Le esondazioni e gli allagamenti che in queste ore hanno colpito alcune zone di Roma e aree interne del Lazio riaccendono un tema che non riguarda solo l’emergenza meteo, ma il modo in cui il territorio viene gestito e trasformato. A intervenire è l’Ordine dei Geologi del Lazio, con la presidente Simonetta Ceraudo, che richiama un dato netto: nel Lazio il 90% dei comuni presenta aree classificate a dissesto idrogeologico.
Una fragilità strutturale, legata anche alla natura “giovane” degli Appennini, che impone scelte urbanistiche e opere capaci di ridurre l’impatto delle precipitazioni intense e di rendere le città più capaci di assorbire e smaltire l’acqua senza paralizzare strade e servizi.
Roma e Lazio sotto pioggia, i Geologi del Lazio puntano sulle “città spugna”
La proposta indicata dall’Ordine si concentra su un modello già adottato in diverse esperienze del Nord Italia: la “città spugna”. In pratica, più superfici drenanti e meno asfalto impermeabile, con interventi mirati che restituiscano al suolo la funzione naturale di filtro e assorbimento. Ceraudo cita azioni come la deimpermeabilizzazione, i “giardini della pioggia” e l’aumento del verde urbano, elementi che non sono arredo, ma infrastrutture ambientali.
L’obiettivo è ridurre il rischio idraulico locale e contenere gli effetti di piogge abbondanti che, in presenza di tombini ostruiti e superfici sigillate, diventano rapidamente allagamenti e criticità per la viabilità.
Roma e Lazio sotto pioggia, i Geologi del Lazio: attenzione anche al reticolo “secondario”
Nel ragionamento dell’Ordine, il rischio non riguarda solo i corsi d’acqua principali. Vanno monitorate anche le urbanizzazioni vicino al reticolo secondario, dove fossi e canali possono ingrossarsi in poco tempo, soprattutto quando il suolo non assorbe e la rete di drenaggio non regge.
È una fotografia che si collega alle segnalazioni e agli scenari descritti anche dai bollettini di criticità idrogeologica, che richiamano effetti possibili come allagamenti di locali a piano terra e interruzioni temporanee della rete stradale in prossimità di zone depresse, sottopassi e tratti a valle di versanti instabili.
Roma e Lazio sotto pioggia, il nodo consumo di suolo: i numeri citati dai Geologi
L’Ordine collega le criticità anche al consumo di suolo, sostenendo che la perdita di terreno continua e che servono strumenti urbanistici più coraggiosi. In questo quadro vengono richiamati i dati del sistema nazionale di monitoraggio: nel 2024, in Italia, le nuove coperture artificiali hanno raggiunto 83,7 km², con ripristini che restano molto più bassi e un saldo netto elevato, indicato come il più alto degli ultimi anni.
Il punto chiave è che il fenomeno procede anche in presenza di calo demografico, segno che la trasformazione del territorio dipende da modelli di sviluppo ancora centrati sull’espansione e sulla sigillatura del suolo.
Roma e Lazio sotto pioggia, il caso Lazio: Viterbo in testa e peso dei fotovoltaici a terra
Per la presidente Ceraudo, il Lazio segue la tendenza nazionale e registra un consumo significativo, con una provincia che spicca per incremento: Viterbo, indicata come la più colpita, seguita da Roma, Latina, Frosinone e Rieti.
Un altro elemento evidenziato è la quota attribuita agli impianti fotovoltaici a terra, una trasformazione spesso meno percepita nell’impatto quotidiano ma rilevante per la perdita di permeabilità. Sul tema, ISPRA ha segnalato anche l’aumento del consumo di suolo legato ai nuovi pannelli fotovoltaici, cresciuto in modo marcato nel confronto con l’anno precedente.
Roma e Lazio sotto pioggia, le leve già esistenti: invarianza idraulica e nuove regole europee
Nel richiamo dell’Ordine c’è anche un riferimento tecnico preciso: la Deliberazione di Giunta Regionale n. 117/2020 del Lazio, che approva le linee guida sull’invarianza idraulica nelle trasformazioni territoriali. Il principio è semplice nella sostanza: quando si interviene sul territorio, non si dovrebbe aumentare la portata di deflusso e il carico sulle reti idrauliche, compensando l’impermeabilizzazione con misure adeguate.
A questo si aggiunge la cornice europea: a fine 2025 è stata pubblicata una direttiva UE sul monitoraggio del suolo e sul sostegno alla sua resilienza, che punta a costruire un quadro comune di controllo e valutazione della salute dei suoli nell’Unione.
Il messaggio dei Geologi del Lazio, in sintesi, è che gli eventi di questi giorni non possono essere archiviati come episodi isolati. Servono scelte strutturali: rigenerare aree dismesse, restituire permeabilità ai quartieri, programmare interventi coerenti con l’invarianza idraulica e fermare la perdita continua di suolo.
Per Roma e per i centri del Lazio, la direzione indicata è chiara: meno superfici sigillate, più drenaggio, più verde progettato come difesa, così che la pioggia non diventi ogni volta un test di resistenza per la città e i suoi servizi.
