Roma, Ospedale San Giacomo, via libera alla progettazione: parte l’iter per riaprire

Asl Roma 1 avvia la gara da 3,144 milioni per progettare il nuovo San Giacomo. Investimento da 145 milioni e apertura attesa 2028-2029
Di Lina Gelsi
Ospedale San Giacomo

Dopo 18 anni di chiusura, il San Giacomo in Augusta entra nella fase operativa che può riportare un presidio pubblico nel centro storico di Roma. L’Asl Roma 1 ha approvato la delibera che avvia la gara d’appalto per la progettazione, con un valore di 3 milioni 144mila euro: un passaggio amministrativo che, nelle intenzioni della Regione Lazio, apre un percorso definito e non più rinviabile. Il presidente Francesco Rocca lo ha definito “un passo irreversibile” e un impegno mantenuto verso anziani e persone fragili.

San Giacomo, la delibera Asl e la gara: cosa cambia adesso

La procedura riguarda l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura per la progettazione di fattibilità tecnico-economica del nuovo complesso sanitario. Il dato politico-amministrativo è chiaro: non si tratta di un annuncio, ma dell’avvio di una gara con risorse stanziate e tempi tecnici codificati.

In una fase storica segnata da invecchiamento della popolazione, crescita della non autosufficienza e richiesta di cure intermedie, la scelta di puntare su una struttura nel centro di Roma assume anche un significato di equità territoriale: riportare servizi pubblici dove oggi, come ha osservato Rocca, operano quasi esclusivamente i privati in alcuni ambiti assistenziali.

Il nuovo ospedale San Giacomo: un presidio “ibrido” per fragilità e cronicità

Il progetto complessivo, dal costo indicato di 145 milioni di euro, mira a un modello composito che unisce funzioni diverse nello stesso edificio: ospedale di comunità, Residenza sanitaria assistenziale e lungodegenza. Un’impostazione che punta a colmare il vuoto fra territorio e ospedale per acuti, con percorsi dedicati a pazienti cronici, anziani e persone non autosufficienti.

L’integrazione con la rete esistente è un altro punto determinante: le attività dovrebbero coordinarsi con San Filippo Neri, Santo Spirito e Oftalmico, così da ridistribuire carichi assistenziali e migliorare i passaggi di cura. L’obiettivo dichiarato è ridurre pressioni improprie sui pronto soccorso attraverso ambulatori e percorsi diagnostico-terapeutici più accessibili, specie nel centro storico.

San Giacomo in centro: tempi, personale e ricadute sul sistema pubblico

Lo scenario temporale indicato dalla Regione parla di 24-30 mesi dopo l’aggiudicazione e l’avvio della fase realizzativa, con completamento ragionevole nel 2029 e, nella stima più ottimista, entro fine 2028. È una tabella di marcia che dipende da più fattori: iter progettuale, autorizzazioni, gara lavori, cantierizzazione, collaudi.

Sul fronte delle risorse umane, il governatore ha anticipato un fabbisogno di “almeno 300 professionisti”, richiamando i rapporti numerici previsti in Rsa e lungodegenza. Qui si apre un capitolo strategico: reclutare personale, formarlo, inserirlo in un modello organizzativo che deve funzionare h24 e dialogare con il territorio, evitando di creare una “cattedrale” senza organici adeguati.

Il progetto del San Giacomo piano per piano: funzioni, posti letto, dialisi e hospice

Le linee guida descritte delineano un edificio su cinque livelli, con funzioni già distribuite in modo netto. Nel seminterrato troverebbero posto centrali tecnologiche e depositi, oltre al blocco operatorio e alla diagnostica per immagini: un’impostazione che porta in basso le aree più tecniche e impiantistiche.

Al piano terra, dedicato all’accoglienza, sono previste hall, ambulatori, aree d’attesa per percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati alla salute femminile; inoltre una sala conferenze di 300 metri quadrati, con capienza stimata di circa 80 persone. Ai piani superiori, 80 posti letto per ospedale di comunità con 16 postazioni dialisi; 60 posti per lungodegenza con 8 hospice; infine 20 posti letto di Rsa e servizi ausiliari.

San Giacomo, sicurezza e vincoli: antincendio, sismica e Soprintendenza

L’intervento dovrà coniugare standard sanitari contemporanei con un complesso storico di origine medievale, nel perimetro monumentale del centro di Roma. In concreto significa norme antincendio e antisismiche, benessere visivo e acustico, scale di sicurezza esterne, demolizione e ricostruzione di scale interne e ascensori, oltre al lavoro sulle facciate esterne con accordo necessario con la Soprintendenza. Qui la partita non è solo tecnica: ogni variante, ogni autorizzazione, ogni compatibilità architettonica incide sul cronoprogramma.

San Giacomo e la politica sanitaria: il nodo del pubblico e il tema “centro storico”

Riaprire il San Giacomo significa anche dare un segnale sulla sanità pubblica nel centro storico: una zona con residenti in calo, servizi ridotti e crescente pressione turistica. Rocca collega apertamente la presenza di servizi ambulatoriali a un’idea di contrasto allo spopolamento e alla “desertificazione” dell’area, oltre alla necessità di servizi per acuti nel centro cittadino che oggi mancano. È un’affermazione politica che sarà misurata sui fatti: accessi reali, tempi di attesa, capacità di presa in carico e integrazione con i presidi vicini.

 
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