C’è un compito che nessun agente vorrebbe svolgere: suonare a una porta alle prime luci e pronunciare una frase che cambia per sempre una famiglia. In Italia la scia non si interrompe: nel 2024 le vittime della strada sono state 3.030, con oltre 173 mila incidenti con lesioni e quasi 234 mila feriti. Numeri che restano sopra quota 3 mila da anni, lontani dall’idea di “zero morti” che l’Europa indica come orizzonte e dall’obiettivo di ridurre del 50% morti e feriti gravi entro il 2030.
Report e il “vuoto” che diventa rischio: controlli senza certezza, sicurezza a macchia di leopardo
L’inchiesta di Report su Rai 3, torna a puntare il faro su un paradosso tutto italiano: dispositivi e norme nati per salvare vite finiscono dentro un groviglio di regole, interpretazioni, ricorsi e prassi difformi. Nel mirino, da un lato gli autovelox e la loro validità amministrativa; dall’altro le barriere stradali, che in caso di impatto dovrebbero ridurre le conseguenze e non trasformarsi in una lama. “La cattiva strada” ricostruisce un quadro che, se non chiarito, produce un effetto immediato: l’attenzione si sposta dal comportamento pericoloso alla guerra di carte bollate, mentre l’obiettivo principale – ridurre morti e feriti – resta sullo sfondo.
Autovelox, il nodo omologazione: quando la multa diventa un caso nazionale
Il punto tecnico è diventato politico: per molte apparecchiature si discute la distinzione fra “approvazione” e “omologazione”. Nel 2024 un’ordinanza della Corte di Cassazione (n. 10505/2024) ha ribadito che i due procedimenti non coincidono e che la sola approvazione non basta a fondare l’accertamento, aprendo una stagione di contestazioni e sentenze altalenanti.
Da qui la richiesta – sempre più pressante – di regole lineari, uguali per tutti: Comuni e polizie locali chiedono certezze operative; gli automobilisti chiedono strumenti affidabili e controlli trasparenti; lo Stato deve impedire che la prevenzione sia percepita come mera “caccia alla sanzione”.
La risposta del MIT: censimento, lista nazionale e trasparenza sui dispositivi
Nel 2025 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha spinto sul censimento e sulla pubblicazione di una lista nazionale degli autovelox, presentandola come passaggio di chiarezza per amministrazioni e cittadini. È un cambio di passo importante, perché mette ordine su dove e quali dispositivi risultano registrati, ma non chiude da solo la frattura interpretativa che alimenta ricorsi e sfiducia.
Per il Lazio, dove arterie ad alto scorrimento, consolari e tratti extraurbani registrano flussi enormi, la questione non è astratta: significa decidere se il controllo velocità è una leva di sicurezza credibile oppure un terreno minato che finisce in tribunale.
Guardrail e barriere: quando l’infrastruttura ferisce invece di proteggere
L’altra faccia della stessa emergenza riguarda le barriere. Il tema dei dispositivi salva-motociclisti è normato: un decreto del 1° aprile 2019 disciplina i DSM e ne prevede l’installazione in specifiche condizioni, proprio per ridurre le lesioni devastanti in caso di caduta e scivolamento verso i paletti e i bordi metallici.
Eppure l’installazione procede con velocità diseguale, spesso legata a programmi di manutenzione, appalti, priorità locali. Anche ANAS ha lavorato su barriere e crash test con soluzioni dedicate, ma la domanda resta istituzionale: chi verifica, su ogni tratto, che la barriera sia adeguata al rischio reale e aggiornata agli standard?
Velocità, manutenzione, controlli: la sicurezza come politica pubblica
I dati ufficiali dicono che il sistema non migliora quanto serve: nel 2024 gli incidenti con lesioni e i feriti sono aumentati rispetto al 2023, mentre le vittime calano di pochissimo.
È qui che la sicurezza stradale diventa una scelta di governo, non un tema episodico. Servono almeno tre mosse coerenti: regole chiare su dispositivi e procedure; investimenti costanti su manutenzione e barriere nei punti ad alto rischio; controlli mirati sulla velocità con segnaletica leggibile e criteri pubblici, così che prevenzione e fiducia tornino a camminare insieme.
