Dopo 18 anni di chiusura, il San Giacomo in Augusta entra nella fase operativa che può riportare un presidio pubblico nel centro storico di Roma. L’Asl Roma 1 ha approvato la delibera che avvia la gara d’appalto per la progettazione, con un valore di 3 milioni 144mila euro: un passaggio amministrativo che, nelle intenzioni della Regione Lazio, apre un percorso definito e non più rinviabile. Il presidente Francesco Rocca lo ha definito “un passo irreversibile” e un impegno mantenuto verso anziani e persone fragili.
San Giacomo, la delibera Asl e la gara: cosa cambia adesso
La procedura riguarda l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura per la progettazione di fattibilità tecnico-economica del nuovo complesso sanitario. Il dato politico-amministrativo è chiaro: non si tratta di un annuncio, ma dell’avvio di una gara con risorse stanziate e tempi tecnici codificati.
In una fase storica segnata da invecchiamento della popolazione, crescita della non autosufficienza e richiesta di cure intermedie, la scelta di puntare su una struttura nel centro di Roma assume anche un significato di equità territoriale: riportare servizi pubblici dove oggi, come ha osservato Rocca, operano quasi esclusivamente i privati in alcuni ambiti assistenziali.
Il nuovo ospedale San Giacomo: un presidio “ibrido” per fragilità e cronicità
Il progetto complessivo, dal costo indicato di 145 milioni di euro, mira a un modello composito che unisce funzioni diverse nello stesso edificio: ospedale di comunità, Residenza sanitaria assistenziale e lungodegenza. Un’impostazione che punta a colmare il vuoto fra territorio e ospedale per acuti, con percorsi dedicati a pazienti cronici, anziani e persone non autosufficienti.
L’integrazione con la rete esistente è un altro punto determinante: le attività dovrebbero coordinarsi con San Filippo Neri, Santo Spirito e Oftalmico, così da ridistribuire carichi assistenziali e migliorare i passaggi di cura. L’obiettivo dichiarato è ridurre pressioni improprie sui pronto soccorso attraverso ambulatori e percorsi diagnostico-terapeutici più accessibili, specie nel centro storico.
San Giacomo in centro: tempi, personale e ricadute sul sistema pubblico
Lo scenario temporale indicato dalla Regione parla di 24-30 mesi dopo l’aggiudicazione e l’avvio della fase realizzativa, con completamento ragionevole nel 2029 e, nella stima più ottimista, entro fine 2028. È una tabella di marcia che dipende da più fattori: iter progettuale, autorizzazioni, gara lavori, cantierizzazione, collaudi.
Sul fronte delle risorse umane, il governatore ha anticipato un fabbisogno di “almeno 300 professionisti”, richiamando i rapporti numerici previsti in Rsa e lungodegenza. Qui si apre un capitolo strategico: reclutare personale, formarlo, inserirlo in un modello organizzativo che deve funzionare h24 e dialogare con il territorio, evitando di creare una “cattedrale” senza organici adeguati.
Il progetto del San Giacomo piano per piano: funzioni, posti letto, dialisi e hospice
Le linee guida descritte delineano un edificio su cinque livelli, con funzioni già distribuite in modo netto. Nel seminterrato troverebbero posto centrali tecnologiche e depositi, oltre al blocco operatorio e alla diagnostica per immagini: un’impostazione che porta in basso le aree più tecniche e impiantistiche.
Al piano terra, dedicato all’accoglienza, sono previste hall, ambulatori, aree d’attesa per percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati alla salute femminile; inoltre una sala conferenze di 300 metri quadrati, con capienza stimata di circa 80 persone. Ai piani superiori, 80 posti letto per ospedale di comunità con 16 postazioni dialisi; 60 posti per lungodegenza con 8 hospice; infine 20 posti letto di Rsa e servizi ausiliari.
San Giacomo, sicurezza e vincoli: antincendio, sismica e Soprintendenza
L’intervento dovrà coniugare standard sanitari contemporanei con un complesso storico di origine medievale, nel perimetro monumentale del centro di Roma. In concreto significa norme antincendio e antisismiche, benessere visivo e acustico, scale di sicurezza esterne, demolizione e ricostruzione di scale interne e ascensori, oltre al lavoro sulle facciate esterne con accordo necessario con la Soprintendenza. Qui la partita non è solo tecnica: ogni variante, ogni autorizzazione, ogni compatibilità architettonica incide sul cronoprogramma.
San Giacomo e la politica sanitaria: il nodo del pubblico e il tema “centro storico”
Riaprire il San Giacomo significa anche dare un segnale sulla sanità pubblica nel centro storico: una zona con residenti in calo, servizi ridotti e crescente pressione turistica. Rocca collega apertamente la presenza di servizi ambulatoriali a un’idea di contrasto allo spopolamento e alla “desertificazione” dell’area, oltre alla necessità di servizi per acuti nel centro cittadino che oggi mancano. È un’affermazione politica che sarà misurata sui fatti: accessi reali, tempi di attesa, capacità di presa in carico e integrazione con i presidi vicini.
