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06 Maggio 2021

Pubblicato il

Roma, Piazza del Popolo piena: il Capitano Salvini ha il vento in poppa

di Redazione

Il leader della Lega dice cose semplici in cui tantissimi si riconoscono. Perché non ne possono più dei personaggi alla Juncker

Martello e chiodi alla mano (in senso figurato, si intende) e fissiamo tre punti essenziali. Senza i quali non è possibile imbastire nessun ragionamento degno di tal nome.

Il primo è che Matteo Salvini continua a rafforzarsi.

Il secondo è che questa ascesa è tutt’altro che un caso.

Il terzo è che chiunque voglia parlarne sul serio deve capire bene quali sono le idee, e le emozioni, che si stanno muovendo. Perché queste ideemozioni sono potenti, e radicate in profondità, e inconciliabili con la paccottiglia fintobuonista in stile PD.

Il filo conduttore è un convincimento diffuso. O persino dilagante. È il convincimento, di per sé sacrosanto, che alle classi dirigenti in stile Juncker, e Napolitano, e Gentiloni, della popolazione in carne e ossa non gliene freghi assolutamente nulla. Se non per mantenerla al servizio dei loro piani di egemonia economico-burocratica.

Su questa percezione, a meno di essere del tutto ottusi o addirittura conniventi con quei disegni, è impossibile dissentire. L’atteggiamento di quel tipo di personaggi – di cui Mario Monti e la Fornero furono gli esempi più smaccati – si riassume in due frasi: voi non capite e noi sì; quindi noi dobbiamo decidere e voi dovete ubbidire. Poi, a seguire, si sono le conseguenze pratiche: oltre a ubbidire lo dovete fare di buon grado, lavorando sodo e senza rivendicare chissà quali diritti, di retribuzione o di pensione o altro. Se ci saranno i soldi per pagarvi decentemente, bene. Se non ci saranno, amen. E dunque state zitti e dateci dentro. E diteci pure grazie che non vi facciamo fare la fine della Grecia.

C’è da sorprendersi, allora, che dai e dai un sacco di persone si siano rotte i coglioni e stiano rialzando la testa?

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Roma, Piazza del Popolo: il grande abbraccio al Capitano

Matteo Salvini è in sintonia con questo risveglio. E quando diciamo ‘in sintonia’ vogliamo dire, anzi sottolineare, che il legame è molto più istintivo che concettuale. È un incontro reciproco e appassionato. È identitario. E in questa chiave, avendo ormai accantonato le vecchie istanze secessioniste e padane, si riallaccia alla Lega Nord di Umberto Bossi.

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Per rimanere sulla metafora militare, o sportiva, l’appellativo di ‘Capitano’ fa pensare a uno che non osserva dall’esterno le battaglie dei suoi ma è lì a combatterle con loro. In attesa, se le cose andranno per il meglio, di stringersi l’un l’altro nello stesso abbraccio.

Nel quadro attuale della politica italiana, dove Luigi Di Maio è certamente bravo ma risente non poco del fatto che continua a sembrare lo junior manager della Casaleggio e Associati, si tratta in assoluto del leader che dà maggiormente l’impressione di essere pienamente convinto di ciò che afferma. Mentre Renzi, ad esempio, si porta appresso quella sua aria furbetta e ammiccante – da democristiano 2.0 che, per quanto aggiornato e ‘smart’, sempre democristiano rimane – Salvini appare molto più schietto. Se invoca le ruspe è perché ci crede davvero. Se afferma il diritto a difendersi dai ladri armi in pugno è perché la pensa così. Se fa di tutto per fermare gli sbarchi dei clandestini, è perché non ne può più dell’invasione strisciante con la benedizione delle Boldrini di turno.

Che poi tutto questo abbia anche una funzione propagandistica, ed è chiaro che ce l’ha, non basta a far concludere che siano solo chiacchiere di facciata. I limiti di Salvini sono altri, e affondano nel suo aderire comunque a un’idea di economia liberista, incentrata sulla crescita del Pil e sullo sviluppo infinito a suon di Tav, ma se non altro sostiene che questa corsa la vogliamo fare a modo nostro. Rimanendo legati alla nostra storia e alle nostre usanze, che non devono piacere agli stranieri – acciocché si sentano più benvoluti e si possano integrare più volentieri – ma a noi stessi.

Come ha detto ieri Giancarlo Giorgetti, sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio e a sua volta sul palco di Piazza del Popolo, “Non può esistere un governo che ha la fiducia  dei mercati, ma non del popolo”. Esatto. La vera domanda non è come si fa a rimanere dentro il perimetro degli Accordi di Maastricht o del Trattato di Lisbona, ma perché ci siamo lasciati rinchiudere in quelle gabbie.

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