Quattro grandi pini di circa 75 anni sono stati abbattuti all’alba a Piazza Monteleone di Spoleto, nel quartiere Fleming, nonostante una diffida presentata dall’associazione CURAA e alcune proposte alternative che puntavano alla conservazione delle alberature. L’intervento apre ora un duro confronto sulla gestione del verde urbano nel Municipio XV e potrebbe avere anche un seguito sul piano legale.
Piazza Monteleone di Spoleto perde quattro pini, CURAA contesta l’intervento
La vicenda riguarda quattro esemplari di Pinus pinea che per decenni hanno caratterizzato l’aspetto della piazza. CURAA, acronimo di Cittadini Uniti per Roma i suoi Alberi e Abitanti, sostiene che gli alberi fossero sani e che esistessero soluzioni progettuali capaci di consentirne la conservazione.
L’associazione aveva presentato una diffida al Municipio XV e al suo presidente segnalando quelle che considera diverse criticità dell’operazione e chiedendo una sospensione che consentisse ulteriori approfondimenti prima di un intervento irreversibile.
L’abbattimento è stato invece eseguito nelle prime ore del mattino, a pochi giorni da Ferragosto. Ed è proprio la scelta del momento, oltre al merito della decisione, ad alimentare la protesta.
«Il lupo cambia il pelo, ma non il vizio», afferma Jacopa Stinchelli, presidente di CURAA, che lega quanto accaduto al Fleming a un problema più generale nella gestione del patrimonio arboreo della Capitale. La presidente critica i metodi adottati e sostiene che grandi alberi capaci di contribuire all’ombreggiamento urbano e alla mitigazione delle temperature dovrebbero essere conservati ogni volta che le condizioni tecniche lo consentono.
La contestazione sul periodo di nidificazione e la richiesta di chiarimenti
Un altro elemento sollevato da CURAA riguarda il periodo scelto per il taglio. L’associazione richiama le norme nazionali ed europee a tutela dell’avifauna e le prescrizioni del Regolamento capitolino del Verde, sostenendo che un intervento di questa portata nel periodo riproduttivo degli uccelli avrebbe richiesto verifiche particolarmente attente.
La questione va distinta con precisione. La tutela riguarda soprattutto la presenza di fauna, nidi, uova e piccoli e impone specifiche cautele nella gestione della vegetazione durante la stagione riproduttiva. CURAA ritiene che anche sotto questo profilo la vicenda di Piazza Monteleone di Spoleto meriti ulteriori accertamenti.
Il problema, dunque, non riguarda soltanto quattro alberi. Riguarda anche il metodo con il quale Roma decide il futuro delle sue alberature adulte, specialmente quando queste rappresentano da decenni un elemento riconoscibile del paesaggio di un quartiere.
Verde urbano a Roma, cresce lo scontro sugli abbattimenti
Il caso del Fleming si inserisce in una discussione ormai molto accesa sul patrimonio arboreo della Capitale. Riqualificare piazze e strade significa intervenire su spazi costruiti in epoche diverse, spesso modificati dalle radici, dall’usura e dalle nuove esigenze di accessibilità. Proprio per questo la valutazione tecnica degli alberi diventa decisiva.
Quando un esemplare presenta condizioni incompatibili con la sicurezza pubblica, l’abbattimento può diventare necessario. Diverso è il caso nel quale associazioni e cittadini sostengono che possano essere adottate soluzioni progettuali capaci di mantenere gli alberi esistenti. È su questo secondo terreno che CURAA colloca Piazza Monteleone di Spoleto.
Per l’associazione, prima di sacrificare alberature adulte dovrebbero essere valutate fino in fondo modifiche progettuali, interventi sulle pavimentazioni, soluzioni per gli apparati radicali e ogni alternativa tecnicamente possibile.
Il valore di un grande pino urbano, infatti, non può essere sostituito immediatamente mettendo a dimora un giovane esemplare. Servono anni perché una nuova pianta raggiunga dimensioni capaci di garantire ombra, copertura delle superfici e una presenza paesaggistica paragonabile a quella di un albero maturo.
CURAA annuncia possibili azioni legali dopo il taglio dei pini
Il confronto potrebbe adesso spostarsi dagli uffici amministrativi alle sedi giudiziarie. Stinchelli afferma che CURAA si riserva di percorrere «tutte le vie legali» per approfondire la vicenda e verificare la correttezza del procedimento seguito per Piazza Monteleone di Spoleto.
La presidente richiama anche il precedente dei cipressi di Piazza Augusto Imperatore, per i quali l’associazione aveva già presentato una denuncia alla Procura.
CURAA chiede inoltre maggiore trasparenza nelle decisioni che riguardano il patrimonio verde e solleva interrogativi sui rapporti economici e professionali collegati agli interventi. Si tratta, è bene precisarlo, di questioni poste dall’associazione che richiederebbero verifiche specifiche e che non equivalgono all’accertamento di irregolarità o responsabilità.
Resta invece un dato materiale difficilmente ignorabile: quattro pini che da circa tre quarti di secolo facevano parte della piazza non ci sono più. E proprio l’irreversibilità di una decisione del genere rende necessario spiegare con chiarezza ai cittadini quali condizioni tecniche abbiano imposto il taglio e perché le alternative prospettate siano state considerate insufficienti.
Perché la gestione del verde pubblico non riguarda soltanto la manutenzione. Riguarda sicurezza, qualità degli spazi urbani, temperature estive, paesaggio e identità dei quartieri. Piazza Monteleone di Spoleto diventa così un nuovo terreno di confronto sul futuro degli alberi di Roma.
