Rieti. Allarme bocconi avvelenati, Unità Cinofila Antiveleno Carabinieri Forestali: Asia trova esche e carcasse sospette

L’Unità Cinofila Antiveleno del Gruppo Carabinieri Forestale di Rieti è attiva da anni ed è stata presentata come la prima nel Lazio
Di Alessandra Monti
Unità Cinofila Antiveleno, Asia con il militare conduttore
Unità Cinofila Antiveleno, Asia con il militare conduttore

L’allarme bocconi avvelenati resta alto e a Rieti cresce il lavoro dell’Unità Cinofila Antiveleno dei Carabinieri Forestali. Negli ultimi giorni il cane Asia, un pastore belga Malinois femmina in servizio con il proprio conduttore, un sottufficiale dell’Organizzazione Forestale dell’Arma, è stata impiegata in una serie di controlli nati da segnalazioni e attività investigative, sia nel Reatino sia fuori provincia.

Il bilancio operativo è rilevante: carcasse di animali sospettate di essere morte dopo ingestione di veleno, un boccone verosimilmente tossico confezionato come una polpetta e una sostanza giallastra sparsa sul terreno sono stati repertati e sequestrati per le analisi. Il lavoro del binomio cinofilo non si limita al ritrovamento dei reperti, ma rappresenta il primo passaggio concreto per risalire a chi dissemina sostanze pericolose nell’ambiente.

L’unità cinofila di Rieti e il ruolo di Asia nelle bonifiche ambientali

Asia non è un cane impiegato in modo occasionale. L’Unità Cinofila Antiveleno del Gruppo Carabinieri Forestale di Rieti è attiva da anni ed è stata presentata come la prima nel Lazio; il conduttore indicato nelle fonti pubbliche è il Brigadiere Capo Daniele Formichetti.

Il compito operativo è chiaro: il cane individua l’esca o il materiale sospetto grazie all’addestramento specifico, mentre il militare mette in sicurezza l’area, repertando ciò che viene trovato per consentire accertamenti tossicologici e investigativi.

Nel 2024 la stessa Arma ha citato Asia in un atto amministrativo relativo alla fornitura di mangime per l’unità di Rieti, ulteriore conferma dell’esistenza e dell’operatività del nucleo specializzato.

Bocconi avvelenati, perché il pericolo riguarda fauna, animali domestici e persone

Il tema non riguarda soltanto la tutela degli animali selvatici. Il veleno lasciato in un bosco, in un’area collinare o persino in un parco urbano può colpire cani, gatti, predatori e animali necrofagi. Le carcasse, a loro volta, possono trasformarsi in un nuovo veicolo di contaminazione per altri animali che se ne nutrono. È quella che gli operatori definiscono una catena di morte, perché l’effetto del veleno non resta confinato al primo bersaglio.

A questo si aggiunge il rischio per la salute pubblica: un bambino durante una passeggiata, oppure un animale da compagnia al guinzaglio, possono entrare accidentalmente in contatto con sostanze nocive disperse sul terreno. Per questo il ritrovamento tempestivo dei reperti e la bonifica delle aree interessate hanno un valore che va oltre il singolo episodio.

Le indagini partono dai reperti sequestrati

Il punto decisivo, adesso, sarà l’esito delle analisi. Le carcasse rinvenute, il boccone sotto forma di polpetta e la sostanza giallastra sono stati sottoposti a sequestro proprio per verificare la presenza di veleno e ricostruire la natura del materiale usato. Se la matrice tossica venisse confermata, quei reperti diventerebbero la base da cui sviluppare l’indagine per l’identificazione dei responsabili.

È un passaggio essenziale anche sul piano giudiziario, perché consente di spostare il racconto dal sospetto alla prova tecnica. In casi come questi, il lavoro sul campo del binomio cinofilo e quello successivo di laboratorio fanno parte di un’unica filiera investigativa.

Un fenomeno che nel Lazio richiede controlli continui

L’attività di Rieti si inserisce in un quadro più ampio. Già nel 2023 fonti locali avevano riferito che l’Unità Cinofila Antiveleno reatina aveva effettuato, dall’inizio dell’anno, oltre 60 ispezioni preventive e 25 d’urgenza in ambito regionale, con il reperimento di 14 campioni e oltre la metà dei casi risultati positivi all’avvelenamento.

Nel 2024 è stato inoltre ricordato che l’unità ha competenza sull’intero Lazio e che, grazie all’attività di Asia e del suo conduttore, erano stati individuati più di 20 reperti poi risultati avvelenati. Numeri che aiutano a capire perché le richieste di intervento siano in aumento e perché il presidio del Gruppo Carabinieri Forestale di Rieti venga considerato un riferimento non solo provinciale.

Prevenzione, segnalazioni e collaborazione dei cittadini

L’altro fronte, accanto alle indagini, è quello della prevenzione. I Carabinieri Forestali invitano i cittadini a segnalare senza ritardo il rinvenimento di carcasse sospette, uova anomale, pezzi di carne lasciati in luoghi pubblici o altri materiali che possano far pensare alla presenza di esche tossiche, utilizzando il numero di emergenza ambientale 1515.

La rapidità della segnalazione può fare la differenza: consente di delimitare l’area, attivare l’unità cinofila, raccogliere prove ancora integre e impedire che il veleno provochi altri danni.

È un lavoro silenzioso, spesso lontano dai riflettori, ma molto concreto. E il fatto che sempre più interventi vengano richiesti all’Unità Cinofila Antiveleno di Rieti racconta una necessità precisa: difendere il territorio con strumenti specialistici, esperienza investigativa e una presenza costante sul campo.

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista