Le sale cinematografiche di Roma stanno vivendo una crisi senza precedenti. Tra serrande abbassate, riconversioni a fini commerciali e strutture in abbandono, il destino di questi spazi storici appare sempre più incerto. Il problema non riguarda solo il mondo del cinema, ma la stessa identità culturale della Capitale, minacciata dalla trasformazione degli antichi luoghi di aggregazione in anonimi supermercati e centri commerciali.
L’allarme di Francesco Totti sui cinema romani
A lanciare un allarme sulla necessità di proteggere il patrimonio delle sale cinematografiche romane interviene Francesco Totti, la cui voce si unisce a quella di artisti e intellettuali come Carlo Verdone ed Enrico Vanzina, da tempo impegnati nella difesa di questi spazi. La sua riflessione parte dai ricordi dell’infanzia e della giovinezza trascorsa tra i cinema di San Giovanni e le sale storiche del centro, evidenziando quanto il cinema sia stato un luogo di formazione, aggregazione e sogno per intere generazioni di romani.
I cinema che hanno fatto la storia di Roma
Fino agli anni ‘90, Roma era un paradiso per gli appassionati del grande schermo. Ogni quartiere aveva le sue sale di riferimento, punti di ritrovo tanto per gli amanti del cinema quanto per le famiglie e i gruppi di amici. In particolare, nella zona di San Giovanni spiccavano il Royal, il Paris e il Maestoso, tre sale che hanno accompagnato la crescita di molti ragazzi del quartiere. Questi luoghi non erano semplici spazi per la proiezione di film, ma veri e propri centri di vita sociale e culturale, dove il cinema era accessibile a tutti e rappresentava una parte fondamentale della quotidianità.
Oggi, molte di queste sale non esistono più. Alcune sono rimaste abbandonate, con le insegne sbiadite e le facciate coperte dai graffiti, mentre altre sono state riconvertite in negozi e supermercati, cancellando qualsiasi traccia della loro storia. La tendenza a trasformare le sale cinematografiche in esercizi commerciali si è rivelata un fenomeno diffuso, con la complicità della speculazione immobiliare e l’indifferenza di chi dovrebbe preservare la memoria culturale della città.
Un modello da seguire: la Francia e i “terzi luoghi”
Nel dibattito sulla riconversione delle sale cinematografiche, si guarda con interesse all’esperienza della Francia, dove alcuni spazi dismessi sono stati trasformati in centri culturali multifunzionali. Il concetto dei “terzi luoghi”, di cui parlano da tempo anche Carlo Verdone ed Enrico Vanzina, si basa sulla creazione di spazi pubblici dedicati alla cultura e alla socialità, dove cinema, arte e spettacolo possano convivere con attività educative e sportive.
Invece di abbandonare le vecchie sale o riconvertirle per il solo profitto, sarebbe possibile recuperarle e adattarle alle esigenze contemporanee, trasformandole in cineteche, laboratori artistici, biblioteche multimediali o spazi per lo sport e la formazione.
A Roma, un esempio virtuoso è rappresentato dall’esperienza dell’Associazione Piccolo America, che ha saputo restituire nuova vita a spazi cinematografici dismessi, offrendo proiezioni gratuite, incontri con registi e attività culturali aperte a tutti. Un modello che dimostra come la salvaguardia delle sale non sia solo un atto di nostalgia, ma un investimento nel futuro della città.
Dai cinema di quartiere alle multisale: il cambio di abitudini e la crisi del settore
La chiusura delle sale storiche di Roma è il risultato di una trasformazione radicale nel consumo di cinema. L’avvento delle multisale nei centri commerciali, con la loro offerta standardizzata e i servizi annessi, ha progressivamente sottratto pubblico alle piccole sale di quartiere, che non hanno potuto reggere la concorrenza.
A questo si è aggiunta la rivoluzione dello streaming, che ha cambiato il modo di fruire i film. La comodità di poter vedere un film in casa, con un catalogo praticamente infinito e costi ridotti, ha inciso profondamente sul destino delle sale cinematografiche tradizionali. La pandemia ha accelerato questa tendenza, mettendo ulteriormente in difficoltà un settore che già da tempo cercava di reinventarsi.
Ma il cinema non è solo una questione di film, è anche un’esperienza collettiva, un rito sociale che rischia di scomparire se le sale continueranno a chiudere senza essere rimpiazzate da nuove forme di aggregazione culturale.
Il valore della memoria e il futuro delle sale cinematografiche
Il cinema ha sempre avuto un posto speciale nel cuore di chi è cresciuto a Roma. Gli aneddoti di chi ha vissuto la magia delle sale storiche sono un patrimonio culturale che rischia di essere cancellato per sempre.
Totti ha ricordato con affetto i pomeriggi passati con Carletto Mazzone e i suoi compagni di squadra al Cinema Adriano, una tradizione che faceva parte della vita del gruppo, così come le serate passate a ridere davanti a un grande schermo con gli amici di infanzia. Sono ricordi che vanno oltre il semplice intrattenimento: rappresentano un’epoca in cui il cinema era un luogo di emozioni condivise, di sogni e di cultura accessibile a tutti.
Il rischio più grande è che, nel giro di qualche anno, non restino più cinema di quartiere e che le sale cinematografiche diventino solo un ricordo, sostituite da un’infinita distesa di supermercati e negozi impersonali.
Se Roma vuole risorgere come capitale culturale, deve salvaguardare i suoi spazi di aggregazione, preservando il cinema non solo come industria, ma anche come parte essenziale della vita urbana. Perdere le sale storiche significa perdere un pezzo della storia della città, cancellare la magia che solo un grande schermo può regalare e privare le nuove generazioni di un’esperienza che va ben oltre il semplice vedere un film.
Il cinema è memoria, cultura e identità. Rinunciarvi sarebbe, come ha sottolineato Totti, il peggiore degli autogol per Roma.