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Renzo Arbore, memoria d’Italia: dall’infanzia sotto le bombe alla nascita di una carriera unica

Renzo Arbore ripercorre infanzia, musica, amicizie celebri e successi in Rai: un racconto personale che attraversa decenni di storia italiana
a cura di Alessandra Monti
Renzo Arbore
Renzo Arbore

Raccontare Renzo Arbore significa attraversare quasi un secolo di vita culturale italiana. La sua voce, limpida e ironica, permette di rivedere un Paese che cambia, dall’infanzia segnata dalla guerra alla sorprendente stagione creativa della radio e della televisione. L’intervista al Corriere della Sera diventa così una testimonianza preziosa, ricca di episodi verificabili e personaggi reali che hanno contribuito a costruire un immaginario condiviso.

L’infanzia a Foggia di Renzo Arbore e i segni indelebili della guerra

I primi ricordi di Arbore sono quelli di un’Italia dominata dal regime, quando da bambino vedeva Mussolini arrivare a Riccione accolto da applausi. La dimensione ingenua dell’infanzia si mescolava a episodi quasi grotteschi, come la famosa volta in cui il Duce perse il costume in mare.

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Il clima si fece più duro con la guerra. Arbore rievoca l’odore delle micce accese per illuminare le stanze, la mancanza di viveri e la paura durante i bombardamenti su Foggia, mentre il Palazzo di famiglia diventava rifugio. In quei sotterranei, anziani e famiglie pregavano con voce sempre più alta per coprire il rumore degli aerei. E il piccolo Renzo, spinto dal padre, cercava di alleggerire la tensione cantando canzoni popolari imparate dalla balia friulana.

L’arrivo degli americani e la nascita di un immaginario musicale

Dopo essere stati sfollati a Chieti, gli Arbore tornarono a Foggia e trovarono il loro palazzo sotto sequestro. Proprio lì di fronte, gli americani avevano aperto un circolo dove si esibivano musicisti come Benny Goodman e Stan Getz. Una fortuna irripetibile per un ragazzo che si stava formando, curioso dei suoni d’Oltreoceano e attento anche alle melodie napoletane intonate dagli operai impegnati nella ricostruzione.

Gli anni della formazione e l’ironia di Arbore come cifra personale

Nella sua autobiografia Arbore racconta l’ambiente di provincia in cui cresceva, dove ogni personaggio del corso principale contribuiva a definire l’immaginario collettivo. L’artista lo colpiva più di tutti, e il primo che incontrò fu Humbert, soprannominato “l’inventore dell’acqua tiepida”. Da questi anni derivò il gusto per un umorismo intelligente, mai cattivo.

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A Bologna ottenne perfino una “laurea in goliardia”, consegnata da Umberto Eco dopo un esame scherzoso diventato celebre negli ambienti universitari.

Dalla Napoli degli studi agli Stati Uniti “sognati” nei locali americani

La scelta universitaria lo portò a Napoli, dove si iscrisse a giurisprudenza ma passò più tempo a suonare nel circolo militare americano a Calata San Marco. Lì, i soldati lo introdussero a un mondo musicale ricco e moderno. L’amicizia con Gerardo, con cui imitava gli americani nel look e negli atteggiamenti, diventò parte della sua identità di giovane artista. Non sorprende che per la celebre “Tu vuo’ fa’ l’americano” Carosone si sia ispirato proprio a giovani come loro.

L’arrivo di Renzo Arbore a Roma, la Rai e gli incontri che cambiano la vita

Finita l’università, Arbore arrivò a Roma con una raccomandazione ottenuta grazie a una vicina di casa. Non sapeva cosa fare finché una portiera dalla grande eleganza lo invitò a partecipare al concorso per maestro programmatore di musica leggera. Fu l’inizio di tutto: arrivò primo, e al suo fianco sedeva Gianni Boncompagni, che diventerà complice e fratello creativo.

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In quegli anni Arbore incontrò Gabriella Ferri, si immerse nella vita culturale romana e si trovò davanti al talento timido di Lucio Battisti, che lui spinse a cantare in prima persona le proprie canzoni. È sua l’intuizione di promuovere “Acqua azzurra, acqua chiara”, brano destinato a diventare un classico.

Il rinnovamento della radio e della tv italiana

Con Boncompagni realizzò “Per voi giovani”, programma amatissimo, poi interrotto per ragioni politiche. La risposta arrivò con “Alto gradimento”, spazio rivoluzionario per libertà creativa e invenzione linguistica. Mario Marenco, Giorgio Bracardi e altri interpreti resero quel mondo un laboratorio unico.

Più avanti, con “L’Altra domenica”, Arbore introdusse una generazione di talenti, fra cui Roberto Benigni. Quindi arrivò “Quelli della notte”, programma iconico che lanciò decine di personaggi e trasformò la seconda serata italiana. Infine “Indietro tutta!”, coronamento di una stagione irripetibile, chiusa con la celebre promessa in diretta: “Mi rivedrete fra vent’anni”.

Amicizie, amori e incontri che sembrano romanzi

Accanto al percorso professionale scorrono incontri sorprendenti: dal saluto privato di Craxi prima della fuga verso la Tunisia all’arrivo inatteso di Adriana Faranda, che confessò di aver tentato di intervenire telefonicamente a “L’Altra domenica”.

Ci sono poi gli affetti più intimi: la lunga storia d’amore con Mariangela Melato, nata quasi per caso durante una festa; il legame importante con Mara Venier; le amicizie profonde con Lucio Dalla, Boncompagni, De Crescenzo e molti altri.

Un bilancio lucido e affettuoso

Alla domanda su ciò che gli è mancato, Arbore ammette che avrebbe voluto avere figli, ma riconosce anche che una vita familiare tradizionale avrebbe forse limitato la libertà necessaria a costruire una carriera così ampia. Oggi si sente accompagnato dal nipote e dalla memoria di persone che hanno segnato la sua vita privata e artistica.

Il racconto di Arbore, nel suo insieme, è molto più di una serie di ricordi: è una testimonianza diretta di come si forma un grande artista e di come, attraverso incontri, caso, talento e curiosità, si possa contribuire a cambiare un intero linguaggio culturale.

 
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Interviste

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