maggior solennità a tutta la scena e riceve il suo valore giuridico nella triplice ripetizione fatta davanti a testimoni. La ripetizione significa che Pietro è stato nella dovuta forma incaricato ufficialmente di prendersi cura di tutto il gregge di Cristo.

Inoltre, Gesù nella domanda aggiunge le parole “più di questi”: perché sono state aggiunte queste ultime parole? Si sa che una certa “rivalità” tra Pietro e Giovanni, “l’altro discepolo” o “il discepolo che Gesù amava”, filtra attraverso tutto il Vangelo di Giovanni. Quando Giovanni scrive il suo Vangelo, Pietro aveva già da lungo tempo subito il martirio. Il fatto che 30 anni dopo la sua morte ci si interessi ancora della priorità di Pietro, significa che il compito pastorale che gli era stato affidato riguardava anche i suoi successori, e che in essi le parole di Gesù erano ancora attuali per la chiesa. Se, inoltre, si ammette che anche “il discepolo amato” era già morto al tempo della redazione del nostro testo, il problema si acuisce ancor più: è il successore di Pietro oppure il successore del “discepolo amato”, in altri termini: è il vescovo di Roma o il vescovo di Efeso che viene autorizzato a governare tutta la chiesa? Si stabilisce dunque una distinzione tra il discepolo che fu particolarmente amato da Gesù sulla terra e il discepolo che ama particolarmente Il Signore risuscitato. Il primato di Pietro e dei suoi successori si fonda sull’ufficio pastorale che è stato loro affidato: ci si attendeva senza dubbio anche dai successori di Pietro un amore particolare verso il Signore risorto, nell’esercizio del loro ufficio pastorale universale.

Pietro e l’ufficio di pescatore (vv. 1-14)

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Nella storia della tradizione, questo testo è probabilmente il più antico racconto di un’apparizione pasquale di Gesù ai suoi discepoli. Perciò è molto importante domandarci quale sia il ruolo di Pietro in questo episodio. Anzitutto, si sottolinea che Simon Pietro è il primo dei discepoli che si trovano insieme; egli prende l’iniziativa di andare a pescare e gli altri rispondono: veniamo anche noi con te. Dopo la pesca miracolosa, alla quale i discepoli erano stati invitati dallo sconosciuto che era sulla riva, il discepolo che Gesù amava riconosce il Signore e lo comunica a Pietro; Simon Pietro subito si riveste, poiché era nudo, e si getta in mare nella fretta di incontrare il suo Signore amato: Pietro in questo momento possiede la stessa attitudine interiore che aveva quando esclamava: allontanati da me, Signore, perché sono un peccatore.

Quando tutti i discepoli sono giunti a riva, Gesù chiede loro di portare dei pesci che avevano appena preso. Ma soltanto Pietro esegue quest’ordine: da solo trasse a riva la rete colma di pesci, che benché fossero tanti, la rete non si strappò. Un uomo, con le sue sole forze, non avrebbe potuto trascinare sulla terraferma una rete colma di così grossi pesci. Proprio a Pietro era stato detto da Gesù che sarebbe diventato pescatore di uomini! La grazia più grande per noi è di venire portati, nei dolori e nell’angoscia della morte, sulla terraferma dove si trova ad attenderci il Signore crocifisso e risorto.

Dopo la Pasqua, Gesù è già sulla terraferma dell’eternità, mentre noi soffriamo ancora sul mare del mondo, e con le nostre proprie forze non possiamo far niente. Avendo gettata la rete dove dice il Signore, i discepoli prendono un numero rigorosamente determinato di pesci, cioè tutti gli uomini che Dio ha eletto dall’eternità. Pietro da solo e con la una sola rete porta sulla riva tutta la moltitudine degli eletti, conducendoli a Cristo. Ma Gesù invita i suoi a mangiare assieme a lui. Nessuno ha più bisogno di chiedergli se lui è il Signore, perché ormai la loro fede si è trasformata in conoscenza (amore). E Gesù allora dona loro da mangiare il pane e il pesce: offre se stesso come il Dio eterno e salvatore, crocifisso per essi, perché il pesce arrostito è Cristo crocifisso.

Conclusione

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In questo brano del vangelo di Giovanni ci viene descritto l’ufficio di pastore conferito ufficialmente con una triplice formula a Pietro e ai suoi successori. Pietro deve consacrarsi a questo compito durante il pellegrinaggio del popolo di Dio attraverso il tempo. Inoltre ci viene aperta una prospettiva sulla fine della storia dei rapporti di Dio con gli uomini. In quel tempo Pietro farà entrare nel regno, al seguito di Cristo, la totalità degli eletti, che formeranno così una comunità indivisibile. Questi due passi analizzano la persona di Pietro da punti di vista diversi: come pastore del gregge di Cristo e come pescatore di uomini, un ruolo decisivo nel compimento ultimo della storia umana.                                                                  

Bibliografia consultata: Schwank, 1970.

 
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