Alvaro Vitali è morto a Roma a 75 anni. Era ricoverato da circa due settimane per le complicazioni di una broncopolmonite recidivante. A confermare la notizia è stata l’ex moglie, la cantautrice Stefania Corona, con la quale l’attore aveva avuto in questi giorni un vivace botta e risposta pubblico.
Vitali ha attraversato la cultura di massa italiana lasciando un’impronta indelebile. Per qualcuno rimarrà il volto di una comicità grossolana, per molti altri è stato invece una presenza familiare, capace di evocare un tempo in cui la risata era più istintiva, magari ingenua, ma liberatoria. Dietro quella risata, raccontava chi l’ha conosciuto, c’era un uomo sensibile, consapevole dei propri limiti e però orgoglioso del cammino compiuto. Parlava con orgoglio di Fellini – con cui aveva lavorato all’inizio della carriera – e nei suoi occhi si accendeva ancora la stessa luce di allora.
Alvaro Vitali, gli esordi e il personaggio di Pierino
Figlio di Trastevere, Vitali faceva l’elettricista quando, nel 1969, Federico Fellini lo scelse per una piccola parte nel “Satyricon”. Fu l’inizio di un apprendistato decisivo: da “I Clowns” a “Roma”, sino al cameo in “Amarcord”, l’attore accumulò brevi apparizioni, ma di grande carattere. Nel 1973 Alberto Sordi lo volle in “Polvere di stelle”, accanto a Monica Vitti: un’altra tappa che ne consolidò il volto e il talento comico, fatto di tempi perfetti e di fisicità prorompente.
Gli anni Settanta videro esplodere la commedia sexy all’italiana, e Vitali divenne il simbolo di quel filone. Con “Pierino contro tutti” (1981) conquistò il botteghino come nessun altro film di quell’anno. Quel monello impertinente e scollacciato – replicato in seguiti e imitazioni – trasformò Vitali in un vero fenomeno di costume. In totale l’attore partecipò a oltre 150 pellicole, popolando lo schermo di figure grottesche, sospese tra candore infantile e malizia da barzelletta. Un umorismo di pancia che, al di là della volgarità di facciata, restituiva il ritratto di un’Italia rumorosa, provinciale, ma a suo modo affettuosa.
Con il tramonto del genere erotico-comico, anche Vitali si defilò progressivamente dal cinema. Riapparve in televisione a “Striscia la notizia”, imitando Jean Todt, e nel 2006 partecipò al reality “La Fattoria”, lasciato prematuramente per problemi di asma. Negli ultimi anni non aveva nascosto l’amarezza per l’oblio in cui sentiva di essere caduto, ma il pubblico continuava a riconoscerlo per strada, a salutarlo con simpatia, a citare le sue battute entrate nell’immaginario collettivo.
Alvaro Vitali se ne va lasciando in eredità una maschera comica inconfondibile, capace di attraversare decenni di cinema popolare. Dietro quello sguardo da eterno ragazzaccio e il sorriso sbarazzino, c’era la storia di un attore che aveva saputo trasformare la propria fisicità in strumento artistico, regalando risate a generazioni di spettatori.