Maggio 1984. Il Tg1 annuncia la notizia che gela i romani: una ragazza di 17 anni, in gita scolastica, scompare improvvisamente in un negozio del centro. Le prime indiscrezioni parlano di tratta delle bianche, un’ipotesi che richiama l’eco inquietante dei casi Orlandi e Gregori. La verità, però, è meno drammatica: la ragazza viene ritrovata poco dopo nei pressi di piazza di Spagna.
La scomparsa lampo del 1984 e la nascita della leggenda
Ma è troppo tardi. Le agenzie hanno già diffuso la notizia, i cronisti presidiano l’ingresso del negozio e l’immaginario collettivo è scosso. Da lì a poco si diffonde la voce: “Nei camerini ci sono le botole”. Nasce così una delle leggende metropolitane più durature della Roma contemporanea.
Il “Babilonia” e la famiglia Molayem: mito e controcultura
Il negozio al centro della vicenda era il celebre Babilonia, gestito dalla famiglia Molayem, imprenditori iraniani che avevano portato nel cuore di Roma abiti hippie, accessori orientali e una ventata di controcultura.
A raccontarlo nel dettaglio è il libro di Matteo Frascadore, Roma multishop. Botteghe scomparse e nuove identità del Centro storico. Controcultura, leggende, vetrine e… un elicottero (Fuorilinea, 2025). Nel volume, l’autore mostra come la leggenda delle botole non nacque da un fatto reale, ma da un intreccio di suggestioni, battute e paure diffuse.
Celebre, per esempio, la scritta comparsa sulla vetrina all’indomani della scomparsa lampo: “Negozio con botola bi-posto”. Una frase ironica che, anziché dissolvere i dubbi, consolidò il mito.
L’elicottero in via del Corso: scandalo e dimissioni
Il libro di Frascadore non si limita a raccontare il mito delle botole. Ricostruisce anche altre vicende emblematiche dei Molayem, come l’apertura del negozio Dakota in via del Corso. Qui, a sostituire lo storico Antiquariato Attanasio, i proprietari portarono un elicottero all’interno del locale.
L’iniziativa suscitò scandalo: parte della giunta capitolina la considerò uno stravolgimento del centro storico. Le polemiche arrivarono al punto di provocare le dimissioni dell’assessore Ludovico Gatto, contrario all’operazione. L’elicottero, poi spostato in altri locali fino a finire dimenticato tra supermercati e discoteche, resta simbolo di una stagione di conflitti tra innovazione, commercio e conservazione del patrimonio urbano.
“Roma multishop”: botteghe, identità e memoria
Il cuore del libro di Frascadore è la memoria delle botteghe scomparse e delle nuove identità commerciali che hanno ridisegnato il centro di Roma. Negli anni Ottanta e Novanta, i giovani affollavano luoghi come Mas, i mercati di via Sannio o i magazzini allo Statuto: posti dove acquistare abiti di qualità a prezzi accessibili, immersi in un’atmosfera di socialità e appartenenza.
Oggi, scrive l’autore, questo modello sembra svanito. Resistono però attività storiche che si reinventano, diventando punti di riferimento non solo commerciali ma anche culturali: la coltelleria Zoppo, che grazie ai social ha conquistato migliaia di follower; l’Antica libreria Cascianelli, museo vivente di libri antichi e set cinematografico; la bottega di Dante Mortet, artigiano che porta le sue sculture in giro per il mondo.
Il centro di Roma: leggenda e realtà
La vicenda della ragazza scomparsa e delle “botole nei camerini” resta un capitolo affascinante della memoria collettiva romana. Un episodio di cronaca minore, trasformato in mito urbano grazie alla forza dei media e alla suggestione popolare.
Attraverso il suo lavoro, Frascadore mostra come storie di questo tipo abbiano contribuito a ridefinire il centro di Roma, oggi diviso tra due anime: da un lato il “centro commerciale all’aperto” dominato dai grandi brand, dall’altro le botteghe che resistono, custodi di identità, creatività e relazioni autentiche.
Il libro Roma multishop diventa così non solo un viaggio nella memoria, ma anche una riflessione attuale sul futuro delle città e sul rapporto tra commercio, cultura e comunità.
