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17 Maggio 2021

Pubblicato il

Roma, Casal Bruciato in questi giorni, immagine di un girone dantesco

di Francesco Di Pisa

Dinanzi alle imminenti elezioni europee, la politica, come un goloso del terzo cerchio dantesco, è immersa nel fango maleodorante

La scena di Casal Bruciato data alle cronache in questi giorni, è quella di un girone infernale dantesco: potrebbe essere il settimo, quello dove sono puniti i violenti, immersi nel fiume infero della mitologia classica Flegetonte. Ma non solo quello. Protagonista: una famiglia bosniaca sfuggita alla guerra a Sarajevo, che grazie ai punti di un provvedimento comunale del governo capitolino di destra di Alemanno, si trasferisce nella Città Eterna, vive e finalmente lascia tre campi Rom per poter salire in graduatoria in attesa di ricevere una casa. Il problema primordale è sempre quello, lavoro e casa: un residente nel quartiere assegnatario, che accecato dall'odio di un'arpìa grida alla mamma della famiglia, "Vai via che ti stupro". Il video è da pelle d'oca… Una Sindaca debole, inefficace e ancor più svigorita dai suoi stessi falsi sostenitori, ormai alla canna del gas – ma che ci sentiamo di difendere, perché scortata, difesa e circondata dalla celere – s'impunta sulla frase che leggiamo quando ci troviamo davanti al sommo giudizio: la legge è uguale per tutti e porta sostegno alla famiglia assediata; infine un vice premier piccolo piccolo, che per strappare qualche voto populista va in televisione a blaterare, balbettando con demagogia spiccia che le case vanno prima ai romani, prima agli italiani.

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Dinanzi alle imminenti elezioni europee, dove ci si scanna per sfamarsi di un voto, la politica, come un goloso del terzo cerchio dantesco è immersa nel fango maleodorante, sotto una pioggia incessante di grandine e neve: sono come cartelle elettorali da afferrare al volo. Il disagio sociale in Italia è ormai alle stelle. Una bolgia in cui leggendo i Canti del Poeta: "Dove giungeranno gli uomini della città divisa?", si giunge a capire dove e perché siamo arrivati a tutto questo: "la politica, superbia, invidia e avarizia sono le tre faville c’hanno i cuori acceso". Tutto già previsto dalla storia che si ripete. E così, incapace a gestire la cosa pubblica, la politica seminatrice di discordie, adulatrice e con l'ausilio del violento che la segue a ruota, naviga nel fiume dell'odio e trascina tutto con sé. Inutile fare la morale, è sotto gli occhi pure dei diavoli della Divina Commedia, che questa società nostra si avvia verso un consiglio di ciechi a senso unico che ci porterà alla catastrofe. Chi ha una casa, se ne sta al sicuro, gli altri aspettino, sperando che il mondo si ribalti.

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