Ristoranti: Johnny Micalusi assolto in appello, Assunta Madre torna al visionario del pesce

La Corte d’Appello assolve Johnny Micalusi e dispone la restituzione di Assunta Madre e di altri beni: si chiude il ribaltamento del primo giudizio
Di Francesco Vergovich
Johnny Micalusi

Johnny Micalusi, per tutti “Johnny”, è stato assolto dalla Corte d’Appello di Roma dalle accuse di intestazione fittizia di beni e autoriciclaggio: con lui sono stati assolti anche i figli Francesco e Lorenzo e il commercialista Luciano Bozzi, mentre i giudici hanno revocato la confisca e disposto la restituzione del ristorante Assunta Madre, di due immobili e di altri beni. È il ribaltamento più pesante di una vicenda che per anni ha segnato uno dei nomi più noti della ristorazione capitolina.

La sentenza che ribalta il primo verdetto e riapre il caso Assunta Madre

Per Micalusi, imprenditore di 62 anni originario di Terracina, l’assoluzione arriva dopo un percorso giudiziario lungo e durissimo. Nel 2017 era finito agli arresti nell’ambito dell’inchiesta “Nettuno” della Direzione distrettuale antimafia di Roma e in primo grado era stato condannato a una pena pesante, mentre i suoi figli avevano ricevuto 2 anni e mezzo ciascuno e il commercialista 2 anni e 9 mesi. Il secondo grado ha cancellato tutto con la formula più netta possibile: perché il fatto non sussiste. Non è solo un cambio di esito processuale. È una decisione che rimette in discussione l’intero impianto che aveva portato al sequestro del locale simbolo della sua storia imprenditoriale.

Il ritorno del ristoratore che ha costruito un marchio partendo dal porto di Terracina

Ma ridurre Johnny Micalusi alla definizione di imprenditore della ristorazione sarebbe poco. La sua traiettoria pubblica racconta soprattutto un uomo del mare, cresciuto a Terracina, formato sul lavoro vero, quello delle cassette scaricate all’alba e delle aste del pesce vissute come un mestiere e quasi come una vocazione. La cucina, nel suo caso, arriva dopo il rapporto diretto con il pescato.

Prima del locale, prima del nome affermato a Roma, c’è un’idea quasi ostinata della materia prima: il prodotto migliore va preso comunque, anche quando i prezzi salgono a livelli altissimi, anche quando l’acquisto pesa sui margini, perché il cliente affezionato deve trovare quel pesce e quei crostacei pure nei giorni in cui sembrano introvabili. È questa visione, più ancora del lato mondano di Assunta Madre, che ha costruito negli anni la sua reputazione.

La filosofia del pescato migliore e il valore di un nome diventato simbolo

Nel racconto della famiglia Micalusi torna spesso la stessa immagine: il mare come origine di tutto. A Johnny piace insistere sulla provenienza da Terracina, sugli anni da pescatori, pescivendoli e ristoratori e sulla presenza quotidiana alle aste ittiche, con decine di cassette di pesce fresco portate nei locali come segno distintivo della casa. È un dettaglio che aiuta a capire perché il ristorante non sia soltanto un’attività commerciale.

Assunta Madre, prima ancora di essere stato un indirizzo frequentato da volti noti, è stata la vetrina di una cultura del pescato fondata sulla scelta diretta, sull’occhio allenato, sulla capacità di riconoscere il pezzo raro prima degli altri. In un mercato dove molti comprano per listino, Micalusi ha costruito il suo personaggio sul colpo d’occhio e sulla scommessa personale.

I beni restituiti e il peso reale della decisione della Corte

La sentenza d’appello ha effetti immediati e molto concreti. Non riguarda soltanto l’onore personale del ristoratore, ma anche la disponibilità di un marchio e di un patrimonio che in questi anni erano diventati il cuore materiale della vicenda. La revoca della confisca e l’ordine di restituzione di Assunta Madre, dei due immobili e degli altri beni segnano un punto di svolta netto.

Per chi segue la ristorazione romana, vuol dire restituire titolarità e piena disponibilità a un nome che, nel bene e nel male, ha inciso sull’immagine della cucina di pesce nella Capitale. Da una parte si chiude il capitolo della condanna di primo grado, dall’altra si apre quello delle eventuali iniziative risarcitorie annunciate da Micalusi, convinto che gli anni del sequestro abbiano travolto non soltanto il lavoro, ma anche la sua identità pubblica.

Roma, i vip, i calciatori e una tavola diventata indirizzo del potere

Il nome di Assunta Madre, per anni, è stato associato a una Roma che conta, si incontra e si riconosce a tavola. Politici, vip, sportivi, professionisti: il locale è diventato uno di quei posti che finiscono per raccontare una città quasi quanto un palazzo istituzionale o un salotto televisivo. Anche per questo la sentenza riporta al centro un personaggio capace di unire mondi lontani: il ragazzo del porto e il padrone di casa dei tavoli più richiesti, il commerciante di pesce e l’uomo che ha servito una clientela internazionale.

Per molti, Micalusi non è soltanto il titolare di un ristorante famoso: è un volto che ha incarnato un pezzo di romanità gastronomica dove il lusso non nasce dall’apparenza, ma dalla qualità del pescato esibito già all’ingresso.

Lo chef Gianfranco Vissani: “Sono felice, Johnny è un uomo generoso, dal cuore grande”

A suggellare il ritorno di Johnny Micalusi arriva anche la voce di Gianfranco Vissani, che ha accolto con soddisfazione la notizia dell’assoluzione, rivolgendogli i suoi migliori auguri. Il celebre chef ha voluto mettere l’accento non soltanto sull’aspetto professionale, ma anche su quello umano, definendo Micalusi un uomo generoso, dal cuore grande, con un forte senso dell’amicizia e un rispetto profondo per il proprio lavoro.

Poi il riconoscimento più gratificante, quello che nel mondo della ristorazione vale quasi come una consacrazione: per Vissani, “In Italia nessuno conosce il pesce come lui e nessuno lavora un prodotto di qualità come Johnny”.

È questa immagine, dopo la cronaca giudiziaria, che oggi prova a riemergere con forza: quella di un visionario del pesce che rivendica il diritto di tornare padrone del proprio destino.

 
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Cronaca

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