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Verde pubblico

Roma Monteverde, cittadini in piazza contro l’abbattimento degli olmi

Da via Gregorio VII a Viale Europa, sembra delinearsi una precisa linea politica: sacrificare il verde pubblico in nome di progetti che spesso odorano di speculazione
a cura di Fabio Vergovich
Monteverde, manifestazione contro l'abbattimento di olmi
Monteverde, manifestazione contro l'abbattimento di olmi

A Roma, nel cuore di Monteverde, la questione ambientale torna a farsi carne viva e scontro aperto. Il 4 maggio, a Piazzale dei Quattro Venti, decine di persone si sono riunite in assemblea per opporsi all’ennesima decisione amministrativa che colpisce il patrimonio arboreo della città. La scena, purtroppo, è già vista: alberi abbattuti senza un’adeguata trasparenza, partecipazione o reale motivazione tecnica. Questa volta, nel mirino, ci sono gli olmi storici di Viale dei Quattro Venti, alcuni già ridotti a ceppi, altri in lista d’attesa per la motosega.

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Il movimento Potere al Popolo, insieme a comitati di quartiere, ambientalisti e semplici cittadini, ha lanciato un appello alla mobilitazione permanente. Non è solo una battaglia per qualche albero in più: è il segno di un conflitto più profondo, che riguarda il modello stesso di città. Un modello che appare sempre più verticale, calato dall’alto, dove le decisioni vengono prese senza ascoltare chi nei quartieri ci vive davvero.

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Numeri che non tornano, fiducia che crolla

La gestione della questione degli olmi ha messo in evidenza un metodo amministrativo che alimenta sfiducia e rabbia. Solo 7 prove di trazione su 99 alberi sono state condotte per giustificare gli abbattimenti. È un dato che basta da solo a rendere l’idea della superficialità (o peggio, della pretestuosità) dell’intervento. E mentre la narrazione ufficiale parla di sicurezza, la realtà è che questi alberi davano rifugio a uccelli e ombra ai passanti. Tre nidi sono già stati distrutti: un piccolo dramma nella grande indifferenza.

Ma la questione non si esaurisce a Monteverde. Da via Gregorio VII a Viale Europa, passando per i tentativi di cementificazione del parco di Pietralata, sembra delinearsi una precisa linea politica: sacrificare il verde pubblico in nome di progetti che spesso odorano di speculazione. E chi si oppone, viene ignorato o addirittura ostacolato. Lo si è visto quando la maggioranza del XII Municipio ha disertato la Commissione Trasparenza. Lo si è visto di nuovo quando le forze dell’ordine hanno identificato i cittadini in cammino verso l’assemblea, in un clima che ricorda più una piazza militarizzata che democratica.

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Un’alternativa possibile, già in cammino

A rendere ancora più forte e coesa la protesta è la partecipazione diretta dei residenti, come Elisabetta Canitano, storica attivista di Potere al Popolo e figura conosciuta nel quartiere. La sua presenza ribadisce una convinzione profonda: serve un modello di città alternativo, che parta dai bisogni di chi la vive quotidianamente, non da interessi opachi o visioni calate dall’alto. Una Roma che non consumi le sue risorse, ma le protegga. Dove il verde urbano non sia visto come un ostacolo allo “sviluppo”, ma come infrastruttura essenziale di salute pubblica, socialità, resilienza climatica.

Il corteo che ha sfilato accanto agli olmi abbattuti e si è fermato davanti a quelli ancora in piedi non era solo un atto simbolico. È stata una promessa di vigilanza, un monito rivolto a chi pensa che basti un’ordinanza per far tacere una comunità. La prossima tappa è già fissata: il 17 maggio la protesta si sposterà in Campidoglio. Per portare in alto, dove si prendono le decisioni, le voci di chi in basso resiste e chiede una città diversa.

 
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