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Alienazione parentale

Roma. Lucarelli: “Sportello per uomini maltrattati nel Municipio VI è inaccettabile”

Secondo l'Assessora Lucarelli, l'atto del Municipio rappresenta un'adozione istituzionale di concetti smentiti dalla comunità scientifica
Di Fabio Vergovich
Monica Lucarelli, Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Roma
Monica Lucarelli, Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Roma

Una delibera che accende il dibattito istituzionale

Nel Municipio VI di Roma, una delibera ha aperto una crepa profonda nel fronte istituzionale che, almeno sulla carta, dovrebbe essere compatto nella lotta contro la violenza maschile sulle donne. L’istituzione di uno sportello per uomini “maltrattati psicologicamente” – con un esplicito riferimento all’alienazione parentale – ha scatenato la reazione immediata dell’assessora comunale alle Pari Opportunità, Monica Lucarelli. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: “Una ferita inferta alle donne, una teoria ascientifica, una delibera pericolosa.”

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Il nodo della questione è tutt’altro che simbolico. Secondo Lucarelli, l’atto del Municipio non solo contrasta con il “Libro Bianco” sul contrasto alla violenza maschile presentato dal governo lo scorso novembre, ma rappresenta un’adozione istituzionale di concetti smentiti dalla comunità scientifica e stigmatizzati dallo stesso esecutivo che guida il Paese.

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Alienazione parentale: concetto controverso e respinto

Il riferimento all’alienazione parentale è centrale nella polemica. Da anni al centro di un acceso dibattito internazionale, è stata ampiamente contestata per la sua mancanza di basi scientifiche. Eppure, continua a essere utilizzata in contesti giudiziari per delegittimare le madri che denunciano violenza, come se il rifiuto di un figlio verso un padre accusato di abusi fosse sempre frutto di manipolazione e non di esperienze traumatiche reali.

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Il Libro Bianco del Dipartimento per le Pari Opportunità – il primo documento ufficiale a livello nazionale a prendere una posizione chiara sul tema – ne sancisce il superamento. Secondo i dati citati, il 60% delle donne che denunciano violenze subiscono una “seconda violenza” da parte delle istituzioni. Spesso, sono proprio gli operatori della giustizia, i servizi sociali o gli psicologi territoriali a mettere in dubbio la loro credibilità, alimentando una spirale di sfiducia e solitudine.

Quando lo Stato parla con due voci

La questione sollevata da Lucarelli è politica, ma soprattutto istituzionale: si può permettere che un ente pubblico contraddica apertamente le linee guida nazionali su un tema tanto delicato? L’appello alla Ministra Roccella e alla Presidente Meloni tocca un punto preciso: questo sportello, così com’è stato pensato, rischia di fornire legittimità a narrazioni che ridistribuiscono le colpe e spostano il focus dalle vittime ai carnefici.

La critica non è rivolta all’idea di ascoltare il disagio maschile in sé – che in contesti diversi può anche avere una sua dignità e urgenza – ma all’inquadramento ideologico che assume in questo caso. La presenza dell’alienazione parentale nella delibera è, secondo l’assessora, un segnale che disconosce il lungo lavoro di riconoscimento e tutela costruito negli ultimi anni.

Il rischio della vittimizzazione istituzionale

È qui che la questione assume un rilievo più profondo. Non è solo una questione di contrapposizione politica tra municipi e Campidoglio. È una domanda che tocca direttamente la credibilità delle istituzioni: chi ascolta davvero le donne? Chi crede alle loro storie? E soprattutto, chi le protegge quando denunciare diventa l’inizio di un nuovo calvario fatto di sospetti, valutazioni tecniche e sentenze che spesso rimettono tutto in discussione?

La delibera contestata rischia di contribuire a quella che gli esperti chiamano “vittimizzazione secondaria”, ossia il processo per cui una persona che ha già subito una violenza, si ritrova a subire un’ulteriore lesione dai meccanismi di risposta dello Stato. È un tema delicato, che richiede rigore, competenza e un impegno coerente da parte di tutti i livelli istituzionali. Non si tratta di fare battaglie ideologiche, ma di capire da che parte si sta quando si amministra il potere.

 
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