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Roma, blitz antidroga alle “Case Rosse” di Ostia: smantellata centrale per smercio cocaina e crack

La domanda era tale da giustificare turni lavorativi incessanti che coprivano l'arco dell'intera giornata
Di Lina Gelsi
Guardia di Finanza (Foto di repertorio)
Guardia di Finanza (Foto di repertorio)

Nel cuore di Ostia, precisamente in via delle Ebridi, si nascondeva una delle piazze di spaccio più attive della zona. Soprannominate “le case rosse”, queste abitazioni di edilizia pubblica dell’Ater erano diventate il punto nevralgico per lo smercio di cocaina e crack. L’intervento della Guardia di Finanza ha finalmente smantellato questo snodo cruciale del traffico locale.

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L’arresto del cinquantenne

I militari hanno fermato un uomo sulla cinquantina, già noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti penali. All’interno di un locale appartenente al complesso edilizio, sono stati rinvenuti strumenti e materiali utilizzati per la preparazione e il confezionamento della droga. Tra bilancini e cucchiai sporchi, le dosi venivano preparate con grande maestria artigianale.

Un modus operandi già noto

L’operazione rientra in un piano più ampio avviato nei mesi scorsi quando furono arrestati altri pusher presso l’Idroscalo di Ostia. Anche lì i metodi utilizzati richiamavano quelli tristemente famosi dei clan camorristici: laboratori ben protetti da grate e porte blindate, pronti a distruggere le prove in pochi istanti se necessario.

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Il laboratorio: un’immagine di degrado

Una volta entrati nel laboratorio improvvisato, la scena che si è presentata agli occhi dei finanzieri era desolante. Il disordine regnava sovrano con posacenere pieni, fazzoletti usati accanto a piatti con residui di cibo e pacchetti di sigarette sparsi ovunque. Non mancavano buste piene di monete a testimoniare un’attività febbrile e continua.

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Un business fiorente

Le indagini hanno rivelato che la base era particolarmente frequentata dopo gli arresti all’Idroscalo. Si stimano tra le 120 e le 150 transazioni al giorno, generando incassi superiori ai tremila euro quotidiani. La domanda era tale da giustificare turni lavorativi incessanti che coprivano l’arco dell’intera giornata.

Lungo monitoraggio prima dell’intervento

Da mesi i movimenti del sospettato erano monitorati con attenzione dagli agenti; ogni visita sospetta era documentata fin nei dettagli. La decisione finale di intervenire è stata presa solo quando tutte le prove erano raccolte e pronte per incastrare il malvivente. L’incursione si è svolta rapidamente: una volta forzata la porta blindata sono saltate fuori dosi confezionate e pronte per essere vendute.

 
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