Roma-Cassino, sabato infernale: nel pomeriggio ritardi senza orario e pendolari bloccati per problemi a Ciampino

Roma-Cassino, sabato nero per i pendolari: guasto a Ciampino, ritardi imprecisati, cancellazioni e nuove proteste sulla linea
Di Fabio Vergovich
Treno regionale Roma-Cassino

La giornata di sabato 12 settembre sulla linea Roma-Cassino è stata molto peggiore di quanto racconti la sola comunicazione ufficiale relativa al guasto della mattina. Dopo il primo inconveniente tecnico registrato a Ciampino, che aveva già provocato cancellazioni, limitazioni e ritardi fino a sessanta minuti, nel pomeriggio i problemi si sono ripresentati e per numerosi passeggeri diretti da Roma verso Ciampino, Zagarolo, Labico, Valmontone, Colleferro, Frosinone e Cassino il viaggio verso casa si è trasformato nuovamente in un’attesa senza tempi certi.

Dai pendolari sono arrivate segnalazioni di ritardi molto superiori all’ora e, soprattutto, di indicazioni non sufficienti a capire quando i treni sarebbero effettivamente partiti. È questo il punto più grave della giornata: non soltanto il ritardo, ma l’impossibilità per chi si trovava a Roma Termini di sapere quanto sarebbe durata l’attesa.

Roma-Cassino, il primo problema a Ciampino era iniziato già alle 7.05

La cronologia ufficiale della mattina è chiara. Trenitalia ha comunicato che dalle 7.05 di sabato 12 settembre la circolazione sulle linee Roma-Napoli via Cassino e Roma-Albano, Frascati e Velletri era rallentata per un inconveniente tecnico alla linea a Ciampino.

Alle 8 i regionali potevano subire cancellazioni, limitazioni e ritardi fino a 60 minuti. Alle 8.30 Trenitalia ha dichiarato concluso l’evento e la circolazione nuovamente regolare.

Fin qui il dato ufficiale.

Il problema è che la giornata dei viaggiatori della Roma-Cassino non è terminata alle 8.30. Nel pomeriggio sono infatti ricominciate le difficoltà proprio nell’area di Ciampino, con conseguenze pesanti sui collegamenti diretti verso il sud della provincia di Roma e la Ciociaria.

Le segnalazioni dei pendolari descrivono attese che hanno superato ampiamente l’ora e una situazione nella quale risultava difficile persino conoscere una previsione attendibile del ritardo.

La differenza è sostanziale. Sessanta minuti sono già un disservizio serio. Un ritardo indicato senza una durata certa significa invece impedire al passeggero qualsiasi possibilità di organizzarsi.

Nel pomeriggio la situazione peggiora: attese senza una previsione certa

È soprattutto quanto avvenuto nelle ore pomeridiane a meritare una spiegazione dettagliata.

Chi sabato doveva lasciare Roma per tornare a Zagarolo, Labico, Valmontone, Colleferro, Frosinone, Cassino e negli altri centri serviti dalla FL6 si è trovato nuovamente davanti a problemi ferroviari riconducibili al nodo di Ciampino.

Le attese segnalate dai viaggiatori sono state superiori ai sessanta minuti registrati ufficialmente durante il guasto mattutino. Ma il dato che esaspera maggiormente chi utilizza questa linea è l’assenza, durante le fasi più difficili, di una previsione precisa.

Per un passeggero leggere o ascoltare che il proprio treno accumula un ritardo non ancora quantificabile significa non sapere se partirà dopo venti minuti, dopo un’ora, dopo due ore oppure se la corsa sarà successivamente modificata o cancellata.

Non è un dettaglio comunicativo. È una parte essenziale del servizio.

Chi gestisce una linea ferroviaria frequentata quotidianamente da migliaia di cittadini dovrebbe essere in grado, soprattutto durante un’emergenza, di mettere il viaggiatore nelle condizioni di decidere se aspettare, prendere un collegamento diverso o cercare una soluzione alternativa.

Sabato pomeriggio molti passeggeri della Roma-Cassino questa possibilità non l’hanno avuta.

Ciampino torna ancora al centro dei problemi ferroviari

C’è poi una circostanza che rende quanto accaduto ancora più preoccupante: Ciampino era stato al centro di pesanti problemi ferroviari soltanto due giorni prima.

Giovedì 10 settembre, dalle 17.30, la circolazione sulle linee Roma-Cassino, Velletri, Albano e Frascati era stata sospesa proprio in prossimità di Ciampino. RFI aveva comunicato un inconveniente tecnico alla linea durante le condizioni meteorologiche critiche che avevano interessato l’area.

Nelle ore successive la rete aveva continuato a risentire delle conseguenze dei danni e sui monitor ferroviari era comparso anche l’avviso relativo alla possibilità, sulla Roma-Cassino, di ritardi fino a 120 minuti, variazioni e cancellazioni.

Sabato, però, le condizioni meteorologiche erano decisamente diverse.

E proprio questo rende inevitabile una domanda: quale problema strutturale continua a rendere così vulnerabile uno dei nodi ferroviari più importanti per chi viaggia da Roma verso il sud del Lazio?

