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30 Gennaio 2023

Pubblicato il

Roma, ospedale Fatebenefratelli: barista contagiato da tubercolosi

di Redazione
E’ stato messo in isolamento in attesa di un posto all’ospedale Spallanzani di Roma, specializzato in malattie infettive

Ancora un caso di tubercolosi (Tbc), il settimo in poco più di quattro mesi, all’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, a Roma. Questa volta a differenza dei sei precedenti casi di tubercolosi non si tratta di un sanitario, bensì di un uomo che lavora nel bar dell’ospedale per conto di una società esterna, secondo quanto si apprende. La persona contagiata, di circa 35 anni, avvertendo dei sintomi ha svolto tutti gli esami anche radiologici e la tomografia assiale computerizzata (tac), che hanno confermato la diagnosi di tbc.

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E’ stato messo in isolamento in attesa di un posto all’ospedale Spallanzani di Roma, specializzato in malattie infettive. I sei casi precedenti hanno riguardato medici e infermieri di prima linea, in reparti come il pronto soccorso o la breve osservazione, compresa una studentessa impegnata nel tirocinio. Finora uno solo dei sei, tutti asintomatici, a differenza del settimo, é evoluto in tbc conclamata, ma alcuni restano sotto osservazione. L’ospedale ha sempre negato una epidemia.

“La situazione è sotto controllo. Il caso di sospetta tbc è stato subito messo in isolamento, come da protocollo, e quindi trasferito in altra struttura specializzata nella cura delle malattie infettive. Stiamo monitorando e gestendo il focolaio dei casi di infezione fin qui registrati e stiamo mettendo in atto le misure preventive contro il rischio di trasmissione a pazienti e a operatori”. Lo afferma il Fatebenefratelli sui casi di contagio da tubercolosi all’ospedale dell’Isola Tiberina a Roma, 7 negli ultimi 4 mesi. I primi sei hanno riguardato sanitari impegnati in reparti di prima linea, compresa una studentessa in tirocinio. Il settimo un dipendente del bar interno. “Abbiamo già fatto uno screening massiccio su circa un quarto degli operatori dell’Ospedale partendo dalle aree più a rischio – continua la nota -. Non è escluso che possano essere identificati altri sporadici casi sospetti, individuati precocemente nella fase ancora non contagiosa e che addirittura potrebbero non evolversi mai in malattia”.

 
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