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31 Ottobre 2020

Pubblicato il

Roma, 19 ottobre: assedio ai ministeri

di Redazione

Bilancio finale: 15 i fermati, 20 gli agenti feriti

GLI EVENTI – Un accampamento su via Nomentana ha chiuso la manifestazione che si è svolta a Roma ieri, 19 ottobre, dove in piazza sono scesi sia i No Tav sia i gruppi antagonisti come quelli di lotta per la casa.

È partito con circa un’ora di ritardo il corteo da piazza San Giovanni dove, di fronte alla Basilica, era ancora presente l’accampamento che ospitava quanti il 18 ottobre hanno partecipato alla manifestazione organizzata dai sindacati.

Nonostante il corteo sia partito in modo tranquillo e pacifico, non sono mancati gli scontri: da giorni gli stessi organizzatori preannunciavano che si sarebbero scatenati momenti di tensione, e così è successo.
A causa di alcune frange di manifestanti, infatti, si sono avuti scontri in più parti di Roma. A partire dalla zona circostante la Basilica di Santa Maria Maggiore, dove, davanti alla sede di CasaPound si sono avuti scontri tra manifestanti e Polizia. Ma una carica leggera ha ricacciato il gruppo all’interno del corteo principale.
Successivamente, presso la sede del ministero dell’Economia, un gruppo di persone incappucciate e con maschere antigas ha lanciato bombe carta ai Finanzieri che presidiavano la zona. Contro i muri dell’edificio, sono stati lanciati anche uova e bottiglie e gli uomini della Finanza sono stati assaliti anche con bastoni, come testimoniano molti video lanciati in rete.
Altre bombe carta sono state lanciate nei pressi della sede del ministero delle Infrastrutture e la sede delle Ferrovie dello Stato, in viale del Policlinico.
Altri momenti di tensione si sono registrati presso la Cassa depositi e prestiti. La marcia è poi proseguita in sordina fino al ministero del Tesoro.
In via Boncompagni, il gruppo di facinorosi ha dato fuoco ad alcuni cassonetti. Sono state sfondate anche le vetrine di una banca.
Nel “quadrilatero dei ministeri”, ossia nella zona che racchiude i dicasteri di Economia, Infrastrutture e Lavoro, inoltre, sono anche stati disinnescati 3 ordigni considerati pericolosi, in quanto contenenti calibro 12. Se fossero esplosi, avrebbero causato molti feriti.

In rete, un commento ha dichiarato che, al di là dei momenti di tensione preannunciati, non ci sono stati disordini imprevisti, e le adesioni sono state più del previsto, 50mila circa.
“Dobbiamo dirlo con chiarezza – si legge – nessun infiltrato, nessun provocatore, nessun black bloc dall’estero: solo una composizione sociale e militante, compagni e compagne che hanno praticato gli obiettivi che si erano posti. Dalla testa alla coda un corteo unito che non si è fatto spezzare dalle provocazioni di Carabinieri e Guardia di Finanza”.

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Bilancio finale: 15 i fermati, tutti di età compresa tra i 16 e i 25 anni, provenienti da tutta Italia; 20 gli agenti feriti e 1 poliziotto colpito da infarto, ora sotto osservazione.

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LA POLEMICA DI ENZO FOSCHI – A scatenare polemiche inutili, ci ha pensato Enzo Foschi, capo segreteria di Ignazio Marino che, al termine delle manifestazioni, ha lanciato una provocazione su Twitter.
“I veri Bleck Block – si legge con tanto di errore di scrittura – sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo… delusi dal fatto che non scorra sangue”.
Contro il tweet, si sono schierati subito Gianni Alemanno, ex primo cittadino di Roma, e il suo ex vice, Sveva Belviso. Nessun commento invece da parte di Ignazio Marino.
Foschi, poi, si è giustificato dicendo di rispettare il lavoro di quei cronisti che agiscono solo per onorare i fatti.

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