Un servizio per la fauna urbana
Roma compie un passo avanti nella tutela della biodiversità urbana e del rapporto tra cittadini e fauna selvatica. Con l’approvazione in Consiglio comunale della mozione presentata da Dario Nanni, presidente della Commissione Giubileo, e Simonetta Novi, consigliera dell’VIII Municipio, la Capitale si prepara ad attivare un servizio di soccorso e trasporto per animali selvatici feriti o malati trovati sul territorio.
Un’iniziativa che risponde a una richiesta crescente da parte dei cittadini, sempre più spesso testimoni di incontri ravvicinati con volpi, ricci, uccelli, rettili e altre specie che popolano silenziosamente parchi, aree verdi e persino quartieri densamente abitati.
Nanni – Novi: “I cittadini non devono essere lasciati soli”
“Esprimiamo soddisfazione per l’approvazione della mozione – dichiarano Nanni e Novi in una nota congiunta – riteniamo che i cittadini romani non debbano essere lasciati soli di fronte a un animale selvatico in difficoltà. Nei primi anni Duemila un servizio analogo era già stato attivato. Con un investimento limitato, crediamo sia possibile ripristinarlo, per aiutare sia gli animali che le persone che scelgono di non voltarsi dall’altra parte.”
La proposta nasce da una constatazione semplice quanto cruciale: nella Capitale esiste già un servizio pubblico per il soccorso degli animali da affezione (cani e gatti), ma manca un protocollo dedicato alla fauna selvatica. Questo lascia un vuoto operativo che pesa su cittadini, associazioni e, soprattutto, sugli animali feriti, che spesso non ricevono assistenza tempestiva.
Roma e la fauna urbana
Roma non è solo monumenti e traffico. È anche una città con oltre 40.000 ettari di aree verdi e 19 riserve naturali, habitat di una fauna selvatica sorprendentemente varia. Negli ultimi anni si è registrato un aumento degli avvistamenti di volpi nei quartieri periferici, di istrici e tassi nelle aree collinari e di uccelli rapaci come gheppi e falchi persino in pieno centro storico.
Questa presenza, resa più visibile anche dai periodi di lockdown che hanno temporaneamente ridotto l’attività umana, comporta inevitabilmente anche episodi di animali feriti da auto, malati o debilitati da condizioni ambientali difficili.
Attualmente, in assenza di un servizio pubblico dedicato, il soccorso ricade su cittadini volenterosi o su associazioni animaliste che operano spesso con risorse limitate e senza un supporto istituzionale adeguato.
Servizio già esistito e ora da rilanciare
Il riferimento al passato non è casuale. Nei primi anni Duemila, Roma aveva già attivato un servizio di questo tipo, che venne però sospeso per ragioni economiche e di competenze istituzionali non ben definite tra Roma Capitale, Città Metropolitana e Regione Lazio.
Oggi, Nanni e Novi richiamano proprio quell’esperienza per dimostrare che una gestione efficace è possibile, a patto di stabilire chiaramente ruoli e responsabilità tra i diversi enti. “Con un investimento contenuto possiamo garantire la sopravvivenza di molti animali e dare un sostegno concreto ai cittadini che si trovano di fronte a situazioni di emergenza”, aggiungono i due consiglieri.
Simonetta Novi: per aiutare sia gli animali che le persone
“E’ il Sindaco la massima autorità sanitaria della città che guida. E in questa ottica tutto ciò che concerne la sicurezza anche sanitaria dei cittadini diventa di sua competenza. Parte da questa considerazione la richiesta dell’Assemblea Capitolina di valutare l’attivazione, nelle more della definizione di una procedura unica ed univoca d’intesa con Regione Lazio e Città Metropolitana, di un servizio per il recupero, il primo soccorso ed il trasporto degli animali selvatici feriti o malati verso i CRAS, i CRFS i CRASE presenti sul territorio capitolino.
Un affidamento alle ditte private che già operano h24 sul territorio romano nel recupero degli animali d’affezione può essere una soluzione semplice ed efficace. La finalità è semplice: garantire l’obbligo di legge della cura e del soccorso di tutte le specie animali presenti sul territorio romano e dare una risposta ai tanti cittadini che si ritrovano da soli ad affrontare problematiche spesso insormontabili e che, se mal gestite, possono compromettere anche la loro sicurezza”, così Simonetta Novi, consigliera civica di VIII Municipio.
Un modello già presente altrove
Alcune città italiane hanno già da tempo attivato servizi simili. Milano, ad esempio, ha un protocollo tra Comune, ATS e associazioni per il recupero di fauna selvatica ferita, con un numero dedicato attivo 24 ore su 24. Torino ha sviluppato un sistema che integra la Protezione Civile con il CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici). Queste esperienze potrebbero diventare modelli di riferimento anche per la Capitale.
Le prossime sfide
L’approvazione della mozione rappresenta solo il primo passo. Per rendere il servizio davvero efficace sarà necessario affiancare all’intervento di emergenza anche un lavoro di educazione ambientale per i cittadini. Comprendere come comportarsi di fronte a un animale ferito, evitare gesti improvvisati che possono rivelarsi pericolosi sia per l’uomo che per l’animale, e conoscere i numeri da contattare sono elementi fondamentali per costruire una convivenza più consapevole.
Anche il tema del finanziamento e della definizione delle competenze resta cruciale. Roma Capitale dovrà confrontarsi con Città Metropolitana e Regione Lazio per stabilire un quadro normativo e operativo chiaro, che eviti ritardi e sovrapposizioni di responsabilità.
Una scelta che guarda al futuro
Attivare un servizio di soccorso per la fauna selvatica non è solo una questione di protezione animale. È anche un segnale culturale: riconoscere che la città è un ecosistema complesso, abitato da molte forme di vita diverse. È un atto di responsabilità verso un patrimonio naturale che spesso diamo per scontato, ma che contribuisce in modo determinante alla qualità ambientale e alla salute urbana.
Roma si prepara così ad accogliere, finalmente, un servizio che restituisce centralità al rapporto tra cittadini e natura. Non un lusso, ma un elemento essenziale per una città che vuole definirsi davvero moderna e inclusiva.