Roccaraso, nasce il primo campo di calcio a 5 per non vedenti: l’Abruzzo lancia un modello di sport vero

A Roccaraso prende forma il primo campo di calcio a 5 per non vedenti: un progetto che unisce sport, accessibilità, nazionale azzurra e inclusione
Di Redazione
SPORT ABILITY ROCCARASO

A Roccaraso sta prendendo forma un progetto destinato a lasciare un segno preciso nello sport paralimpico italiano: il primo campo di calcio a 5 pensato per non vedenti completamente omologato. Attorno a questa iniziativa si muove SportAbility Roccaraso, realtà guidata da Giulia Cipriani, nutrizionista e presidente dell’associazione, già collaboratrice FISPIC. Il legame con la Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi, con gli atleti della nazionale e con il territorio abruzzese rende l’idea molto più di un’opera sportiva: è una scelta concreta che punta a dare continuità ad allenamenti, raduni, eventi e occasioni di incontro.

Un campo di calcio a 5 per non vedenti che parte da Roccaraso

L’idea nasce da un’esperienza diretta, vissuta sul campo, accanto agli atleti della FISPIC. Giulia Cipriani ha conosciuto da vicino il mondo del calcio a 5 B1, la categoria dedicata ai non vedenti, e da quel contatto quotidiano è maturata la convinzione che servisse una struttura pensata davvero per questa disciplina, senza arrangiamenti e senza adattamenti provvisori. In Italia, infatti, spesso si utilizzano impianti riadattati, con costi maggiori e con inevitabili limiti organizzativi. Da qui la scelta di Roccaraso, località ritenuta adatta per posizione, clima e capacità di accoglienza. Lo stesso contesto abruzzese, negli ultimi anni, ha già ospitato più volte raduni della nazionale italiana di calcio a 5 non vedenti, segno che questo territorio è ormai riconosciuto come punto di riferimento credibile per la disciplina.

Sport inclusivo in Abruzzo, oltre le barriere che non si vedono

Il valore del progetto non si misura soltanto nella novità dell’impianto. Il punto più forte sta nel messaggio che porta con sé. Quando si parla di accessibilità, spesso il dibattito si ferma alle strutture fisiche. Qui, invece, emerge con chiarezza un altro nodo: il peso dei pregiudizi, delle esitazioni, della distanza culturale che ancora accompagna il tema della disabilità. L’esperienza raccontata da Cipriani va esattamente in direzione opposta. Il suo lavoro, come quello dell’associazione, prova a riportare il rapporto con le persone ipovedenti e non vedenti dentro una normalità autentica, fatta di rispetto, ascolto, autonomia e competenza.

È questo il passaggio che rende SportAbility Roccaraso un caso interessante anche fuori dall’Abruzzo. Il progetto non chiede compassione e non cerca un linguaggio pietistico. Chiede, piuttosto, di cambiare sguardo. Di capire che lo sport può essere il luogo in cui una persona non viene definita dal limite, ma dal gesto, dalla tecnica, dalla memoria, dall’orientamento, dalla fiducia nel compagno, dalla capacità di sentire il pallone sonoro e di leggere lo spazio in modo diverso. In altre parole, da una forma piena di presenza.

La nazionale azzurra e gli atleti che danno forza al progetto

Il legame con la nazionale è uno degli elementi che danno consistenza all’iniziativa. La FISPIC ha confermato che nell’estate 2025 la Nazionale italiana di calcio a 5 non vedenti ha alloggiato a Roccaraso e si è allenata in Abruzzo, con l’organizzazione del raduno curata anche da Giulia Cipriani. Nello stesso resoconto federale vengono citati alcuni dei protagonisti del gruppo azzurro, come Francesco Cavallotto, Valerio Arancio Febbo e Paul Iyobo, nomi che compaiono anche nel racconto di questo percorso come parte viva del direttivo e del lavoro quotidiano che sostiene la crescita del progetto.

Non è un dettaglio secondario. Quando un’iniziativa locale riesce a tenere insieme territorio, associazionismo e atleti di livello nazionale, smette di essere una bella storia isolata e diventa una piattaforma. È lì che cambia il peso dell’investimento. Il campo di Roccaraso può infatti trasformarsi in uno spazio utile non soltanto per le attività ordinarie, ma anche per ritiri, preparazione tecnica, dimostrazioni pubbliche e appuntamenti di rilievo. Lo scenario indicato è già chiaro: ospitare la nazionale non vedenti in vista degli impegni internazionali e, in prospettiva, lavorare anche a una Nations Cup.

Inclusione, turismo sportivo e futuro del territorio

C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare. Un’infrastruttura di questo tipo può avere effetti anche sul piano territoriale. Roccaraso è una località nota per il turismo montano, ma la realizzazione di un campo specializzato apre un orizzonte ulteriore: quello dello sport inclusivo come leva di identità e attrazione. Atleti, staff, famiglie, federazioni, eventi, soggiorni, collaborazioni. Tutto questo produce movimento, attenzione pubblica, economia, ma soprattutto riconoscibilità.

La forza dell’idea sta proprio qui: non separare il piano umano da quello organizzativo. Da una parte c’è il desiderio di offrire opportunità vere a chi gioca e si allena; dall’altra c’è una visione che prova a collocare l’Abruzzo al centro di una rete nazionale. Non è casuale che la stessa comunicazione di SportAbility parli di un luogo pensato per non vedenti e vedenti, un punto di incontro prima ancora che un semplice rettangolo di gioco. È un modo netto per dire che l’inclusione funziona quando smette di essere parola da convegno e diventa abitudine, calendario, presenza, allenamento, fatica condivisa.

Giulia Cipriani e il senso più forte di un progetto che guarda lontano

Al centro resta la figura di Giulia Cipriani, che in questa vicenda appare come il motore umano e organizzativo di un’idea nata dall’incontro con gli atleti e rafforzata da esperienze personali profonde. È il tipo di leadership che non si impone con gli slogan ma con la continuità, con la capacità di fare rete, di convincere, di tenere insieme visione e dettagli pratici. Il suo messaggio arriva con chiarezza: la disabilità non deve essere trattata come un tabù né come una zona da maneggiare con imbarazzo. Deve essere accolta dentro una vita piena, dentro relazioni normali, dentro spazi reali.

In questo senso il campo di Roccaraso racconta molto più del calcio a 5. Racconta un’Italia che, quando vuole, sa costruire modelli avanzati partendo anche dai centri meno grandi. Racconta un Abruzzo che sceglie di non restare ai margini. E racconta uno sport che non chiede scorciatoie, ma possibilità. Il risultato è un progetto che parla agli atleti non vedenti, alle famiglie, ai tecnici, alle istituzioni e anche a chi, fino a oggi, ha guardato la disabilità soltanto da lontano. Qui il punto non è assistere. Il punto è partecipare, capire, cambiare postura mentale. Perché in certi casi non è chi non vede a dover dimostrare qualcosa. Sono gli altri a dover imparare a guardare meglio.

Emilia Filocamo

 
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Cronaca

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