Non basta archiviare ogni episodio con la formula dell’“inconveniente tecnico”. Dopo una successione così ravvicinata di interruzioni, rallentamenti e pesanti ripercussioni, sarebbe necessario spiegare esattamente ai cittadini che cosa stia accadendo nell’area ferroviaria di Ciampino e quali interventi siano necessari per evitare che il problema continui a ripetersi.

Pendolari Roma-Cassino esasperati: il problema non è più l’eccezione

Sui gruppi social dedicati alla linea il tono delle segnalazioni restituisce ormai un problema che va oltre il singolo treno.

I viaggiatori raccontano continuamente difficoltà, cancellazioni, rallentamenti e informazioni considerate insufficienti. Ogni nuovo disservizio viene letto alla luce di ciò che è accaduto nei mesi e negli anni precedenti.

Questo accumulo ha prodotto un deterioramento del rapporto di fiducia con il servizio ferroviario.

Il pendolare non valuta soltanto il ritardo di sabato 12 settembre. Ricorda il ritardo precedente, il treno cancellato la settimana prima, il guasto, la coincidenza persa, i lavori, il viaggio prolungato e le volte in cui ha scoperto soltanto all’ultimo momento che il programma della propria giornata sarebbe saltato.

È il motivo per cui non si può liquidare quanto accaduto come un altro episodio sfortunato.

La Roma-Cassino rappresenta una delle principali direttrici ferroviarie del Lazio e collega Roma con un territorio vastissimo. Per migliaia di persone non esiste una vera alternativa quotidiana al treno.

Da Roma Termini verso casa senza sapere a che ora si arriverà

La gravità di quanto accaduto sabato emerge soprattutto mettendosi dalla parte di chi viaggiava. Una persona arriva a Roma Termini nel pomeriggio per tornare a Valmontone. Oppure a Colleferro. Oppure a Frosinone o Cassino. Ha terminato il lavoro, una visita medica, una giornata trascorsa nella Capitale o qualunque altra attività.

Dovrebbe semplicemente prendere il treno e tornare a casa.

Invece scopre che esistono problemi alla circolazione. Il treno accumula ritardo. Il tempo di attesa aumenta. Le indicazioni non consentono di capire con precisione quanto bisognerà attendere.

A quel punto tutto diventa più difficile: organizzare qualcuno che venga a prenderlo in stazione, avvertire la famiglia, recuperare i figli, rispettare un appuntamento o semplicemente sapere se si arriverà a casa per cena.

È questo che troppo spesso scompare dalle statistiche ferroviarie.

Un treno con novanta o centoventi minuti di ritardo non rappresenta soltanto novanta o centoventi minuti riportati su un monitor. Sono novanta o centoventi minuti sottratti alla vita di una persona.

Trenitalia, RFI e Regione Lazio devono spiegare che cosa sta accadendo

A questo punto non è più sufficiente chiedere genericamente un miglioramento del servizio.

Servono risposte precise.

Trenitalia e RFI dovrebbero spiegare quale inconveniente si sia verificato nel pomeriggio di sabato nell’area di Ciampino, quanto sia durato realmente, quanti treni della Roma-Cassino siano stati interessati e quali ritardi massimi siano stati registrati.

La Regione Lazio, che ha responsabilità fondamentali nella programmazione e nel finanziamento del trasporto ferroviario regionale, dovrebbe a sua volta chiedere conto della continuità e dell’affidabilità del servizio garantito ai cittadini.

Soprattutto dovrebbe essere chiarito perché, dopo i gravissimi problemi verificatisi a Ciampino nei giorni precedenti, sabato i passeggeri abbiano dovuto affrontare un’altra giornata di fortissime difficoltà.

I pendolari pagano un abbonamento. I cittadini finanziano attraverso le risorse pubbliche il trasporto regionale. In cambio non stanno chiedendo un privilegio: chiedono che il treno parta, che arrivi in tempi ragionevoli e che, qualora si verifichi un guasto, venga spiegato immediatamente quanto bisognerà aspettare.

La Roma-Cassino non può continuare a funzionare in questo modo

La questione, ormai, riguarda anche la dignità del rapporto fra amministrazione del servizio pubblico e cittadino.

Un sistema ferroviario può avere un guasto. Può subire le conseguenze di un temporale eccezionale. Può avere bisogno di lavori e manutenzione.

Ciò che diventa difficile accettare è la frequenza con la quale sulla Roma-Cassino problemi diversi finiscono per produrre sempre lo stesso risultato: pendolari fermi, treni cancellati o rallentati, tempi di viaggio enormemente dilatati e informazioni che non consentono di programmare nemmeno il ritorno a casa.

Sabato 12 settembre la mattina era cominciata con un inconveniente a Ciampino e ritardi ufficialmente arrivati a sessanta minuti.

Nel pomeriggio, quando quell’evento risultava da molte ore formalmente concluso, i pendolari hanno dovuto fare nuovamente i conti con problemi sulla stessa direttrice e con attese ancora più pesanti.

È su questo secondo episodio che adesso servono spiegazioni.

Perché ai cittadini della provincia di Roma e della Ciociaria non interessa leggere che un evento ferroviario è stato “chiuso” sul bollettino di infomobilità. Interessa poter salire su un treno a Roma e sapere, con una ragionevole certezza, a che ora riusciranno a tornare a casa. Dopo l’ennesimo sabato trascorso ad aspettare e l’intero mese di agosto senza servizio, è una richiesta che non può più essere considerata eccessiva.

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista