Religione, “Vi darò uno spirito nuovo”

di Il capocordata

Un incontro al pozzo (Gv. 4, 5-42)

Gesù si sta recando dalla Giudea in Galilea: per arrivarci deve attraversare la Samaria, i cui abitanti sono considerati “eretici” e guardati con riprovazione dai giudei. Sono i discendenti di quanti erano rimasti nella regione al momento della deportazione assira nel secolo VIII a. C. e si erano fusi nel corso dei secoli con una parte delle popolazioni pagane deportate in Israele. Dopo il ritorno dall’esilio babilonese, furono estromessi dalla ricostruzione del tempio e organizzarono un culto autonomo, edificando sul monte Garizim un tempio, separato da Gerusalemme.

Durante il suo itinerario Gesù sosta presso un pozzo nella città di Sicar, per tradizione legato alle vicende del patriarca Giacobbe. Qui incontra una donna del luogo, venuta per attingere acqua. Va ad attingere acqua a mezzogiorno, un orario insolito, l’ora più calda in una città del Vicino Oriente. Evidentemente non vuol essere incontrata: forse si vergogna, si sente giudicata, avendo alle spallle una situazione sentimentale fallimentare.           

Dammi da bere (v. 7)

Al pozzo avviene qualcosa di paradossale: il Verbo di Dio chiede da bere per stabilire un contatto e, mentre chiede acqua, vanta di poterne offrire. Egli ha sete di raggiungere l’uomo ove è più assetato: nei luoghi in cui l’uomo cerca da bere, Dio cerca l’uomo per dargli da bere. Senza titubanze Gesù entra in relazione con la samaritana, una donna straniera. Chiedendole da bere, rompe dei tabù. La samaritana stessa, oltre che i discepoli, si domanda perché questo giudeo chiede da bere a lei, donna, per di più samaritana. Il testo lascia supporre implicitamente che ella nutra un interesse per Gesù. Di fatto, Gesù ha un atteggiamento non convenzionale per il tempo. Con fare seduttivo la donna chiede a Gesù se mai si consideri al pari di Giacobbe, padre delle dodici tribù di Israele.

Se tu conoscessi il dono di Dio (v. 10)

Accortosi dell’equivoco, Gesù aiuta la samaritana a superare il fraintendimento. Egli ha una strategia comunicativa: con un dialogo in sette battute accetta di interloquire con lei e, con efficacia, la conduce a un incontro autentico con lui. Lo fa suscitando nel suo cuore un sano desiderio: le parla di acqua viva, di un’acqua che zampilla per la vita eterna. Poco per volta, la donna si lascia coinvolgere, prende consapevolezza della sete più profonda e capisce che Gesù ha un’acqua diversa, che può dissetarla. Il Signore ha sete del suo desiderio: vuole che la donna giunga a percepire quanta sete ha nel cuore.

Và a chiamare tuo marito (v. 16)

Senza preavviso, Gesù le rivolge una richiesta imbarazzante: “Và a chiamare tuo marito” (v. 16). Dinanzi alla sua reticenza, smaschera la sua situazione affettiva fallimentare: la samaritana, infatti, ha avuto cinque mariti e convive con un sesto uomo. Sei è numero d’imperfezione nella Bibbia. Gesù non vuole svergognarla, ma porla dinanzi alla sua sete; la scuote nell’intimo, perché percepisca che le manca uno sposo in grado di dissetarla. La samaritana è come Israele in tanti momenti della sua storia: anziché cercare l’acqua da Dio, suo Sposo, si è rivolta agli idoli come un’adultera, scavandosi cisterne screpolate, che non tengono acqua. Con tutta probabilità ella cerca una relazione sentimentale, Gesù, invece, vuole rivelarsi come il vero Sposo, l’unico in grado di soddisfare la sua sete.

Adorare il Padre in Spirito e Verità (v. 23)

In questo sconosciuto pellegrino che smaschera i suoi equivoci, la donna riconosce un profeta (v. 19). Quasi imbarazzata, pare tergiversare, cambiando argomento: comincia a parlare di luoghi di culto. A ben vedere la donna non va fuori tema: fino a ora, la samaritana ha cercato di colmare la propria sete nel “luogo” sbagliato; si è rivolta agli idoli, pozzi profondi e asciutti. Gli idoli lusingano, promettono felicità, ma lasciano con la gola riarsa: essi tolgono quanto promesso, assieme alla libertà. Gesù dichiara alla donna che l’acqua che zampilla per la vita eterna va cercata nell’incontro con quel Padre che si adora “in spirito e verità” nel tempio del suo corpo.

Lasciata la brocca, andò in città (v. 28)

Una volta riconosciuto il Messia la samaritana abbandona la sua anfora, perché ha trovata l’acqua che zampilla per la vita eterna. Senza vergogna, fa ritorno in città e si fa testimone, invitando i suoi concittadini alla sequela di Gesù. Lei, che fuggiva da tutti, ora è capace di vivere in pienezza le relazioni con gli altri e di attirarli a Gesù. E’ giunto il tempo della mietitura: la messe è il popolo samaritano che viene a Gesù. I discepoli sono divenuti mietitori di una semina per cui non hanno faticato: sono subentrati nel lavoro altrui, in primis quello del Figlio nella sua Pasqua.

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