Il sindacato dell’Arma biasima la sentenza
La notizia dell’ulteriore riduzione di pena per Gabriele Natale Hjorth, condannato in via definitiva per il brutale omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ha suscitato un’ondata di sconcerto e indignazione. A esprimere il proprio sgomento è il SIM Carabinieri, la più numerosa associazione sindacale dell’Arma, che con un comunicato sottolinea quanto la nuova sentenza appaia lontana da quel senso di giustizia invocato da anni non solo dai colleghi, ma da milioni di cittadini.
La nuova condanna, ridotta a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni, sottrae altri cinque mesi rispetto alla precedente decisione della Corte d’Appello bis. Una scelta che, per molti, lascia un senso di amarezza e di frustrazione, soprattutto tra le donne e gli uomini in divisa che ogni giorno affrontano rischi enormi per la sicurezza del Paese.
“Un colpo per chi serve lo Stato ogni giorno”
“Mario Cerciello Rega è stato assassinato brutalmente a coltellate mentre svolgeva il proprio dovere, al servizio dello Stato e dei cittadini”, ricordano dal SIM Carabinieri. “Di fronte alla violenza di quell’omicidio, l’ennesimo abbassamento della pena trasmette un segnale disorientante per tutti coloro che, in uniforme, mettono quotidianamente a rischio la propria vita per la sicurezza collettiva”.
Il vicebrigadiere Cerciello Rega, 35 anni, venne ucciso nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2019 a Roma, durante un servizio in borghese. Colpito con 11 coltellate, non ebbe scampo. L’episodio scosse profondamente l’opinione pubblica italiana, diventando simbolo del sacrificio e della fragilità di chi opera in prima linea contro la criminalità.
Vicinanza a vedova e famiglia del vicebrigadiere
In un momento così delicato, il SIM Carabinieri ribadisce il suo sostegno incondizionato a Rosa Maria Esilio, vedova di Mario Cerciello Rega, e a tutta la sua famiglia: “Sono vittime anche loro di una ferita che il tempo e la giustizia, ad oggi, non sembrano ancora in grado di sanare”.
Il sindacato assicura che resterà vigile “perché la memoria di un servitore dello Stato non venga offesa o sminuita”. Un impegno che si traduce nel continuare a dare voce al disagio e all’indignazione di migliaia di carabinieri e cittadini che si sentono traditi da una giustizia percepita come distante dalle aspettative di equità.
Una ferita ancora aperta
La vicenda giudiziaria legata all’omicidio Cerciello Rega ha visto negli anni un susseguirsi di sentenze e riformulazioni delle pene. Una dinamica che, seppur legittima sul piano giuridico, alimenta il dolore di una comunità che da quel 26 luglio 2019 non ha mai smesso di chiedere giustizia per un uomo che ha perso la vita mentre faceva semplicemente il proprio lavoro.